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G7 Finanze: accordo sulla tassazione delle multinazionali, ora tocca al G20

redazione
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Giugno07/ 2021

I ministri delle Finanze delle sette maggiori economie avanzate hanno raggiunto una posizione comune sulla riforma della tassazione minima e delle multinazionali, che riguarda innanzitutto, ma non solo, i giganti digitali e che ora porteranno avanti assieme in sede di G20 e Ocse. Al termine della riunione a Londra – la Gran Bretagna ha la presidenza di turno del G7, mentre l`Italia detiene quest`anno la presidenza del G20, che oltre alle economie avanzate include anche i giganti emergenti e emersi, come Cina e India – il cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak ha parlato di accordo “storico”.

Effettivamente sono anni che la questione è energicamente dibattuta, in particolare per il fatto che molte multinazionali, avvalendosi di pianificazioni aggressive sul dove stabilire le sedi fiscali e dove far figurare il fatturato, riescono a pagare cifre a volte irrisorie di tasse, a fronte di decine di miliardi di ricavi e miliardi di utili. Fenomeno che si è esacerbato con i giganti digitali, proseguendo e diventando ancor più stridente con la crisi pandemica.

Se si guarda al testo diffuso dal G7, emerge che tuttavia al di là delle dichiarazioni il perimetro sul quale i giganti globali verranno tassati resta limitato: ricadranno dentro questo accordo gli utili eccedenti una soglia del 10% sui margini di redditività (quindi la quota di utili al di sotto di questa soglia è esentata). Inoltre, sulla quota eccedente questa soglia solo “almeno il 20%” sarà oggetto di “ricerca di una equa soluzione di allocamento” con i Paesi in cui vengono realizzate le attività fatturate. Infine, sul tutto è prevista una tassazione minima di “almeno il 15%” che verrà stabilita da ogni Paese.

Anche a livello numerico, la platea di gruppi che dovrebbero essere coinvolti da questo accordo ha un confinamento. Secondo il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, che era presente a Londra dovrebbe toccare un centinaio di compagnie.

La svolta, in realtà, è avvenuta da alcuni mesi, dopo l’insediamento dell’amministrazione Biden, che trovandosi nella necessità di finanziare anche i suoi massicci piani di stimoli ha ritenuto di cambiare rotta rispetto alle posizioni prima di impedimento, che erano state sostenute dall’amministrazione Trump. Gli Stati Uniti, però, sono riusciti a far inserire nell’accordo la previsione esplicita di “rimozione di tutte le tasse sui sevizi digitali e altri misure simili su tutte le compagnie”. Quindi i singoli Paese e l`Ue di fatto rinunciano a procedere con soluzioni unilaterali.

Il tutto viene concordato nella prospettiva di “raggiungere un accordo al G20 di ministri delle Finanze e banchieri centrali di luglio a Venezia”, stavolta sotto la presidenza italiana. E commentando l’intesa, il ministro dell`Economia, Daniele Franco ha parlato di “un passo in avanti verso un accordo sulla fiscalità internazionale. Adesso al lavoro per una soluzione globale da adottare al G20 di Venezia (a luglio-ndr)”, ha detto, secondo quanto poi riportato dal Mef via Twitter.

La tassazione dei giganti digitali era l`aspetto più mediatico dell`incontro. Il G7 tuttavia ha concordato una linea su 20 diversi punti, tra i quali, al numero 17, quello immediatamente successivo alle tasse, i ministri annunciano una collaborazione su “principi comuni” da dare alle future e sempre più probabili valute digitali delle banche centrali. Entro la fine dell`anno intendono pubblicare delle conclusioni condivise sul tema.

Va tenuto presente che nel G7 sono presenti i Paesi che emettono le tre principali monete utilizzate a livello globale: il dollaro Usa, che detiene di gran lunga il primato, l’euro e lo yen giapponese. Anche se sulla creazione di una valuta digitale ufficiale la grande economia globale più avanzata nei preparativi sembra essere la Cina. Il tema ha diversi aspetti delicati e il fatto che sia la Cina, un Paese in cui vi è un pervasivo controllo della popolazione, il capofila in questa corsa è emblematico.

“Le valute digitali centrali potrebbero agire come forme di regolamento liquide e sicure così come da ancore per i sistemi di pagamento”. Secondo i ministri del G7 le valute digitali centrali dovranno essere anche “resilienti”, efficienti a livello energetico e, aspetti forse più controversi, dato che si parla di un mezzo di pagamento, “sostenere l’innovazione, la concorrenza e l’inclusione”. (Il documento non precisa cosa significhi il fatto che una valuta digitale debba sostenere temi tipicamente da politica economica). Infine, viene menzionata l’esigenza di tutelare la privacy (senza dire come e quanto).

Il documento è poi un lungo elenco dei temi che sono stati imposti nell`agenda globalista: obiettivo di raggiungere zero emissioni nette, finanza green, imprese green, viene perorata la necessità di avere una “task force” sulla natura, si parla di rischi climatici e di crimini ambientali.

Il primo punto rielenca quelle che secondo i governi del G7 devono essere le caratteristiche della crescita economica: “forte, sostenibile, equilibrata e inclusiva”. Mentre al punto numero due i ministri del G7 affermano la necessità di assicurare “a tutti nel mondo” vaccini, sistemi diagnostici e cure anti Covid “efficaci e accessibili”.

E.G.