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Home - Blog - Vogliamo un’Italia sicura

Vogliamo un’Italia sicura

di Paolo Pirani
22 Ottobre 2018
in Blog
Vogliamo un’Italia sicura

di Emanuele Ghiani https://twitter.com/GhianiEmanuele

Il mercato può rimanere irrazionale più a lungo di quanto tu possa rimanere solvibile ammoniva Keynes. Un richiamo che può valere anche oggi soprattutto se le intenzioni della manovra economica del Governo giallo-verde esprimono una fragile priorità che può essere punita in ogni momento proprio dai mercati. Questo e’ determinato dal fatto che si è passati dalla sommatoria delle proposte del contratto di Programma alla definizione di scelte ancora una volta di sapore elettorale. Ma alle quali manca il respiro necessario per voltare davvero pagina e tornare a ragionare in termini di progetti finalizzati ad una crescita stabile ed al raggiungimento di obiettivi di equità. Stabilità ed equità da intendere come fondamenti di un percorso nuovo ed anche innovativo.

Poco o nulla di tutto questo si rintraccia nella bella manovra illustrata dal Premier Conte a Bruxelles suscitando pero assai poca commozione.

Uno spunto positivo c’è e va sottolineato con onestà: la manovra segna la fine di una sudditanza quanto mai deleteria alle ben conosciute logiche di austerità, movente non ultimo dell’emergere dei sovranismi in Europa.

Detto questo va anche sottolineato che la manovra non appare in grado di dare quella scossa al sistema economico italiano per evitare di avvalorare le previsioni di una bassa crescita dal 2019 in poi pur essendosi i suoi Ministri economici, da Tria a Savona, sbracciati nel decantare le sue qualità anticicliche. E notiamo questo ovviamente felici di poter essere smentiti dai fatti.

E che consegni una impressione di modestia nelle ambizioni di politica economica lo dimostra sia il giudizio di Moody’s che declassa il rating proprio in base al ragionamento che essa inciderebbe poco dal punto di vista riformatore, sia lo stesso spauracchio dello spread che senza le risse verbali che abbiamo osservato con Bruxelles o all’interno del Governo avrebbe vivacchiato senza infamia e senza lode sotto i 300 punti proprio per una valutazione di poca consistenza e, quindi, anche di relativa pericolosità. Ed invece la linea di condotta politica ha inserito l’elemento che i mercati temono di più, quello della incertezza.

La difficoltà ad essere …presi sul serio da quasi tutti gli osservatori avrebbe pero’ dovuto determinare qualche ripensamento autonomo nella maggioranza di Governo che invece appare sorda ad ogni monito, tanto da farsi vanto della volontà di non mutare direzione di rotta.

Ma la domanda che non possiamo non porci è se questa manovra è utile al Paese per accelerare la ripresa economica e renderla tale in tutto il Paese. Abbiamo forti dubbi che la risposta possa essere positiva.

Intanto per un motivo politico: la coalizione di Governo regge ma con un obiettivo temporale legato alle elezioni europee del maggio 2019, dopo di che dovrebbe esserci una svolta ma, forse, anche la ver a resa dei conti. Questo vuol dire che la prospettiva per metà e più del 2019 si consumerà In una lunga campagna elettorale di per sé stessa inidonea a costruire una strategia economica in grado di reggere oltre le sfide del voto.

Ma ci sono anche rilievi di contenuto che vanno avanzati: in primo luogo l’esiguità dello spazio lasciato agli investimenti pubblici, mentre non si comprende bene neppure verso quali obiettivi saranno indirizzati i pochi soldi messi in bilancio in una realtà economica che ha bisogno invece di un gigantesco duplice piano di ricostruzione e modernizzazione. Per creare le condizioni da un lato di mettere in sicurezza un Paese che finora non ha quasi mai prevenuto ma rimediato dopo il verificarsi dell’evento catastrofi naturali e non, spendendo di più e talvolta male. Dall’altro lato di ricostituire una politica industriale che parli il linguaggio della continua innovazione tecnologica ma con un tratto sempre meglio definito in termini di compatibilità ambientale. E su questo versante basterebbe uscire dalla autoreferenzialità alla…Masaniello per accorgersi che ci sono proposte ed esperienze sindacali preziose per imboccare la strada giusta. Ma con una manciata di miliardi, 3,5 per il 2019, e la speranza, corretta ma un po’ donchisciottesca, di piegare la burocrazia ed il groviglio di leggi in pochi mesi ai propri voleri, non si fa molta strada.

In secondo luogo c’è un serio problema di equità fiscale disatteso dalla manovra in modo clamoroso: per l’ennesima volta si ignora completamente che il maggior contributo alle entrate fiscali è assicurato da lavoro dipendente e pensionati e si comincia a modificare il sistema fiscale dal forfettone per autonomi e partite Iva. Una falsa partenza che il movimento sindacale tutto non può non censurare con energia. Tanto più dopo la sceneggiata sul condono che di certo poteva essere risparmiata. Il no del sindacato al condono è sempre stato chiaro e netto, e tale resta. E non solo perché è una palese ingiustizia verso i contribuenti onesti ma anche perché rende assai più difficile una seria lotta alla evasione fiscale. Tanto più che esso si profilava neppure come atto finale di una riforma fiscale fatta, ma quando ancora non si sa neanche se ci sarà mai.

Del resto per il lavoro dipendente se si eccettua il superamento della legge Fornero con una quota 100 mobile non vi è nulla di rilevante o di nuovo. Ed anche in materia previdenziale si ignora che il problema più grave è quello di pensare fin da ora ad interventi che assicurino una pensione dignitosa ai giovani. Finora sullo sfondo restano solo le apocalittiche previsioni del Presidente dell’Inps sulla maggiore spesa dell’Inps nei prossimi anni.

Ma se si vuol innovare i settori su cui investire dovrebbero essere anche quelli della scuola e della ricerca. Eppure propria in questa direzione non vi è nulla o quasi da segnalare.

E se si vuole davvero ragionare in termini di giustizia sociale e di riduzione delle eguaglianze il nodo dello sviluppo del Mezzogiorno avrebbe dovuto avere un ben diverso rilievo.

In definitiva ci sarebbe molto da discutere, molto da cambiare, molto da aggiungere.

Sara possibile? Nel percorso parlamentare non appare facile anche per la inesistenza di una vera dialettica sui contenuti fra maggioranza e opposizioni impegnate più a delegittimarsi che a confrontarsi su cosa è meglio fare. Ed in una situazione di debolezza culturale preoccupante sul destino della politica e della vita democratica.  Anche se alcune critiche soprattutto dal versante riformista meriterebbero maggiore attenzione nell’interesse di tutti.

Un ruolo può svolgerlo il movimento sindacale che è in grado di contare su posizioni unitarie e di proposte che non possono essere tacciate di rispondere a criteri politici di parte. E sarà Importante mantenere una forte pressione sui punti che Cgil, CISL, Uil ritengono qualificanti per risollevare il Paese nel segno di una reale equità. Di sicuro in gioco c’è una grande opportunità che non andrebbe disattesa: quella di avviare una svolta nella politica economica dopo le ubriacature liberiste del passato e l’acritica ubbidienza al verbo rigorista. Ma per il momento siamo lontani perfino dalla…linea di partenza. L’impegno di tutto il sindacato allora non può’ che concentrarsi sulla necessita’ di tornare a ragionare con una visione di assieme dello sviluppo senza la quale non si rischia di perdere ancora …velocita in economia, ma di creare nuove disfunzioni nel nostro sistema democratico.

Paolo Pirani

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