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Home - Approfondimenti - La nota - Stellantis, Cappellano conferma l’impegno per l’Italia: produzione in aumento già dal 2026, ma resta il nodo della competitività. Scettici i sindacati: “nessuna rassicurazione per i lavoratori”

Stellantis, Cappellano conferma l’impegno per l’Italia: produzione in aumento già dal 2026, ma resta il nodo della competitività. Scettici i sindacati: “nessuna rassicurazione per i lavoratori”

di Elettra Raffaela Melucci
30 Gennaio 2026
in La nota
Stellantis, mancano gli ordini per il mercato dell’elettrico: a Mirafiori stop alla produzione della 500bev fino all`11 ottobre

Accompagnato dal presidio di centinaia di metalmeccanici provenienti da tutta Italia, si è svolto questa mattina a palazzo Piacentini il tavolo sull’automotive. Presenti il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e la sottosegretaria con delega alle crisi d’impresa, Fausta Bergamotto, insieme alle imprese del settore, alle Regioni e ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali.

Il più atteso tra gli interventi è stato quello del responsabile Europa di Stellantis, Emanuele Cappellano, che ha confermato l’impegno del Gruppo in Italia, definita “un punto di riferimento per il futuro del Gruppo”. “Nel dicembre 2024 – ha spiegato – con il Piano di impegni definito a chiusura del tavolo Stellantis, abbiamo voluto dare un segnale di particolare attenzione verso questo Paese, che rappresenta la storia della nostra azienda”.
Nonostante le rassicurazioni, Cappellano ha ammesso le difficoltà del momento “per tutto l’ecosistema con cui operiamo, in Italia, in Europa e nel mondo”, sottolineando come il tavolo automotive rappresenti “un’opportunità importante per unire le forze nella difesa di un’industria fondamentale”.

Per Stellantis, tuttavia, iniziano a emergere i primi segnali positivi, “derivanti dalle strategie che stiamo attuando insieme ad Antonio Filosa e a tutto il nuovo management”. “I risultati di molte di queste iniziative saranno visibili solo nel medio periodo – ha precisato– ma alcune scelte di prodotto e di mercato stanno già mostrando i primi frutti”.

Relativamente alla produzione italiana, l’avvio della produzione delle nuove DS N°8 e Jeep Compass a Melfi e della nuova Fiat 500 ibrida a Mirafiori, “oltre a ribadire l’impegno per il futuro dei due stabilimenti, ci permetterà, insieme agli altri modelli che lanceremo a partire da quest’anno, di aumentare la produzione già dal 2026″. Una previsione, aggiunge Cappellano, suffragata dall’aumento della produzione a Mirafiori di quasi il 28% nel 2025, spinta proprio dalla nuova 500 ibrida.

Tra le novità annunciate, l’avvio nelle prossime settimane del secondo turno produttivo per andare incontro alle richieste che stanno arrivando per la nuova Compass, mentre nei prossimi giorni verrà ripristinato parzialmente il terzo turno produttivo presso lo stabilimento di Atessa, che abiliterà la produzione di 200 veicoli aggiuntivi al giorno. Inoltre, “stiamo lavorando per portare una nuova generazione della famiglia dei Lcv di grandi dimensioni” e nel corso del 2026, “a Melfi avvieremo la produzione prima di un nuovo modello DS e, successivamente, della nuova Lancia Gamma, entrambe sia con motorizzazione elettrica che ibrida. Sempre a Melfi, entro il 2028 avvieremo la produzione di un nuovo modello”. A Pomigliano, “confermiamo i tre modelli annunciati nel dicembre 2024″. Infine, entro il 2030 a Mirafiori arriverà la nuova generazione di 500.

Per Cassino, “stiamo gestendo la transizione legata al cambiamento della strategia rispetto al full-electric”. Nel mentre “il nostro focus si concentra sulla gamma attuale: abbiamo già lanciato una serie speciale per le Alfa Romeo Giulia e Stelvio e abbiamo deciso di lanciare una nuova Maserati Grecale”.

A Modena, invece, è stata riportata la produzione di GranCabrio e GranTurismo nello storico stabilimento di Maserati. “Siamo impegnati a definire la miglior soluzione possibile per il futuro di Maserati. Gli ulteriori sviluppi saranno definiti sulla base del nuovo Piano Strategico” che sarà presentato a Detroit il 21 maggio.

In merito a Termoli, spiega Cappellano, “Acc è impegnata nella definizione della sua strategia di investimento sulle Gigafactory. A prescindere da quali saranno le scelte di Acc, ci tengo ad anticiparvi che, come Stellantis, oltre a confermare l’arrivo della produzione dei cambi e-Dct, abbiamo deciso di investire sul futuro dei motori Gse, adattandoli ai requisiti delle normative tecniche ambientali (Euro7), per garantire la loro piena impiegabilità anche dopo il 2030 sull’offerta di gamma attuale e futura”. Questo, precisa, consentirà la continuità operativa dello stabilimento che sarà associata a produzioni chiave per il futuro dell’azienda che registrano tipicamente volumi importanti.

Sul fronte occupazionale, il responsabile Stellantis afferma che “grazie alla rinnovata politica di allocazione produttiva, oltre che alle uscite incentivate registrate in questi anni, prevediamo che già dal 2026 potremo ridurre il ricorso a strumenti di cassa integrazione o contratti di solidarietà in alcuni dei nostri stabilimenti”. Nel 2025, tiene a precisare Cappellano, sono stati assunti quasi 500 nuovi colleghi di cui circa 150 ingegneri e nel 2026 si prevede di inserire in azienda oltre 500 nuove unità, di cui oltre 400 a Mirafiori, in vista dell’attivazione del secondo turno per la produzione della Nuova Fiat 500 ibrida.

