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Home - Approfondimenti - Interviste - Ilker Mat, “vi racconto come si lavora in Verisure”

Ilker Mat, “vi racconto come si lavora in Verisure”

di Nunzia Penelope
20 Febbraio 2020
in Interviste
Ilker Mat, “vi racconto come si lavora in Verisure”

Ilker Mat ha poco più di 40 anni, ed è direttore generale per l’Italia di Verisure, una delle società attualmente più dinamiche nel nostro paese, leader nei sistemi di sicurezza. Già presente in 16 paesi tra Europa e America Latina, dal 2013 la multinazionale svedese ha aperto in Italia, creando oltre 1500 nuovi posti di lavoro, mentre altre centinaia di assunzioni sono previste per il 2020. L’azienda ha chiuso il 2019 con un incremento del 43% di clienti rispetto al 2018, che a sua volta segnava un  58% in più rispetto all’anno precedente, ottenendo così il trend di crescita più forte di tutto il gruppo. In parallelo, ha inserito nel proprio organico in media 400 nuove figure professionali l’anno.

A guidare questo sviluppo c’è, per l’appunto, Ilker Mat, che in questa intervista ci aiuterà a capire come si lavora in una multinazionale, ma anche come una multinazionale ‘’vede’’ il nostro paese. Lo incontro presso la sede romana all’Eur: un edificio immerso nel verde, interni accoglienti e curati, postazioni di lavoro confortevoli, molta luce, molti ragazzi, molte ragazze. Mat è cresciuto in un ambiente internazionale, il suo curriculum spazia dalla società di consulenza Value Partners, guidata da Giorgio Rossi Cairo, alla Luxottica di Andrea Guerra. Nato in Turchia, parla quattro lingue: oltre a quella materna e all’obbligatorio inglese, vanta un francese per motivi ‘’matrimoniali’’ e un italiano perfetto imparato al liceo italiano di Istanbul. Perché un liceo italiano? ‘’Potevo scegliere tra la scuola spagnola o italiana. Ma mi piacevano molto le vostre canzoni, e quindi quella è stata la mia scelta”. Una coincidenza che si è ripetuta molti anni dopo, quando Verisure ha dovuto decidere dove aprire un nuovo mercato in Europa: era il 2013, e anche in questo caso ha ‘vinto’ l’Italia. “L’abbiamo scelta  perché  è un grande mercato”, spiega Ilker Mat.

Quali sono le caratteristiche che fanno del nostro paese ‘’un grande mercato’’ per Verisure?

‘’Due elementi, soprattutto: la demografia e la presenza di piccole imprese. In Italia l’elevato numero di persone anziane genera una particolare richiesta di sicurezza. Così come l’alto numero di PMI: il nostro servizio, infatti, è studiato per rendere accessibile anche alle piccole aziende un tipo di sorveglianza e difesa dalle intrusioni che prima era appannaggio solo delle imprese di maggiori dimensioni.

Viviamo in tempi in cui “sicurezza” è diventato un mantra molto diffuso nel nostro paese, a torto o a ragione: questo vi ha aiutato?

In parte sì. Se  lo Stato spende meno in sicurezza, le persone sono spinte a proteggersi con grate, porte blindate, allarmi. E noi vendiamo un servizio professionale. Ma le ragioni del nostro successo stanno soprattutto nella varietà e funzionalità dei nostri servizi. Per esempio, garantiamo non solo la sicurezza di abitazioni o imprese, ma anche assistenza nel caso di un malore improvviso, o di una situazione di pericolo. È un servizio, questo, che si evolverà molto in futuro. Un altro punto di forza è la privacy: diversamente da altre aziende, noi non condividiamo i dati dei clienti con nessuno. Inoltre, con noi non esistono ‘’falsi allarmi’’. Nella sala di monitoraggio, per dire, abbiamo i dati sulla velocità del vento in tutta Italia, per capire in tempo se può essere un fenomeno atmosferico a far scattare gli allarmi. I clienti sono soddisfatti, il passaparola ci premia, e l’azienda cresce.

Per restare al clima attuale nel nostro paese: cosa pensa della  legge sulla legittima difesa?

Non credo che gli italiani sognino di avere un’arma e di sparare a un ladro. È anche psicologicamente molto difficile farlo. Un’arma è un pericolo in sé, e nella nostra filosofia della sicurezza non c’è un’arma: ci siamo noi.

Nel complesso, dal punto di vista del dirigente di una multinazionale estera, lei come vede l’Italia?

Ho lavorato in molti paesi diversi, Turchia, Cina, Brasile,  India, Germania, e posso dire che l’Italia è un paese abbastanza difficile; anche se, ovviamente, ogni mercato ha i suoi pro e contro.

In Italia quali sono i contro?

Noi rappresentiamo un investimento estero diretto, che sta mettendo soldi nell’economia italiana e che crea lavoro: dopo le otto regioni e circa 40 città già coperte, ci stiamo espandendo anche al nord, Asti, Alessandria, in Liguria, nelle aree vicino al confine, in Veneto e a Trieste, e tra poco sbarcheremo anche a Salerno e Palermo. Il nostro è un impegno molto serio. Altri paesi, come Francia, Spagna, attraggono più facilmente investimenti rispetto all’Italia, perché ogni azienda che arriva lì viene trattata con cura, supportata nel creare business. In Italia questo è un po’ più difficile.

Non vi sentite bene accolti, qui da noi?

