La richiesta del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia di non indire un giorno di festa il 17 marzo per i 150 anni di unità italiana in quanto danneggerebbe le imprese in un momento di crisi, proposta subito rilanciata dalla Lega Nord e dal ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, ha scatenato un ampio dibattito nell’opinione pubblica. Il mondo sindacale pur considerando importante festeggiare la ricorrenza si è diviso sulle modalità. Il Segretario Generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo, ha chiesto di chiudere le scuole come deciso dalla legge approvata poco tempo fa e ha accusato “il ministro dell’istruzione di sacrificare una ricorrenza molto importante pur di fare un favore alla Lega Nord”. Più sfumata la posizione del segretario generale aggiunto della Cisl, Giorgio Santini, per il quale “il dibattito aperto da Confindustria non è appassionate in quanto anche tenendo conto delle giuste preoccupazioni degli industriali siamo comunque di fronte ai festeggiamenti per i 150 anni dello stato Italiano e quindi sarebbe opportuno che il governo confermi la festività”. Inoltre, ha aggiunto, “non è affatto detto che i lavoratori decidano in massa di fare ponte come temono gli industriali”. Diversa la posizione del segretario nazionale della Uil, Paolo Pirani, che ricorda come la proposta della Uil sia quella di festeggiare la ricorrenza non il 17 marzo, ma il 2 giugno festa della repubblica in modo da “non perdere il giorno di lavoro”. Infine l’Ugl si dice assolutamente contraria a sospendere il giorno di festa in quanto siamo di fronte ad una “data storica che richiede una festa una tantum”. (LF)
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