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Home - Approfondimenti - Analisi - La piattaforma unitaria

La piattaforma unitaria

17 Marzo 2009
in Analisi

di Marianna De Luca

Le tre federazioni di categoria dell’industria alimentare Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil hanno deciso di presentare per il rinnovo del contratto (che ormai tutti danno per scontato sarà triennale) una piattaforma unitaria. Dopo la “separazione” delle Confederazioni sulla riforma del sistema contrattuale, sul fronte sindacale appare quindi un segnale diverso. Un “segnale debole”, forse, trattandosi solo di un contratto di settore, ma comunque da non trascurare.
Il testo presentato è asciutto e sobrio; nello stile e nei contenuti mostra consapevolezza della situazione di crisi globale in cui versa il settore, ed ha già assunto in gran parte la forma di articolato contrattuale; tutto ciò induce a ritenere che la piattaforma (per ora approvata dai Direttivi delle Federazioni il 26 febbraio scorso, e che quindi sul piano formale non può ancora essere considerata definitiva, dal momento che i suoi contenuti dovranno essere discussi e condivisi con i lavoratori prima della presentazione ufficiale) sia il frutto di una approfondita discussione, se non di un vero e proprio negoziato, tra le Organizzazioni sindacali prima ancora che con la controparte datoriale.
Sui temi “sensibili” della riforma contrattuale, il testo non contiene dichiarazioni di principio e sembra evitare prese di posizione esplicite, se non per alcuni elementi rispetto ai quali vi è comunque un consolidato consenso tra le Organizzazioni sindacali: la durata triennale dei contratti, ad esempio, il recupero di eventuali scostamenti retributivi nell’arco di vigenza contrattuale e le caratteristiche del secondo livello di contrattazione (per il quale viene proposto un assetto almeno in parte a “geometria variabile”: la contrattazione integrativa – si legge nella piattaforma – potrà essere aziendale/di gruppo o, in alternativa, territoriale o di settore, anche al fine di definire elementi economici di produttività reali e verificabili).
La richiesta economica è di 173 euro mensili per il prossimo triennio (1° giugno 2009 – 31 maggio 2012) ed è contenuta sotto la voce minimi tabellari mensili, dove ha trovato posto anche la precisazione in ordine alla decorrenza degli aumenti contrattuali («dal giorno successivo alla scadenza del Ccnl rinnovato») ed il rinvio a successivi incontri, da tenersi entro la vigenza del contratto, per definire tempi e modi «di recupero degli eventuali scostamenti intervenuti tra la crescita convenuta delle retribuzioni contrattuali ed il corrispondente andamento del costo della vita, adeguando di conseguenza i minimi tabellari». Non può non colpire che la quantificazione della richiesta economica “unitaria” sia sostanzialmente allineata (con una differenza di soli 2€) a quella del settore delle telecomunicazioni (o, per meglio dire, alla richiesta di Slc-Cgil e di Uilcom-Uil, non essendoci quantificazioni nella piattaforma di Fistel-Cisl; cfr.. «Telecomunicazioni: le tre piattaforme rivendicative», pubblicato su questo sito il 9 marzo u.s.); sarebbe, ovviamente, interessante sapere qualcosa in più sui ragionamenti effettuati e sui percorsi seguiti per arrivare  a questa quantificazione “unitaria”, ma nulla ci è dato per ora di sapere.
Teniamoci quindi le nostre curiosità, e passiamo in rassegna, sia pure in modo sintetico, le più significative richieste riferite al rinnovo della parte normativa del contratto.
Nel campo delle relazioni industriali si richiede l’istituzione, in aggiunta al già esistente Osservatorio nazionale di settore, di tavoli di filiera e di comparto, al fine – riteniamo – di rendere maggiormente coerente con le specificità delle attività e delle produzioni dell’industria alimentare il livello di confronto con le controparti e con le Istituzioni sui temi di politica industriale.
Sono previsti interventi migliorativi delle pari opportunità, articolati su vari piani (maggiore flessibilità degli orari, incremento dei permessi e dei congedi, possibilità di trasformare in ore di permesso le ore di lavoro straordinario effettuate, agevolazioni all’accesso temporaneo al lavoro part-time), con l’esplicito obiettivo di consentire ai lavoratori di meglio conciliare tempi di lavoro ed esigenze della vita familiare.
Sotto il titolo Organismi bilaterali e welfare contrattuale viene presentata la richiesta di rafforzare e di qualificare la “bilateralità”, sia a livello nazionale che territoriale, alla quale si chiede di affidare la gestione, oltre che della formazione dei lavoratori, anche di «servizi integrativi contrattuali del welfare, in particolare per l’integrazione al reddito», di istituire un fondo nazionale di assistenza sanitaria integrativa con quota a carico delle aziende, e di dare operatività ai già istituiti fondi assistenziali Fasa e Cassa di premorienza.
