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Home - Top - La classe politica italiana. Strutture, atteggiamenti, sfide, a cura di Pierangelo Isernia, Sergio Martini, Luca Verzichelli. Edizioni Il Mulino

La classe politica italiana. Strutture, atteggiamenti, sfide, a cura di Pierangelo Isernia, Sergio Martini, Luca Verzichelli. Edizioni Il Mulino

di Elettra Raffaela Melucci
26 Gennaio 2024
in La biblioteca del diario
La classe politica italiana. Strutture, atteggiamenti, sfide, a cura di Pierangelo Isernia, Sergio Martini, Luca Verzichelli. Edizioni Il Mulino

Sappiamo cosa pensano i cittadini dei politici. Ma i politici, cosa pensano dei cittadini? La classe politica italiana. Strutture, atteggiamenti, sfide, un volume frutto del lavoro del Centro Interuniversitario di Ricerca sul Cambiamento Politico (CIRCaP) dell’Università di Siena a cura di Pierangelo Isernia, Sergio Martini e Luca Verzichelli, risponde a questa domanda finora rimasta muta, esplorando gli atteggiamenti dei politici italiani a ogni livello – comunale, regionale, nazionale ed europeo – nei confronti del funzionamento della democrazia rappresentativa, del ruolo dell’opinione pubblica e del cosa fare (e non fare) per rivitalizzare il rapporto tra eletti ed elettori. Nello specifico, dopo aver tracciato la configurazione dell’attuale classe politica italiana, vengono presentati i risultati dell’Indagine CIRCaP-LAPS sulla classe politica italiana nel periodo 2020-2021, la più vasta indagine di opinione condotta in Italia presso i nostri rappresentati, ponendo una forte attenzione sulla dimensione “personale” della politica, sia attraverso studi di tipo prosopografico sia sviluppando studi su atteggiamenti e valori dei politici attraverso una varietà di tecniche analitiche ed esperimenti innovativi.

Il lungo lavoro di ricerca del CIRCaP fa il punto sull’attuale configurazione della classe politica e sulla sua evoluzione al termine di quello che viene definito “il tempo delle crisi”, coincidente all’ultimo decennio del secolo in corso, caratterizzato da crisi di diversa misura (economica, migratoria, pandemica) e dall’ascesa del populismo rispetto alle forze cosiddette mainstream. Concentrandosi in particolare sul quinquennio 2018-2022 – “un punto di rottura importante” nel quale i partiti mainstream vengono soppiantati anche nei ruoli di governo, l’euroscetticismo si fa sentire in maniera più concreta e la formazione di un governo tecnocratico post-pandemia veniva sostenuto da tutti tranne che da Fratelli d’Italia fino all’exploit delle elezioni del 25 settembre 2022, con l’affermazione del governo Meloni – la configurazione della classe politica e dello stato di salute della democrazia rappresentativa risultano quanto mai sfaccettati in una fase della politica in cui si accentua il rapporto controverso tra rappresentanti e rappresentati e anzi, la reciproca mancanza di fiducia, ma soprattutto il deficit di credito mostrato dalla politica di fronte all’opinione pubblica, svelano l’endemica incapacità delle élite di alzare lo sguardo sul mutato contesto socio-politico. La rappresentatività delle élite, e cioè la capacità di mettersi in sintonia con l’elettorato da cui scaturisce la propria legittimazione, pare dunque in grande difficoltà. Complessivamente, nella sua configurazione sociologica e di selezione e nonostante i mutamenti occorsi con l’avvento delle forze populiste, l’attuale classe politica non presenta tratti di discontinuità rispetto al passato, permanendo la differenza sinistra-destra nei connotati sociali di riferimento, una scarsa rappresentanza di genere, netta prevalenza di laureate e laureati, livelli socio-economici elevati e un’estesa presenza di professionismo politico che alterna politici ed esperti. Qualche sostanziale differenza si rileva nella disaggregazione per formazioni politiche.

La solidità del modello della rappresentanza è stata minata dalle crescenti crisi esogene e endogene avvenute negli ultimi anni, che hanno rivelato tutta la fragilità del sistema politico, in particolare per quanto riguarda la consapevolezza dei rappresentati di tali mutamenti e relative conseguenze. Il risultato dell’indagine conferma che gli eletti – soprattutto nello schieramento più a destra e populista – hanno una certa consapevolezza della crisi della rappresentanza, manifestando una bassa soddisfazione per lo stato della democrazia in Italia (così come rispetto alla più ampia popolazione italiana), indicando la causa nel declino organizzativo dei partiti e mostrando più indulgenza nei confronti di della classe politica stessa. L’analisi empirica mostra tuttavia l’immagine di una classe politica eterogenea, con posizioni oscillanti a seconda dello schieramento.

