Ancora nessuna risposta concreta sul futuro della Peg Perego e nessun piano industriale considerato credibile dai sindacati. È quanto denunciano Fim-Cisl e Fiom-Cgil di Venezia e le Rsu Fim e Fiom della Peg Perego di San Donà di Piave al termine dell’incontro di ieri al ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla situazione dell’azienda. Al tavolo erano presenti le organizzazioni sindacali con le rispettive Rsu, la direzione aziendale, rappresentata da Marco Ferretti, e l’advisor Vertus. Assente invece la famiglia Perego, che, sottolineano i sindacati, «non si è presentata a questo incontro e nemmeno collegata». Un’assenza giudicata «grave e inaccettabile» alla luce della situazione dei dipendenti.
I sindacati riferiscono di essere a conoscenza del fatto che la famiglia Perego abbia incontrato recentemente la Rsu e i lavoratori nello stabilimento di San Donà di Piave, manifestando vicinanza e disponibilità al dialogo con le organizzazioni sindacali. «Ancora una volta, però, sono i fatti a smentire le sue parole», osservano.
Anche dall’incontro al Mimit, secondo Fim e Fiom, non sono arrivate le risposte attese: «Ci saremmo aspettati che l’azienda venisse al tavolo con un minimo di progetto industriale, idee più chiare e soprattutto rispetto verso i dipendenti che da anni mandano avanti gli stabilimenti». E invece, accusano, «ancora una volta, il nulla: nessuna risposta concreta, nessuna prospettiva credibile, nessun progetto industriale degno di questo nome».
Dopo sei incontri, aggiungono i sindacati, resta ancora senza risposta la domanda sul destino degli stabilimenti. Per San Donà di Piave, l’unico elemento emerso al tavolo è la manifestazione di interesse di due aziende, una attiva nel settore navale e l’altra in quello dell’arredamento. Informazioni che, per Fim e Fiom, restano però insufficienti e frammentarie.
A destare preoccupazione è inoltre la partecipazione della Peg Perego all’ultima fiera di Colonia, in Germania, dove l’azienda ha presentato due passeggini e un seggiolone «completamente Made in China». Un altro elemento che, secondo i sindacati, alimenta i dubbi sul futuro industriale del gruppo.
Fim e Fiom giudicano inoltre incomprensibile la scelta dell’azienda di non chiedere un ammortizzatore sociale al ministero del Lavoro, nonostante la proposta avanzata dalle organizzazioni sindacali per una durata di 12 mesi.
Nel corso della riunione, il tavolo è stato sospeso per consentire al Mimit di confrontarsi con l’azienda. Dopo circa mezz’ora il confronto è ripreso, ma si è deciso di sospenderlo nuovamente e rinviare la discussione. Il prossimo incontro è stato fissato per martedì 1 dicembre, sempre al Mimit.
«Il tempo per le lavoratrici e i lavoratori stringe», sottolineano Fim e Fiom, secondo cui ogni rinvio significa «altra incertezza, altra preoccupazione, altra tensione». Le Rsu e le organizzazioni sindacali si dicono «stanche e profondamente irritate» per come viene affrontata una vertenza che riguarda il futuro di tante famiglie. «Pretendiamo chiarezza, responsabilità e un vero progetto industriale», concludono.


























