Nel secondo trimestre del 2026 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti, ma la spesa per consumi è cresciuta molto di più, dell’1,7%. Il risultato è una riduzione della propensione al risparmio, scesa al 6,7%, 1,2 punti in meno rispetto al primo trimestre, mentre il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9%. È quanto emerge dai dati diffusi oggi dall’Istat.
La contrazione del potere d’acquisto si registra nonostante l’aumento del reddito e si lega alla dinamica dei prezzi: nel secondo trimestre il deflatore implicito dei consumi è cresciuto dell’1,4%.
Sul fronte dei conti pubblici, nello stesso periodo l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al 2%, in miglioramento rispetto al 2,1% registrato nel secondo trimestre del 2025. Positivo il saldo primario, che si è attestato al 3% del Pil, contro il 2,2% di un anno prima, mentre il saldo corrente è risultato positivo per il 2,9%, in calo rispetto al 3,3% del secondo trimestre 2025.
Considerando complessivamente i primi sei mesi dell’anno, il deficit delle amministrazioni pubbliche è sceso al 5,4% del Pil, dal 5,7% dello stesso periodo del 2025. Nello stesso arco temporale il saldo primario è risultato negativo per l’1,1% del Pil, comunque in miglioramento rispetto all’1,7% del 2025, mentre il saldo corrente è stato negativo per lo 0,4%, invariato rispetto all’anno precedente.
Resta invece elevata la pressione fiscale. Nel secondo trimestre si è attestata al 43,5%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2025. Nei primi sei mesi dell’anno è risultata pari al 40,2% del Pil, contro il 39,8% dello stesso periodo dell’anno scorso.
Per le società non finanziarie, infine, la quota di profitto è scesa al 42,1%, con una diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Cresce però il tasso di investimento, salito al 26,4%, 0,7 punti in più rispetto ai primi tre mesi dell’anno.
























