“L’accordo raggiunto dai ministri dell’ambiente dei 27 Paesi europei ha confermato gli obiettivi del pacchetto sul clima “Fit for 55” con lo stop alla vendita di auto benzina e diesel dal 2035 e la riduzione del 55% delle emissioni. Adesso abbiamo bisogno di recuperare il tempo perso, il nostro Paese deve recuperare il ruolo di innovatore ed elaborare un piano straordinario per definire gli obiettivi su come investire le risorse pubbliche e private. C’è l’urgenza e la necessità di ripensare la filiera di forniture, accorciare le distanze, produrre quello che oggi compriamo all’estero e attrarre nuovi costruttori per diversificare il mercato e creare nuova occupazione. La transizione nel settore è complessa e deve essere accompagnata con fondi, maggiori di quelle fino ad ora stanziate, per la ricerca e lo sviluppo, la formazione e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e ammortizzatori sociali straordinari. Ora il governo non ha più alibi, deve avviare il confronto tra ministri competenti e le parti sociali per arrivare ad un accordo di politica industriale come richiesto più volte dalla Fiom insieme alle altre organizzazioni sindacali e al sistema di rappresentanza delle imprese”. Lo dichiara in una nota Simone Marinelli, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil.
“La decisione assunta dalla commissione ambiente europea ribadisce con forza lo stop 2035 dei motori endotermici sia per i veicoli commerciali, sia per le autovetture. Una scelta – che secondo il segretario nazionale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano – deve portare immediatamente il governo italiano a decidere le linee d’indirizzo per quanto riguarda la destinazione dei fondi assegnati per il settore dell’auto. Non possiamo – dice – permetterci di perdere ulteriore tempo- E’ necessario mettere a disposizione le linee di finanziamento stanziate di circa 8 miliardi, per aprire una fase di politica industriale volta a collocare nell’ambito del settore dell’automotive italiano le nuove produzioni della componentistica necessaria al motore elettrico. Dalle batterie, ai semiconduttori, dalla digitalizzazione, alla guida autonoma, dice Uliano, serve sostenere la riconversione dell’intero settore della componentistica perché solo attraverso quest’operazione possiamo compensare e rispondere, in qualche modo, al rischio occupazionale che si determinerà nel nostro Paese a seguito del cambio delle motorizzazioni”.
“Dopo la decisione dei ministri dell’ambiente dell’Unione europea sullo stop alla produzione di auto a combustione, benzina e diesel, entro il 2035, è improrogabile l’assunzione di responsabilità da parte del Governo italiano con l’adozione di interventi urgenti e strutturali. Finora si è cercato di posticipare la data del 2035, non capendo che la transizione ecologica è già una realtà e che si deve agire immediatamente per far sì che questa sfida epocale sia un’opportunità e porti benefici al nostro Paese”. Lo dichiara Rocco Palombella, segretario generale Uilm.
“Attendiamo dal Governo l’apertura di un tavolo di discussione concreto che porti a soluzioni effettive e risolutive “sottolinea il leader Uilm.
“Bisogna accelerare i tempi delle misure da mettere in campo, che prevedano la ridefinizione dell’intera filiera della componentistica, compresi i semiconduttori, una rete infrastrutturale presente in tutto il Paese, la piena salvaguardia occupazionale in tutte le realtà produttive e una riqualificazione professionale per i lavoratori che dovranno affrontare in prima persona questo cambiamento che rivoluzionerà il settore auto” continua.
“Non c’è più tempo da perdere – conclude – è il momento delle scelte e noi siamo disponibili a confrontarci, come richiediamo da mesi ma non ricevendo risposte chiare dal Governo” conclude.
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