Un’inversione di tendenza è in corso e si tratta di un’inversione positiva. Ma rimane ancora difficile comprendere se questa nuova tendenza potrà rafforzarsi e, semmai, come e di quanto. Cercando di stringere la cosa all’osso, ci pare che si possa sintetizzare così ciò che ha detto oggi il Segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, parlando della situazione produttiva degli stabilimenti italiani di Stellantis.
Nella conferenza stampa convocata a Torino dal sindacato metalmeccanici della Cisl per fare il punto su come si presenta tale situazione al termine al terzo trimestre dell’anno in corso, Uliano è venuto subito al dunque: “I dati relativi alla produzione nei primi 9 mesi del 2026 confermano una ripresa dei volumi rispetto all’anno nero registrato nel 2025, con un incremento complessivo del +28,3%”. Nello specifico, ha aggiunto Uliano, “sono state prodotte 340.745 unità tra autovetture e veicoli commerciali, rispetto alle 265.490 unità” prodotte nello stesso periodo del 2025.
Ancora più in dettaglio: in questi primi 9 mesi del 2026, “la produzione di autovetture registra un aumento del +36,7%, raggiungendo 206.945 unità, mentre quella dei veicoli commerciali recupera” anche sulla “leggera flessione” del primo semestre di quest’anno e “attesta una crescita, rispetto al 2025, del +17,3%, con 133.800 unità”.
Per capire di che cosa stiamo parlando, sarà utile vedere subito altri dati offerti dalla Fim-Cisl nella sua conferenza stampa. Per quanto riguarda la produzione di autovetture in periodi analoghi a quello affrontato oggi, ovvero nella somma dei primi tre trimestri di alcuni degli anni scorsi più recenti, va ricordato che nel 2023 negli stabilimenti italiani di Stellantis furono prodotte 400.675 unità, crollate poi a 237.700 unità nel 2024 e a 151.430 nel 2025.
Quanto ai veicoli commerciali, ovvero ai furgoni prodotti nello stabilimento di Atessa (Chieti), ne furono realizzati 166.850 nei primi 9 mesi del 2023, scesi poi a 149.900 nell’analogo periodo del 2024 e a 114.060 nel 2025.
In sostanza, secondo Uliano, questa “ripresa” relativa alla “crescita dei volumi” produttivi, “rappresenta un’inversione di tendenza rispetto al dato negativo degli ultimi due anni”. “Siamo però lontani – sottolinea il Segretario generale della Fim-Cisl – dall’obiettivo dichiarato nei tavoli ministeriali di raggiungere 1 milione di veicoli (auto + commerciali).”
Seguendo lo schema già collaudato nei rapporti trimestrali della Fim-Cisl sulla situazione produttiva e occupazionale degli stabilimenti italiani di Stellantis, Uliano ha poi tratteggiato le condizioni attuali, anche molto diverse, di tali stabilimenti.
Ad esempio Cassino (Frosinone) nei primi 9 mesi del corrente anno “perde più di un terzo della produzione rispetto a un 2025 già molto negativo”. E viene così a costituire “l’unico stabilimento di assemblaggio di autovetture che segna un dato negativo” in confronto all’anno scorso. Al contrario, lo stabilimento di Pomigliano d’Arco (Napoli) “con la produzione del terzo trimestre riesce a crescere di volumi rispetto ai primi 9 mesi del 2025”.
Per ciò che riguarda ancora l’auto, “le nuove produzioni di Jeep Compass a Melfi (Potenza) e la 500 ibrida a Mirafiori (Torino), insieme alla buona tenuta della Fiat Panda, hanno contribuito alla crescita produttiva, recuperando le perdite registrate nel 2025, anche se non si è ritornati ai volumi (…) del 2024”.
“Discorso a parte per Modena, per il quale la crescita consistente è determinata dal trasferimento a fine 2025 delle produzioni di Maserati Gran Cabrio e Gran Turismo provenienti da Torino.”
Quanto allo stabilimento di Atessa (Chieti), quello che, come si è già visto, produce con successo i veicoli commerciali, “registra una crescita del 17,3%, interrompendo l’utilizzo degli ammortizzatori sociali”.
Tutto questo, e molti altri dati comunicati da Uliano, ci dà un’idea della situazione attuale per ciò che riguarda Stellantis in Italia. Ma come lo stesso Uliano ben sa, è impossibile ragionare su ciò che ci si può aspettare per quanto riguarda il prossimo futuro dell’industria dell’auto nel nostro Paese, se non si colloca questo futuro in uno scenario globale sempre più complesso.
Nel corso del suo intervento, Uliano ha citato due date che, da questo punto di vista, appaiono diversamente significative, ma entrambe utili per chi volesse impostare un simile ragionamento.
La prima si riferisce a un appuntamento ormai imminente. Si tratta di giovedì 15 ottobre, ovvero del giorno per cui è stato fissato un incontro convocato in occasione della scadenza del cosiddetto CCSL, il Contratto specifico di lavoro in vigore negli stabilimenti italiani del Gruppo Stellantis. Un incontro in cui, ci si immagina, il Gruppo stesso sarà sollecitato a entrare innanzitutto nel merito di come intenda portare avanti i suoi attuali piani produttivi globali per ciò che riguarda specificamente il nostro Paese.
La seconda data è quella del 5 febbraio 2025, ovvero quella del giorno in cui il sindacato europeo Industriall Europe realizzò a Bruxelles, col vigoroso concorso dei sindacati italiani, una manifestazione volta a chiedere all’Unione Europea di dotarsi di una vera e propria politica industriale.
Morale della favola. Mentre il nostro Governo resta immobile, i due terreni che appaiono più praticabili per l’iniziativa sindacale relativa a Stellantis sono, da un lato, quello del rapporto, che deve necessariamente essere di stimolo, con l’Azienda, e, dall’altro, quello a livello europeo nei confronti di una Unione che si è mostrata fin qui, nel migliore dei casi, molto incerta per ciò che riguarda l’industria dell’auto, ma al cui interno operano Governi che, come quello tedesco e quello francese, sembrano intenzionati a fare qualcosa rispetto a un settore industriale – quello dell’auto, appunto – che, oggi come oggi, o è globale o non è.
Fernando Liuzzi


























