Segretario qual è il suo giudizio sul price cap per i carburanti?
Il price cap è sicuramente positivo perché mitiga i costi che le famiglie hanno sostenuto in questi mesi. L’intero Paese è dentro un’escalation che coinvolge tutti, cittadini, lavoratori e imprese, iniziata con la guerra in Ucraina e acuitasi con la crisi di Hormuz. L’intervento quindi è certamente da apprezzare, ma non è una soluzione che risolve alla radice e in maniera definitiva il problema. Vorremmo che il governo chiarisse l’estensione temporale della misura, se resterà limitata a una sola mensilità come annunciato all’inizio, o se può diventare qualcosa di strutturale, consapevoli tuttavia che fissare un prezzo potrebbe generare delle controindicazioni.
Di che tipo?
Se stabiliamo in modo definitivo un tetto di due euro al litro, sarà molto difficile pensare di poter nuovamente scendere sotto questa soglia. Dovremmo dimenticarci del tutto i tempi nei quali la benzina costava 1,70 o un euro 1,80 al litro. Insomma sarebbe complicato tornare indietro. Questo ragionamento purtroppo certifica il fatto che l’Italia sta affrontano da anni il tema dell’energia senza una politica adeguata, del tutto sfasata sul piano temporale poiché siamo sempre a rincorrere emergenze. Non abbiamo provato a imboccare la strada di una vera autonomia energetica: dopo l’aggressione russa all’Ucraina siamo passati da una dipendenza all’altra. È chiaro che ora dobbiamo curare il malato, quindi bene il price cap e il taglio delle accise voluto dal governo, ma tutto ciò non ci fa uscire dalla nostra debolezza in fatto di energia.
Dove si poteva intervenire?
Come detto ora ci troviamo a rincorrere. Negli anni passati abbiamo rinunciato alla possibilità di usare risorse interne, che fossero gas o petrolio. Non abbiamo ancora una robusta capacità energetica derivante dalle rinnovabili e per quanto concerne il nucleare siamo ancora sul piano della discussione, ma non di più. È chiaro che qualunque strada si voglia intraprendere, serviranno anni prima che il Paese possa rivendicare una sua autonomia energetica. Non è bello dirlo, ma ci aspettano tempi difficili, con i costi dei beni energetici che determineranno in negativo la nostra capacità industriale e peseranno sulle tasche di lavoratori, cittadini e imprese.
Secondo lei il price cap è una misura fatta a fini elettorali?
È complesso dire se una misura sia stata decisa o meno a fini elettorali, dal momento che già siamo in campagna elettorale. Quello che posso dire, non solo da dirigente sindacale ma anche da cittadino, è che è deprimente il dibattito politico al quale stiamo assistendo, dove tutto diviene pretesto per alimentare lo scontro. Alle persone interessa la concretezza di un sostegno.
Ma si poteva fare prima?
Sicuramente si poteva fare prima, questo è fuor di dubbio, come è indubbio che se fossero arrivati prima i benefici, per gli italiani sarebbero stati maggiori. Resta il fatto che è un intervento non risolutivo, ma positivo, anche perché non grava sulle casse dello Stato, come il taglio delle accise.
Meglio il price cap o tassare gli extra utili?
Ritengo migliore il price cap rispetto alla tassazione sugli extra profitti.
Perché?
Perché prima di tutto bisogna definire bene che cosa si intende con extra profitto. Poi sono convinto che la tassazione si sarebbe tradotta in un beneficio inferiore per i cittadini, rispetto al tetto al prezzo del carburante, totalmente a carico delle imprese petrolifere. Se questo strumento diventasse stabile, l’Eni – che grazie al Governo è riuscita a far abbassare i costi anche ad altre compagnie estere – perderebbe come guadagno annuale tra il miliardo e il miliardo e duecento milioni di euro, cifra ben più alta rispetto a quella che si raggiungerebbe con l’applicazione di una maggiore tassazione.
Il tema energetico quanto grava sui settori che rappresentate?
Il caro energia, dalla pompa di benzina al caro bollette fino ai prezzi dei beni alimentari che subiscono rincari, si sta abbattendo pesantemente su lavoratori e cittadini. Come sindacato siamo estremamente sensibili su questo tema. Riteniamo che le aziende possano farsi carico di un sostegno al reddito dei dipendenti. Ma i beni energetici sono anche un tema di competitività per le imprese che, con crescente difficoltà, sostengono i costi.
Tommaso Nutarelli

























