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L’approccio pratico ma determinato ai problemi di Mario Draghi vince ancora una volta

Giuliano Cazzola
Giuliano Cazzola
Settembre17/ 2021

Anche noi potremmo usare le parole di Winston Churchill dopo la Battaglia di Inghilterra: “mai così tanti dovettero tanto a così pochi”. Il grande statista d’Oltremanica si riferiva all’eroismo dei piloti della RAF. Noi ce la caveremmo – nell’attuale contesto certamente difficile ma non eroico – citando due personalità che hanno ottenuto persino la resa degli aggressori e stanno portando il Paese fuori dal tunnel dove era rimasto a lungo intrappolato. E’ chiaro che parliamo di Sergio Mastella al Quirinale e di Mario Draghi, per ora, a Palazzo Chigi. A Mattarella è riuscito l’azzardo di puntare sull’ex presidente della Bce. Per capire che la sue era stata la scelta giusta è bastato osservare la reazione entusiasta dei mercati mentre Draghi era ancora in viaggio per recarsi al Quirinale.

Il premier è riuscito contro ogni aspettativa a formare un governo di unità nazionale mettendo insieme il Pd e la Lega. Appartiene al partito di Matteo Salvini uno dei migliori ministri dell’attuale governo: Giancarlo Giorgetti che è il vero braccio destro di Draghi e che potrebbe essere una buona soluzione per presiedere un governo nominato da Draghi una volta approdato sul colle più alto di Roma Capitale. Quando Draghi a febbraio ha iniziato il suo viaggio nelle istituzioni è stato costretto a salire al volo sull’elicottero del Conte 2 mentre scaricava miliardi in bonus, prebende e cassa integrazione (a proposito: è stato utilizzato circa il 40% delle ore autorizzate) all’interno dei recinti in cui erano chiusi molti italiani con le loro attività economiche in apnea, allo scopo di rallentare la diffusione del contagio.

Draghi ha capito subito che era necessario portare ad un livello di minore insicurezza la crisi sanitaria. “Gli scienziati – disse in Senato lo scorso 17 febbraio – in soli 12 mesi hanno fatto un miracolo: non era mai accaduto che si riuscisse a produrre un nuovo vaccino in meno di un anno. La nostra prima sfida è, ottenutene le quantità sufficienti, distribuirlo rapidamente ed efficientemente”. (E pensare che oggi questo miracolo della scienza è uno degli argomenti che sostengono i no vax a dimostrazione della congiura). Nel portare avanti con decisione questo impegno non c’era solo l’obiettivo di salvaguardare la salute e la sicurezza degli italiani, ma quello prioritario per la ripartenza dell’economia. Come disse Draghi nessun incentivo avrebbe potuto assicurare la ripartenza al pari della riapertura più ampia. possibile. Ed ecco l’assunzione di responsabilità del “rischio ragionato” nonostante che le solite prefiche fornissero foschi scenari di ricoveri e decessi. Tanto che il 6 agosto, durante l’incontro informale con la stampa, Draghi si era tolto un sassolino da una scarpa: “Ricordo che un celebrato istituto di ricerca aveva previsto per la metà di luglio circa 1.700 morti al giorno e ce ne sono stati circa 7-8. Questo vuol dire che è una situazione fluida, noi dobbiamo essere in ogni istante sicuri di aver fatto tutto il possibile sulla base dei dati a nostra disposizione – ha spiegato il premier -. Ma a parte questo, e se riusciamo a essere certi a garantire sicurezza e fiducia in tutti noi, in tutti gli italiani, come dicevo si pensa che l’economia vada sempre meglio quest’anno”.

Prima della pausa estiva – come cantava Franco Battiato – l’azione del governo come raffiche di mitra aveva disintegrato i cumuli di neve accumulati dai precedenti governi, che ostruivano il cammino della ripresa. A parte la marcia indietro rispetto al giustizialismo del Conte 1, è stato senza dubbio utile arrivare al superamento di un blocco dei licenziamenti che aveva congelato il mercato del lavoro anche sul versante delle assunzioni, persuadendo – nei fatti – anche le organizzazioni sindacali a rinunciare ad un eccesso di tutela che non tutelava e che – secondo le stime – a fronte di una ipotetica salvaguardia di duecento mila posti di lavoro aveva assistito impotente alla perdita di un milione di occupati. La recente operazione “green pass” ha avviato a conclusione un problema che era partito male, che aveva provocato reazioni discutibili nei sindacati, al dunque divenute insostenibili anche rispetto al loro senso di responsabilità.

Soprattutto il governo ha evitato di infilarsi nel trappolone della vaccinazione obbligatoria per tutti i cittadini, una scelta inutile (al dunque strumentale perché anche il green pass è istituito per legge) che avrebbe bloccato per lungo tempo i piani di somministrazione in attesa del “verdetto” del Parlamento. Ancora una volta ha avuto la meglio l’approccio pratico ma determinato ai problemi di Mario Draghi. Attendiamo il premier intervenga su altri terreni delicati, impastoiati dai governi precedenti. In primo luogo, la riforma degli ammortizzatori sociali. Le proposte presentate dal ministro Andrea Orlando sembrano più rivolte a conservare un passato in cui hanno preminenza le politiche passive allo scopo di conservare il più a lungo possibile rapporti di lavoro ormai privi di prospettive piuttosto che adottare politiche attive in grado di promuovere una effettiva mobilità del lavoro. Poi ci sarà da incamminarsi nel terreno delle pensioni in mezzo a tante insidie. Va detto, tuttavia, che – a parte le richieste dei sindacati evidentemente fuori mercato – si sta profilando una soluzione che, nel quadro di un rientro nella disciplina della riforma Fornero, mai abrogata ma solo derogata in via transitoria in alcuni suoi aspetti, avrà un particolare riguardo per quei soggetti le cui condizioni obbiettive di disagio furono tutelate, nel 2017, con le misure del Pacchetto APE.

Giuliano Cazzola

Giuliano Cazzola

Ex Sindacalista