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Home - Notizie del giorno - Draghi, per avere potere l’Ue deve diventare una vera federazione, o rischia di restare divisa, debole e deindustrializzata

Draghi, per avere potere l’Ue deve diventare una vera federazione, o rischia di restare divisa, debole e deindustrializzata

2 Febbraio 2026
in Notizie del giorno, In evidenza
Recovery fund, Draghi: spendere risorse per migliorare la crescita

Si sta delineando “un futuro in cui l’Europa rischia di diventare contemporaneamente divisa, subordinata e deindustrializzata. E una Europa che non riesce a difendere i suoi interessi, non potrà preservare a lungo i suoi valori”. Lo ha affermato Mario Draghi, già presidente del Consiglio italiano e della Bce, nella sua lectio magistralis a Lovanio, in Belgio, in occasione del conferimento di una laurea honoris causa.

“Ci troviamo davanti a degli Stati Uniti che, quantomeno nella loro postura attuale, mettono enfasi sui costi che si sono sobbarcati ignorando i benefici che hanno ottenuto”, che impongono dazi sull’Europa, “che minacciano i nostri interessi territoriali e che, per la prima volta, dicono in maniera esplicita che vedono una Europa frammentata come una cosa che va nel loro interesse”. Al tempo stesso la Cina “controlla snodi critici delle catene di approvvigionamento globali e mostra di voler sfruttare questa leva, costringendo gli altri a sopportare il peso dei quoi squilibri”. Di fronte a questo quadro, Draghi ha rilanciato la sua idea di quello che ha chiamato “federalismo pragmatico”.

“Pragmatico – ha detto – perché dobbiamo muovere i passi che al momento sono possibili, con i partner che sono disponibili a farli e sui settori in cui possono essere compiuti progressi. Ma federalismo perché la meta conta. L’azione comune e l’interesse reciproco creati devono diventare le fondamenta per istituzioni con veri poteri decisionali – ha sostenuto Draghi -: istituzioni in grado di agire in maniera risoluta in tutte le circostanze”.

Un approccio di questo tipo ci farebbe uscirebbe “dallo stallo in cui ci troviamo adesso e lo faremmo senza vederci subordinati a chicchesia. Gli Stati aderiscono. La porta resta aperta da altri, ma non a quelli che minerebbero lo scopo comune. Individualmente – ha spiegato Draghi – la maggior parte dei paesi Ue non sono nemmeno potenze di medio livello in grado di navigare in questo nuovo ordine mondiale”. Ognuno porta specificità sul tavolo, che siano materie prime, tecnologie di nicchia o strategicità geografica. “Ma collettivamente abbiamo qualcosa di più grande: economie di scala, ricchezza, cultura politica e 75 anni di costruzione di istituzioni su un progetto comune”.

Tutto questo ora è nella morsa dei conflitti tra Stati Uniti e Cina, ma gli europei “hanno la possibilità di diventare essi stessi una vera potenza. Dobbiamo decidere: restiamo prevalentemente un grande mercato soggetto alle priorità di altri? O assumiamo i passi necessari per diventare una potenza? Ma dobbiamo essere chiari – ha proseguito -: mettere assieme piccoli paesi non si traduce automaticamente in un blocco potente”. Invece “è la logica della confederazione, in cui l’Europa continua a operare su difesa, politica estera e politiche di bilancio”.

“Questo modello non produce una potenza. Un gruppo di Stati che si coordina resta un gruppo di Stati, ognuno con un veto, ognuno con i suoi calcoli, separati e ognuno vulnerabile ad essere preso uno per volta”. Per essere una potenza globale “l’Europa deve muoversi da una confederazione a una federazione. Dove l’Europa si è federata, sul commercio, sulla concorrenza, sul mercato, sulla politica monetaria siamo rispettati come una potenza e possiamo negoziare come uno solo”.

Lo si è visto nel successo negli accordi commerciali negoziati con India e America Latina (Mercosur). Mentre “non lo vediamo su difesa, politica industriale, esteri: dato che siamo trattati come una assemblea disunita di Stati di medie dimensioni, da tenere divisi”.

redazione

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