Alla formazione professionale viene riservato uno specifico spazio per richiedere da un lato un sostanziale rafforzamento delle iniziative in materia (per il personale neo-assunto, per tutto il personale sui temi della prevenzione e della sicurezza e per le RSU, nonché interventi specifici per contrastare l’obsolescenza delle competenze) e dall’altro una maggiore condivisione con le Organizzazioni sindacali delle esigenze formative e dei relativi progetti di intervento.
Particolare attenzione viene dedicata alla materia degli appalti, che si concreta ad esempio nella richiesta che le Parti assumano congiuntamente l’impegno ad elaborare «indicatori di genuinità degli appalti» nell’industria alimentare ed in quella di precise informazioni su quanti e quali siano i contratti nazionali applicati dalle imprese appaltatrici. Sempre sotto questo titolo è contenuta anche la richiesta di essere informati in merito a «progetti e programmi di delocalizzazione» in ambito UE delle attività e delle produzioni realizzate in Italia, o di impianti e strutture produttive operanti nel territorio nazionale.
Non potevano mancare in un settore come quello dell’industria alimentare (caratterizzato da una forte componente di “stagionalità” della domanda e delle produzioni e da elevata flessibilità) specifiche richieste in tema di mercato del lavoro, orientate a tentare la non facile conciliazione fra la flessibilità della produzione, appunto, ed una prospettiva di maggior sicurezza del rapporto di lavoro. In tema di “disciplina del rapporto a tempo determinato” la richiesta è, ad esempio, quella di riconoscere ai lavoratori che abbiano lavorato per la stessa azienda per almeno sei mesi un “diritto di precedenza” in caso di assunzioni per le stesse mansioni (o mansioni equivalenti) nell’arco di un anno e mezzo dalla cessazione; analoga precedenza viene richiesta per i lavoratori stagionali nelle assunzioni riferite alle medesime o analoghe attività della “stagione successiva” (18 mesi). Si chiede inoltre di inserire una norma specifica – detta di “stabilizzazione” – che indichi nel 25% dei lavoratori a tempo indeterminato la quota limite su base annua per l’assunzione di lavoratori a termine, quale che sia la tipologia di contratto utilizzata.
In tema di salute e sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro al primo posto figura la richiesta di garantire ai “lavoratori migranti” la conoscenza delle norme di sicurezza, mettendo loro a disposizione materiale informativo in una lingua loro accessibile (esperienza già consolidata in altri settori, come quello edile, dove è elevata la quota di lavoratori stranieri). Sempre in tema di “differenze” si chiede di tener conto in maniera più puntuale delle differenze di genere, indicando quali sono i rischi specifici da conoscere e dei quali tener conto. Oltre alla formazione per gli RSU – gia richiamata – si propone un incremento delle ore annue a disposizione di ogni singolo Rappresentante, da incrementare in maniera differenziata in relazione al numero dei dipendenti delle aziende/unità produttive.
Si segnala che il rinnovo del CCNL dell’industria alimentare costituirà anche occasione per il rinnovo del CCNL del settore olii e margarine, la cui discussione, già dallo scorso rinnovo, si effettua nell’ambito della trattativa per il contratto dell’industria alimentare.
Abbiamo già accennato alla circostanza che sul tema della riforma del sistema contrattuale questa piattaforma è costruita su un piano concreto, decisamente orientato ad accantonare la diversità di posizione sui “grandi principi” ed a valorizzare invece i punti sicuramente condivisi. Tale orientamento è chiaramente dichiarato nella premessa: «La decisione di Fai, Flai, Uila di procedere unitariamente alla costruzione della piattaforma si propone di ricomporre attorno agli interessi dei lavoratori le diversità di opinioni e di giudizi sulle questioni di carattere generale». Le tre federazioni di categoria hanno scelto per questo di confermare le regole di conduzione dei negoziati condivise in occasione dell’ultimo rinnovo del contratto nazionale, ed alle quali «Fai, Flai e Uila» dichiarano «si atterranno per la gestione unitaria della trattativa». Potrebbe essere questa la conferma, se non della intrinseca bontà delle relazioni industriali di settore, almeno del fatto che non tutti (non le Federazioni del settore alimentare, almeno) se la sentono di affrontare il rinnovo del contratto in una situazione di competizione tra organizzazioni sindacali, preferendo fare nel tempo giusto tutti i passaggi necessari per non arrivare in ritardo alla discussione sul contratto, senza tuttavia anticipare soluzioni ancora in corso di definizione.

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