Ma come la classe politica italiana percepisce l’opinione pubblica? Se è convinzione diffusa che la rappresentanza sia la forma di funzionamento della democrazia più appropriata e i politici debbano tradurre fedelmente gli interessi degli eletti, da un lato l’opinione pubblica è vista come il fondamento della rappresentanza e considerata molto importante nel processo decisionale, dall’altro i politici giudicano negativamente l’opinione pubblica a causa del suo atteggiamento “umorale” e instabile e, pertanto, si fanno soggettivamente interpreti dei desiderata elettorali. Molto di più contano le convinzioni ideologiche dei decisori. Per i politici italiani, nonostante l’alta considerazione dell’opinione pubblica da cui dipende la loro legittimità, questa è fonte di problemi e per questo la soluzione è tenere il più lontano possibile l’elettorato dai processi decisioni. Si conferma, quindi, il rapporto di reciproca insoddisfazione e sfiducia tra elettori e classe politica. Un orientamento che dimostra anche la sostanziale ostilità dei politici verso pratiche di democrazia deliberativa e partecipazione del pubblico ai processi di policy-making, soprattutto per via della percezione critica e scettica sulle capacità dei cittadini di orientarsi nell’arena politica. Per i politici, infatti, l’opinione pubblica è scarsamente affidabile e pertanto risulta una visione classica della rappresentanza, in cui il parlamentare riveste un ruolo pivotale, laddove solo il segmento destra-populista del campione di politici intervistato si è dimostrato favorevole al coinvolgimento deliberativo dei cittadini. In sintesi, il crescente scetticismo dei cittadini nei confronti dei politici è ripagato con altrettanta diffidenza.

Oltre alla rappresentatività sociale, l’indagine affronta anche la dimensione di rappresentanza in termini di valori e preferenze sui temi politici, nello specifico per quanto riguarda la congruenza tra le posizioni della classe politica e quella dei cittadini. Politicizzazione dell’integrazione europea, immigrazione e redistribuzione della ricchezza sono i nuovi temi cruciali entrati nell’agenda politica e che risultano piuttosto divisivi nella diade eletti-elettori alla luce dei risultati dell’indagine. La relazione tra preferenze della politica e preferenze dell’opinione pubblica, infatti, non appare lineare, ma si segnala soprattutto l’emergere di una significativa discordanza tra i due attori sulle preferenze politiche e una erronea percezione da parte delle élite su dove di posiziona l’opinione pubblica.

L’indagine condotta dal CIRCaP e confluita in La classe politica italiana restituisce l’immagine di una “classe fortezza” (così come proposta dallo psicologo sociale Gabriele Calvi), impermeabile agli stimoli provenienti dalla società ma capace di influire soggettivamente su di essa. Soprattutto, l’anacronisticità del rapporto élite-elettori, immutata nel tempo e caratterizzata da reciproca sfiducia e disprezzo, non rispecchia i valori che caratterizzano la democrazia rappresentativa. Un esito intuibile, ma che nella purezza dei dati risulta in tutta la sua sconcertante criticità. Cosa aspettarsi per il futuro se anche alla luce di importanti stravolgimenti nulla è cambiato? L’analisi aiuta di certo a individuare i vizi e le virtù per provare a forzare la mano sul fattore di autocorrezione del nostro sistema di rappresentanza politica, ma al termine resta la preoccupazione per quel carattere monolitico che rischia di perdurare attraverso le epoche in tutta la sua forza condannandoci a una spirale infinita di negatività. Come chiosa Paolo Bellucci, direttore CIRCaP e professore ordinario di Metodologia della ricerca politica all’Università di Siena: «Spezzare questa spirale di sfiducia è il compito delle future generazioni di politici e cittadini. Suggerire come farlo è, tra gli altri, il compito della scienza politica».

Elettra Raffaela Melucci

Titolo: La classe politica italiana. Strutture, atteggiamenti, sfide

Autore: a cura di Pierangelo Isernia, Sergio Martini, Luca Verzichelli

Editore: il Mulino – Collana “Studi e ricerche”

Anno di pubblicazione: 2023

Pagine: 230 pp.

ISBN: 978-88-15-38305-1

Prezzo: 21,00€

Elettra Raffaela Melucci

Elettra Raffaela Melucci

Redattrice de Il diario del lavoro

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