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Home - Approfondimenti - Interviste - Di Maulo, l’intesa è un tentativo di ripristinare il consociativismo

Di Maulo, l’intesa è un tentativo di ripristinare il consociativismo

di Luca Fortis
4 Luglio 2013
in Interviste

La Fismic ha ampiamente criticato l’accordo sulla rappresentanza sottoscritto dai sindacati confederali e Confindustria. Il diario del lavoro ha chiesto le motivazioni al segretario generale del sindacato, Roberto di Maulo.

Perché l’accordo non vi piace?
Premettendo che si tratta di un’intesa tra privati che non ha alcun valore per chi non l’ha firmata, penso che sia solamente un tentativo di ripristinare quel consociativismo che il governo Monti aveva tentato di scardinare. Nulla di più.  Inoltre rimette in pista la Fiom, che potrà continuare a giovarsi del doppio vantaggio di essere contemporaneamente al governo e all’opposizione, condonando gli ultimi dieci anni nei quali i metalmeccanici della Cgil sono stati più un movimento politico che un organizzazione sindacale. Infine, l’intesa mette ai margini della clandestinità tutti i sindacati liberi da condizionamenti politici e per questo giudicati scomodi anzitutto da Confindustria e dalla Cgil.

Nella pratica perché secondo lei l’accordo non funzionerà?
Hanno tanto sbandierato che l’intesa garantisce l’esigibilità delle intese, ma non è vero. Manca completamente ogni richiamo a un sistema sanzionatorio, senza il quale la piena esigibilità degli accordi resta una pia intenzione.

Ma è previsto che le sanzioni vengano decise in una seconda fase dai vari contratti nazionali.
Non è così, si parla semplicemente di fissare alcune procedure di raffreddamento. Visto la storia di Pomigliano, con franchezza non credo proprio che questo possa rendere esigibili gli accordi in caso di vera conflittualità.

Altri punti che non vi piacciono?
Per esempio riguardo alle certificazioni dei dati sulla rappresentatività delle organizzazioni sindacali non viene considerato che nel settore privato non esiste un “Election Day” come nel pubblico impiego e che si vota soltanto nei metalmeccanici (grandi e medie imprese), nei chimici (grandi imprese) e nella grande distribuzione. Negli altri settori si nominano le Rsa che per altro spettano solamente ai sindacati stipulanti il ccnl. Vi è poi un problema sulla certificazione fatta dall’Inps.

Perché?
Il numero delle deleghe verrà certificato dall’istituto previdenziale e trasmesso al Cnel. Per prima cosa si può obiettare sulla terzietà e neutralità di organismi composti in larga maggioranza dai firmatari stessi dell’accordo, ma la vera questione è un’altra: secondo la legge 300/70 riformata dal referendum, oggi le aziende possono operare trattenute sindacali esclusivamente ai sindacati firmatari dei contratti collettivi. Vengono quindi escluse dalla possibilità di certificare propri iscritti tutte quelle sigle che non sono firmatarie del Ccnl e, quindi, per la proprietà transitiva, saranno conteggiate esclusivamente le deleghe dei sindacati confederali e dell’Ugl. Ma il punto più dolente è l’articolo 7 dell’intesa.

Che prevede?
Stabilisce che anche la titolarità della contrattazione di secondo livello spetti ai soli sindacati che abbiano superato il 5% a livello nazionale.  In pratica i sindacati che non avessero raggiunto questa soglia nel paese, ma che la avessero ampiamente raggiunta in una data azienda non potrebbero esercitare i diritti di rappresentanza a livello aziendale o locale.
Ieri la Corte Costituzionale ha ha dato ragione alla Fiom e ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori per la parte in cui nega rappresentanza sindacale aziendale alle sigle che non hanno firmato le intese contrattuali collettive.
La sentenza della Consulta non potrà cambiare la questione della rappresentanza in Fiat. Pur dovendo attendere le motivazioni della sentenza da una prima lettura sembra che il pronunciamento della Corte Costituzionale parli in maniera esplicita e non equivoca di “diritto alla rappresentanza per i sindacati che hanno partecipato alle trattative di rinnovo contrattuale pur non avendo firmato”. La Fiom non ha mai partecipato agli incontri per i rinnovi contrattuali e quindi, a mio avviso, non cambia nulla e questa sentenza non dà diritto alla Fiom a nessun tipo di rappresentanza in Fiat.

Ma la Fiom non vi ha partecipato perché la Fiat non la invitava o perché non voleva?
La Fiom ha fatto negli ultimi anni più di 70 ricorsi contro la Fiat, ma non mi risulta che abbia mai fatto un ricorso per attività antisindacale contro l’azienda perché esclusa dalle trattative. Quindi evidentemente non riteneva che fosse l’azienda a escluderla.

Avete sostenuto che la sentenza della Corte sia in contrasto con alcune sue sentenze passate.
Sì, la decisione appare in netto contrasto con le numerose sentenze nelle quali la stessa Corte aveva finora pronunciato giudizi diametralmente opposti, dando torto a numerosi sindacati autonomi che avevano  pure sollevato lo stesso quesito. Evidentemente per i giudici della Consulta la Fiom merita un trattamento di riguardo.

Luca Fortis

 

 

Luca Fortis

Luca Fortis

Ex-redattore de Il diario del lavoro

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