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In nome del popolo sovrano

Tommaso Nutarelli
Novembre08/ 2022

Non ci dovrebbe sorprendere che il governo più a destra della storia repubblicana faccia cose di destra. Ed ecco quindi il pugno duro contro i rave party, il condono per il personale sanitario no vax, aumento del tetto al contante, stralcio delle cartelle esattoriali, stretta sull’immigrazione e respingimento delle navi delle ong.

Chi poi, su questo ultimo punto, sostiene che la Meloni in campagna elettorale non abbia mai ipotizzato una politica dei porti chiusi, ma solo un generico e poco definito blocco navale, dovrebbe capire che tutto questo fa parte di un processo compensatorio all’interno della destra. Se a Salvini non si danno personalmente le chiavi del Viminale, questo non vuol dire che non si accetti la sua linea politica, espletata magistralmente dal ministro Piantedosi.

In queste prime settimane del governo Meloni, sono due le cinghie di trasmissione sulle quali si muove l’esecutivo. La prima è una doppia valutazione sulle regole. Ossia, per la destra, ci sono regole e regole. Quelle che, nate in tempo di emergenza pandemica, hanno escluso medici e infermieri non vaccinati sono state subito cassate perché ritenute liberticide e profondamente discriminatorie. In altre parole solo le regole e le norme stabilite da questo governo sono unicamente e autenticamente rispettose della sovranità popolare. Tutte le altre sono frutto dell’inganno e del tradimento nei confronti della nazione.

E questo ci porta al secondo aspetto. La linea ferrea sull’immigrazione è, secondo il ragionamento degli esponenti di Fratelli d’Italia, frutto del mandato che gli elettori hanno dato a Giorgia Meloni. Gli italiani ce lo chiedono, e noi lo facciamo. Secondo questo sillogismo ogni decisione del governo è inattaccabile perché giustificata dal volere del popolo. Si potrebbe, per assurdo, anche pensare che la responsabilità di lasciare in mare le navi cariche di migranti sia competenza esclusiva degli elettori, e che il governo si limiti a mettere in atto il mandato che è uscito dalle urne.

La via politica sintetizzata dallo slogan “ce lo chiedono gli italiani” rischia di essere, alla lunga, molto pericolosa perché presuppone di travalicare i processi e le istituzioni democratiche nel momento in cui un esecutivo volesse arrivare senza mediazioni a un risultato. È vero che il partito di Giorgia Meloni ha ottenuto il 26% dei voti e che, anche ora, il suo consenso continua a crescere. Ma è anche vero che bisognerebbe ricordarle che la sua elezione, vista in numeri assoluti, non è di certo figlia di un plebiscito. Causa l’elevato astensionismo, sono 7 milioni gli italiani che hanno votato per lei. Guardando solo ai numeri delle due precedenti tornate elettorali, nel 2013 il Pd, con il 25%, raccolse più di 8,6 milioni di voti. Risultato pressoché identifico quello dei 5 Stelle. L’allora Popolo delle Libertà con il 21% portò a casa oltre 7 milioni di voti. Nel 2018, la Lega, con il 17%, ha raccolto più di 5 milioni di voti, mentre il Pd, con quasi il 19%, poco oltre i 6 milioni di voti.

Numeri che non raccontano di un’acclamazione a furor di popolo. Ma questo è un aspetto che troppo spesso si tende a dimenticare.

Tommaso Nutarelli

P.S.

In occasione della giornata della libertà, quando si ricorda la caduta del muro di Berlino, la premier Meloni ha definito quell’evento storico come non solo la fine dell’odioso regime comunista, ma come la fine di tutti i totalitarismi. Ha rievocato il ricordo di Jan Palach, il giovane cecoslovacco morto nel ’69 dandosi fuoco per protestare contro il regime comunista. Il ministro dell’istruzione del merito Valditara, in una lettera inviata a tutte le scuole, ha sottolineato le brutalità perpetrate dal comunismo. È dunque giusto ricordare le persone e i momenti che ci permettono oggi di godere delle nostre libertà. È giusto ricordare Jan Palch e gli eroi del Risorgimento. Sarebbe giusto che questo governo ricordasse, con più fervore, i partigiani e la Resistenza. Sarebbe stato altrettanto giusto che la premier non si fosse limitata a esprimere la sua poca simpatia per il fascismo. Non stiamo mica parlando di una squadra di calcio. Altrimenti, come per le regole, rischiamo di avere libertà ed eroi di serie A e di serie B.

Ma questo è il governo più a destra della storia repubblicana, e non ci dovrebbe sorprendere che faccia cose di destra.

Tommaso Nutarelli

Redattore de Il diario del lavoro.