Fino a qui siamo stati accolti bene, ma ci piacerebbe maggiore velocità. Noi, nei nostri servizi, siamo velocissimi: un cliente che ci contatta, in quattro ore ha il suo impianto montato e attivo. E con la stessa velocità stiamo crescendo, vogliamo creare moltissimi posti di lavoro, soprattutto nel sud pensiamo in prospettiva di aumentare di molto gli occupati. Sarebbe utile se ci fossero incentivi per creare lavoro, anche fiscali, e maggiore velocità di risposta.

Chi sono i vostri dipendenti, come li selezionate?

Abbiamo moltissimi giovani alla prima esperienza, ma anche madri cinquantenni che vogliono tornare sul mercato del lavoro, oppure pensionati, o trentenni insoddisfatti della loro occupazione che desiderano provare esperienze diverse. Siamo aperti a tutti e ‘’adatti’’ a tutti. In cifre, il 70% dei nostri dipendenti ha tra 24 e 34 anni, le donne sono oggi il 46%, il 5% in più rispetto all’anno prima. E vorrei che fossero, alla fine, più degli uomini. Nel management le donne sono esattamente la metà. Tra i primi cinque dirigenti purtroppo al momento ce n’è una sola, vorrei crescessero di numero e di peso.

Che tipo di formazione richiede lavorare per Verisure?

Dipende dai settori. I nostri venditori, per esempio, fanno una formazione di circa nove mesi, dopodiché passano al livello ‘’veterano’’: cioè diventano abbastanza indipendenti per poter lavorare come veri e propri esperti di sicurezza, non più solo venditori in senso stretto, ma curando anche tutta la progettazione e l’installazione degli impianti. Da venditore si può crescere anche con un percorso verticale,  diventando team leader, coach, eccetera. Alla centrale operativa, quella dove arrivano i segnali, ci sono invece persone con competenze più specifiche: sono guardie particolari giurate, e rispondono agli allarmi, anche per quanto riguarda le emergenze legate alla salute. È il ‘’cuore’ dell’azienda, dove lavorano ottanta persone, a turni, per coprire il servizio h 24 su 365 giorni l’anno. Ma l’obiettivo 2020 è ampliare le risorse in ogni area aziendale, e le figure richieste sono varie: laureati e diplomati in diverse discipline da inserire nelle aree marketing, customer experience, finance, risorse umane e IT, e anche ruoli commerciali, manutentori e installatori.

Come si sviluppa un percorso di carriera nella vostra azienda?

Una trafila tipo, nel commerciale, è che si entra come collaboratore, si diventa esperto di sicurezza, poi si viene assunti. Ma ci sono anche figure di staff che entrano direttamente, con i classici percorsi d’azienda. Inoltre, siamo una multinazionale, dunque i nostri dipendenti, se lo desiderano, possono fare esperienze all’estero, spaziando dall’Argentina alla Germania. Ci sono possibilità di crescita per ogni area di questa azienda. Il nostro attuale capo vendite è entrato in Verisure Spagna, vent’anni fa, e oggi è direttore vendite in Italia.

Che tipo di contratto applicate, e con quali retribuzioni medie?

Abbiamo il contratto degli istituti di vigilanza. Siamo una multinazionale, abbiamo contratti regolari, affiancati a stage e partite Iva, ma con retribuzioni un po’ al di sopra della media del mercato italiano. Siamo, per questo, molto attrattivi. E da noi si applicano rigorosamente meritocrazia e trasparenza.

Avete dei programmi di welfare aziendale?

Certamente. Vengo da Luxottica, e il mio modello è il loro programma di welfare aziendale d’eccellenza.

Cosa vi chiedono maggiormente i vostri dipendenti, come welfare?

La richiesta maggiore è quella di flessibilità sul lavoro. Qui, chi ha bisogno di tempo se lo prende, con buonsenso. Ma abbiamo programmi di ogni genere: per le donne, in particolare, per le famiglie, per lo studio. Puntiamo molto sulla conciliazione famiglia e lavoro, sia con programmi ad hoc per le donne, che vanno dalle convenzioni per checkup e visite mediche, sport, corsi di autodifesa, ma anche asili e centri estivi, buoni nascita da spendere per le prime necessità dei figli, e ovviamente la possibilità di part time. Puntiamo anche sulla formazione continua, corsi per acquisire competenze tecniche o linguistiche. Anche grazie a questo impegno qui da noi c’è un clima di lavoro molto positivo, sereno. Inoltre, siamo un’azienda che crede nella responsabilità sociale, per cui cerchiamo di ‘’restituire’’ qualcosa con diversi progetti di “aiuto”. Per esempio, le collaborazioni che lo scorso anno abbiamo avviato con varie Onlus, supportando l’Abio, che assiste i bambini ospedalizzati, la Caritas di Roma,  Antea, per l’assistenza ai malati terminali, l’ENPA, l’ente protezione animali. E con Eataly partecipiamo a una iniziativa a sostegno del World Food Program.

A proposito di responsabilità sociale, si parla molto anche di ‘’svolta green”: Verisure che contributo può dare alla protezione dell’ambiente?

Già ora puntiamo su auto elettriche per i nostri addetti, la sede centrale, qui a Roma, è alimentata a energia solare e stiamo studiando come ridurre al minimo l’impatto della plastica e delle batterie nei nostri prodotti. Nei prossimi dieci anni contiamo di essere  player molto importanti nella responsabilità sociale, anche dal punto di vista dell’ambiente.

Nunzia Penelope

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