Ci sono libri che cercano di spiegare come funziona il capitalismo e altri che invitano a osservarne la tridimensionalità del meccanismo. È il capitalismo, bellezza! (Einaudi, 184 pagine, 18,00€)appartiene a entrambe le categorie. Giovanni Semi, sociologo urbano tra i maggiori studiosi italiani delle trasformazioni delle città contemporanee, prende un elemento apparentemente innocuo – la bellezza – e mostra come sia diventato uno degli strumenti privilegiati attraverso cui il capitalismo produce (ed estrae) valore, organizza gli spazi e orienta i desideri.
Il titolo, ironico e volutamente provocatorio, richiama il celebre “It’s the economy, stupid”, ma suggerisce fin dalle prime pagine uno spostamento di prospettiva: oggi non è sufficiente analizzare produzione, lavoro e finanza. Per comprendere il capitalismo contemporaneo bisogna interrogare anche il ruolo dell’estetica, delle immagini, del design e delle emozioni. La bellezza non è più un semplice valore culturale: è una risorsa economica, un criterio di governo e una forma di potere.
La tesi di Semi si inserisce in un filone consolidato della sociologia urbana internazionale, attraverso frequenti e ragionati richiami, tra gli altri, alle riflessioni di Pierre Bourdieu sulla costruzione sociale del gusto, a quelle di David Harvey sulla città come spazio di accumulazione del capitale e alle analisi di Sharon Zukin sull’economia simbolica e sulla produzione dell’autenticità urbana. L’autore, poi, dialoga implicitamente anche con Richard Florida, la cui idea della “classe creativa” viene riletta in controluce: laddove Florida vedeva nella creatività il motore della rinascita urbana, Semi invita a osservare i costi sociali di quel modello, dalle espulsioni silenziose dei residenti storici alla crescente omologazione delle città.
Ma il libro va oltre l’astrazione teorica. Il capitalismo estetico prende forma attraverso esempi che appartengono all’esperienza quotidiana: quartieri “rigenerati”, dehors perfettamente progettati, locali pensati per essere fotografati, murales istituzionali, rendering immobiliari, spazi pubblici ridisegnati per attrarre investimenti, piattaforme turistiche che trasformano l’abitare in rendita. Tasselli di un medesimo processo nel quale il valore economico passa sempre più dalla capacità di costruire immagini desiderabili.
In questa prospettiva la bellezza smette di essere una categoria universale e rivela la propria natura politica. Ogni scelta estetica include qualcuno ed esclude qualcun altro. Una piazza riqualificata può diventare più accogliente per il turismo e meno ospitale per chi la abitava; un quartiere “migliorato” può trasformarsi in uno spazio economicamente inaccessibile proprio per coloro che ne avevano costruito l’identità. In questo senso Semi, che pure non demonizza la bellezza come categoria dello spirito, invita a chiedersi piuttosto chi la definisca, ne tragga beneficio e – soprattutto – chi ne stia pagando il prezzo. L’estetizzazione, infatti, investe il modo stesso in cui viviamo: consumare non basta più, bisogna consumare con stile; abitare non basta, bisogna abitare in luoghi narrabili; viaggiare non basta, bisogna produrre immagini condivisibili.
Semi conferma una qualità rara nel panorama della saggistica, nazionale o internazionale che sia: riesce a coniugare rigore accademico e chiarezza espositiva. Le categorie sociologiche non vengono mai ostentate come esercizi di erudizione, ma emergono progressivamente dall’analisi di fenomeni riconoscibili.
È il capitalismo, bellezza! è una proposta di ottica attraverso cui guardare la nuova manipolazione cui siamo sottoposti dal capitalismo e a cui pure ci prestiamo. Semi, argutamente, dà infatti un nome a quella che è un’intuizione diffusa e mostra come i fenomeni di estetizzazione dei desideri e del reale (nelle sue molteplici declinazioni) non siano effetti collaterali, ma elementi strutturali del capitalismo contemporaneo, nel quale il valore nasce sempre più dalla produzione di atmosfere, simboli e desideri. E alla fine il risultato più importante del libro è proprio questo: non convincere il lettore di una tesi precostituita, ma modificare il suo modo di osservare il paesaggio urbano. La bellezza non è neutrale, ma nasconde rapporti economici, disuguaglianze e strategie di valorizzazione.
Si tratta, dunque, di un libro sul potere. E mostra con efficacia come, nel XXI secolo, il potere si eserciti sempre meno imponendo e sempre più seducendo.
Elettra Raffaela Melucci

Titolo: È il capitalismo, bellezza! L’estetica dell’assalto delle città
Autore: Giovanni Semi
Editore: Einaudi – Collana Maverick
Anno di pubblicazione: 2026
Pagine: 184 pp.
ISBN: 978-88-06-26132-0
Prezzo: 18,00€
























