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Home - Rubriche - Giurisprudenza del lavoro - Superminimo assorbibile: la Cassazione richiama imprese e lavoratori alla chiarezza degli accordi

Superminimo assorbibile: la Cassazione richiama imprese e lavoratori alla chiarezza degli accordi

di Biagio Cartillone
25 Giugno 2026
in Giurisprudenza del lavoro
Istat, a giugno retribuzioni contrattuali orarie +0,9% su mese

Il superminimo individuale è una delle voci retributive più utilizzate nella pratica aziendale e, allo stesso tempo, una delle più esposte al contenzioso.

Viene spesso riconosciuto al momento dell’assunzione o nel corso del rapporto per remunerare una professionalità specifica, attrarre una determinata figura, compensare responsabilità ulteriori o migliorare il trattamento economico complessivo del lavoratore. Proprio perché nasce da una pattuizione individuale, tende però a generare un equivoco: quello di considerarlo automaticamente intangibile.

La Cassazione, con l’ordinanza n. 18760 del 9 giugno 2026, offre un chiarimento utile e netto: il superminimo individuale è normalmente assorbibile dai successivi miglioramenti retributivi, salvo che risulti un titolo contrario.

Il principio non è nuovo, ma la decisione ha il pregio di ricondurre la materia al suo punto essenziale: non conta l’etichetta formale della voce, ma il contenuto dell’accordo che l’ha prevista.

Il superminimo è, in termini semplici, la parte di retribuzione che eccede i minimi tabellari stabiliti dal contratto collettivo. Quando quei minimi aumentano per effetto di un rinnovo contrattuale, si pone il problema di stabilire se l’aumento debba aggiungersi al trattamento individuale già riconosciuto oppure se possa ridurre, in tutto o in parte, il superminimo.

La risposta della Corte è chiara. In assenza di una previsione espressa di non assorbibilità, il datore di lavoro può imputare i successivi aumenti contrattuali al superminimo già corrisposto. Il lavoratore conserva il trattamento minimo dovuto dal contratto collettivo, ma non ha automaticamente diritto a cumulare ogni aumento tabellare con la voce individuale già percepita.

Naturalmente, l’assorbimento non è inevitabile. Le parti possono stabilire diversamente. Possono prevedere, nella lettera di assunzione o in un successivo accordo individuale, che il superminimo sia non assorbibile. Anche la contrattazione collettiva può escludere l’assorbimento. Può inoltre rilevare un uso aziendale, quando vi sia una condotta datoriale favorevole, costante, uniforme e generalizzata.

Il punto, però, è probatorio. Chi sostiene che il superminimo debba restare fermo e non possa essere inciso dagli aumenti successivi deve dimostrare il titolo che fonda questa pretesa. La Cassazione precisa che non si tratta di una presunzione legale in senso tecnico, ma della normale applicazione dei criteri sull’onere della prova: chi invoca la non assorbibilità deve allegare e provare la clausola individuale, la previsione collettiva, la prassi aziendale o l’altro fatto idoneo a derogare alla regola generale.

Nel caso esaminato, i lavoratori avevano contestato l’assorbimento del superminimo riconosciuto in sede di assunzione. La Corte d’Appello di Roma aveva rigettato la domanda, ritenendo non provato un autonomo titolo al mantenimento della voce retributiva come non assorbibile. La Cassazione conferma questa conclusione.

Un profilo di particolare interesse riguarda il comportamento tenuto dall’azienda nel tempo. I lavoratori avevano valorizzato il mancato assorbimento del superminimo per un lungo periodo, sostenendo che tale condotta dimostrasse una rinuncia datoriale all’assorbimento o, comunque, l’esistenza di una prassi aziendale favorevole.

La Corte non nega che il comportamento successivo delle parti possa avere rilievo interpretativo. Esclude però che il mancato assorbimento, considerato isolatamente, sia sufficiente a dimostrare la definitiva intangibilità del superminimo. Per configurare un uso aziendale occorre qualcosa di più: una prassi stabile, generalizzata, non equivoca, idonea a inserirsi nei singoli rapporti di lavoro come trattamento di miglior favore.

La decisione è rilevante anche sul versante della contrattazione collettiva. I ricorrenti invocavano alcune clausole del CCNL dell’industria metalmeccanica privata, sostenendo che esse impedissero l’assorbimento anche dei superminimi già in essere. La Cassazione respinge questa lettura: una clausola collettiva sopravvenuta può incidere sui superminimi pregressi solo se lo prevede in modo chiaro. Non è sufficiente una formulazione generica relativa agli aumenti dei minimi tabellari per trasformare automaticamente tutti i superminimi individuali già riconosciuti in voci non assorbibili.

Il messaggio operativo per le imprese è evidente. Il superminimo è uno strumento legittimo e utile di gestione retributiva, ma deve essere regolato con precisione. Nella lettera di assunzione o nell’accordo individuale occorre indicare espressamente se la voce sia assorbibile o non assorbibile, e in quali ipotesi. La genericità della formulazione lascia spazio al conflitto.

La stessa attenzione è necessaria nella gestione successiva del rapporto. Se l’azienda decide di non procedere all’assorbimento in occasione di uno o più rinnovi contrattuali, deve valutare se tale comportamento possa essere letto, nel tempo, come indice di una prassi aziendale. Una scelta occasionale dovrebbe essere comunicata come tale. Una scelta stabile, invece, deve essere assunta consapevolmente, perché può produrre effetti sui rapporti individuali.

Per i lavoratori, la sentenza chiarisce un punto altrettanto importante: la presenza del superminimo in busta paga non basta, da sola, a renderlo sottratto a ogni successivo assorbimento. Occorre verificare il titolo di attribuzione e il contenuto della clausola che lo disciplina.

La conclusione è semplice, ma decisiva: il superminimo non è intoccabile per definizione. Lo diventa solo se un accordo individuale, una norma collettiva o una prassi aziendale lo rendono tale.

In materia retributiva, le parole usate al momento dell’assunzione o della modifica del trattamento economico pesano. E pesano ancora di più quando, a distanza di anni, occorre stabilire se una somma fosse davvero garantita oppure soltanto anticipata rispetto ai futuri aumenti contrattuali.

Biagio Cartillone

Biagio Cartillone

Biagio Cartillone

Avvocato, Giuslavorista del Foro di Milano - www.biagiocartillone.it

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