Alla vigilia del summit anticorruzione, che il 12 maggio riunirà a Londra i rappresentanti di 40 Paesi, della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, oltre 300 economisti di 30 paesi hanno lanciato un appello attraverso una lettera rivolta ai leader mondiali affinché si metta la parola fine alla segretezza delle operazioni finanziarie realizzate offshore. “Un appello – si legge in una nota di Oxfam, che ha svolto un lavoro di coordinamento – che parte da un dato sostanziale: ad oggi non c`è alcuna reale ragione economica che possa ancora giustificare l`esistenza dei paradisi fiscali.”
Tra i firmatari alcuni degli economisti più influenti degli ultimi anni a livello internazionale: da Thomas Piketty, autore del best-seller internazionale “Il Capitale nel XXI secolo”, ad Angus Deaton, premio Nobel per l`Economia nel2015, aJeffrey Sachs, direttore dell`Earth Institute presso la Columbia University e consigliere del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon.
Un appello sposato anche dall`ambiente accademico italiano. Assieme ai docenti delle più prestigiose università del mondo come Harvard, Oxford, Sorbona, infatti tra i firmatari ci sono oltre 100 economisti dei più importanti atenei italiani: da La Sapienza, alla Bocconi, da Tor Vergata all`Università di Bologna e molte altre ancora. Tutti concordi su un punto: i paradisi fiscali compromettono le capacità degli Stati di raccogliere gettito fiscale e a rimetterci sono soprattutto i paesi poveri. Nonostante tra i firmatari vi siano differenti opinioni su quale sia il livello di tassazione ottimale, vi è però un`ampia convergenza nel considerare i paradisi fiscali distorsivi del corretto funzionamento dell`economia mondiale.
“In un`economia globale sostenibile la gigantesca elusione fiscale dei nostri giorni deve diventare un ricordo del passato ha dichiarato Leonardo Becchetti, professore Ordinario di Economia politica all`Università Tor Vergata di Roma, tra i firmatari della lettera – l’alibi dei super-ricchi per le disuguaglianze crescenti è sempre stato quello che alla fine il denaro sarebbe sgocciolato verso il basso. Ma neppure questo accade se i soldi vengono portati nei paradisi fiscali. Abbiamo grande fiducia che il cambiamento atteso accadrà perché i cittadini hanno detto basta a questa continua erosione di risorse che altera persino le statistiche sulla produzione, portandole verso i paradisi e riduce la torta a disposizione per salute, istruzione ed altri beni pubblici”, ha aggiunto.
“L`autorevolezza di questo appello rafforza l`operato di Oxfam, che ne ha coordinato l`azione, nell`ambito della campagna Sfida l`Ingiustizia in cui si chiede ai leader mondiali di porre fine all`era dei paradisi fiscali a livello globale”, ha detto da parte sua Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia. “L`attuale sistema fiscale permette ai più ricchi e potenti di nascondere tesori offshore, privando i Paesi di risorse essenziali per servizi pubblici di base come sanità e istruzione. Oxfam, da sempre impegnata con le comunità più vulnerabili in oltre 90 paesi, affinché sia data a tutti la possibilità di uscire dalla povertà, avverte che finché i paradisi fiscali continueranno ad esistere milioni di persone sono destinate a restare povere”, ha concluso.

























