Al via al Ministero delle Imprese e del Made in Italy il nuovo tavolo sulla vertenza Electrolux, che sarà accompagnato da uno sciopero di 8 ore, proclamato dai sindacati in tutti gli stabilimenti, con presidio davanti al Attesi, davanti al Ministero, circa 200 lavoratori coinvolti nella procedura di licenziamento
Otto ore di sciopero e un presidio davanti al ministero delle Imprese e del Made in Italy accompagnano oggi il nuovo tavolo sulla vertenza Electrolux. Circa 200 lavoratori sono attesi davanti al Mimit per protestare contro il piano industriale della multinazionale, che prevede ancora 1.450 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi.
Il confronto al ministero arriva dopo mesi di trattative e mobilitazioni e dopo una serie di incontri tecnici che, secondo i sindacati, non hanno prodotto il cambio di rotta atteso. L’azienda non ha infatti ritirato il piano presentato a maggio, che prevedeva inizialmente 1.719 esuberi, poi scesi a 1.450, e continua a indicare nella chiusura del sito marchigiano uno dei punti del proprio progetto.
Questa mattina, entrando al Mimit, la segretaria nazionale della Fiom Barbara Tibaldi ha definito quello odierno «un incontro importante», anche alla luce delle dichiarazioni del ministro Adolfo Urso sulla necessità di arrivare a un accordo. Ma, ha sottolineato, dopo cinque mesi di trattative e di lotte «l’azienda non ha davvero messo in discussione quel piano». Per la Fiom, dunque, «Cerreto d’Esi non può essere chiusa», i licenziamenti devono essere ritirati e occorre impedire le delocalizzazioni dei prodotti.
Anche la Uilm considera quello di oggi un passaggio decisivo. «Dopo una serie di riunioni tecniche, che non hanno avuto gli esiti sperati, abbiamo chiesto leve straordinarie per far ritirare quel piano assurdo e garantire una missione produttiva per tutti i siti», ha detto il segretario generale Davide Sperti entrando al ministero. L’obiettivo, ha aggiunto, è «evitare chiusure, delocalizzazioni e licenziamenti».
Il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano, ha affermato di aspettarsi «una svolta rispetto all’atteggiamento che l’azienda ha avuto fino ad oggi. La situazione è molto difficile e complicata. Abbiamo chiesto al Governo e alle istituzioni di mettere in campo iniziative per far cambiare l’impostazione a questa trattativa». «Ci auguriamo che il ministro Urso faccia una parte importante – ha detto – speriamo ci sia un cambio di passo».
Il tavolo arriva mentre il governo punta a chiudere la vertenza entro ottobre, anche in vista delle decisioni che Electrolux dovrebbe assumere a livello mondiale all’inizio di novembre. Sul confronto pesa però il nodo centrale della trattativa: la multinazionale non ha ancora presentato un piano radicalmente diverso da quello contestato dai sindacati, mentre il governo ha indicato la necessità di salvaguardare produzione e occupazione negli stabilimenti italiani.
