Ma resta il nodo della tenuta industriale e occupazionale, inficiata da fattori come il costo dell’energia e del lavoro. Per riuscire a garantire solidità “abbiamo bisogno di condizioni pro-competitive che ci permettano di affrontare la concorrenza, non solo extra-europea. Le attuali condizioni, infatti, restituiscono un contesto industriale non attrattivo ai fini di nuovi investimenti in Italia. “Questo ci penalizza”. Secondo Cappellano, “per tornare ad una crescita sostenibile, riteniamo sia necessario lavorare insieme ad un vero e proprio Piano per la competitività del settore automotive italiano, che abbia come priorità: La riduzione dei prezzi dell’energia, con attenzione sia al costo della componente energetica che agli oneri di sistema; efficientamento del costo del lavoro, che premi chi fa innovazione e che riconosca le esigenze di un’industria in costante evoluzione e mutamento; competitività della filiera, che va accompagnata verso innovazione e diversificazione. È fondamentale agire con estrema decisione e, soprattutto, farlo immediatamente”, ha concluso.

Per parte propria, Urso rivendica il ruolo dell’Italia nel processo di revisione del regolamento europeo sulle emissioni CO2, la proposta di modifica della commissione Ue e le misure di politica industriale per i prossimi anni “Con il nostro primo non-paper sul settore dell’ottobre 2024 abbiamo aperto la strada alle riforme in Europa, riuscendo ad ottenere l’anticipo della revisione del regolamento sulle emissioni di CO2 e il rinvio delle supermulte che avrebbero portato al collasso del sistema industriale dell’automotive europeo”, ha dichiarato il ministro nel corso del tavolo. “La proposta di revisione presentata il 16 dicembre scorso dalla commissione però – ha proseguito – pur andando nella direzione giusta, non è affatto sufficiente: serve il pieno riconoscimento della neutralità tecnologica, lo sviluppo dei biocombustibili, risorse significative sulla filiera delle batterie e la tutela del made in Europe. Per questo abbiamo sottoscritto un’intesa con la Germania sulle modifiche ai regolamenti, sulla politica industriale europea e sulla competitività. Ora dobbiamo ingaggiare anche la Francia per allargare il fronte delle riforme. Servono cambiamenti radicali, non maquillage. Servono subito: il tempo è scaduto”.

Ma il quadro tratteggiato da Cappellano non rassicura i sindacati. Per Michele De Palma, segretario generale della Fiom, e Samuele Lodi, segretario nazionale e responsabile settore mobilità, dal tavolo “non è arrivata nessuna risposta concreta per i lavoratori, con una riduzione del fondo da 8 a 1,6 miliardi in 5 anni, senza alcuna condizione nei finanziamenti pubblici per garantire l’occupazione in Italia”.

Il tavolo, ricordano i due sindacalisti, era stato istituito l’obiettivo di arrivare a un accordo tra Governo-Stellantis-Anfia-Regioni interessate e organizzazioni sindacali che definisse le condizioni affinché nel nostro Paese si tornasse a fare ricerca e sviluppo e di produrre più di un milione di veicoli e di salvaguardare l’occupazione anche nella componentistica. “Il Mimit rivendica modifiche normative che da un punto di vista industriale e occupazionale non hanno avuto effetti positivi, anzi la situazione si aggrava sempre di più nella transizione”.

Secondo la Fiom “questo tavolo ha finora disatteso l’obiettivo e nel frattempo la situazione è peggiorata. De Palma e Lodi ricordano che “per questo centinaia di lavoratori di Stellantis e di tutto il settore automotive erano presenti davanti al ministero: evidenziare la pesante crisi e per richiedere soluzioni che non possono che passare attraverso politiche industriali da parte del Governo, ancora del tutto assenti, e investimenti pubblici e privati”. Nonostante Stellantis abbia annunciato oggi un aumento della produzione in Italia “è ora di un confronto serrato sul piano industriale in termini di nuove produzioni, impianti e occupazione per rilanciare la ricerca e sviluppo in Italia per il mercato globale a partire da quello europeo dove per la prima volta le vendite delle auto elettriche sono state superiori a quelle diesel”.

La Fiom aggiunge che “la commissione europea ha modificato la normativa, ora sono necessarie le risposte del Governo per un piano pluriennale sulla ricerca e produzione di Stellantis. Il gap tecnologico nei confronti dei concorrenti cinesi, ma anche nipponico e coreani rischia di allargarsi ulteriormente. Servono una nuova strategia di settore per definire la politica industriale nazionale ed europea e le risorse che ancora non sono state stanziate in Europa e in Italia. Per tutte queste ragioni è necessario che il tavolo automotive diventi un tavolo permanente a Palazzo Chigi. La presidenza del consiglio deve assumersi la responsabilità di guidare questo confronto per contrastare il reale pericolo di perdere un settore strategico per la nostra industria”.

Possibilismo dalla Uilm. “È essenziale che il 2026 rappresenti l’anno del cambiamento per il settore automotive in Europa e in Italia: una politica industriale seria e pragmatica è diventata una necessità ineludibile nel mutato contesto internazionale e l’Unione europea deve cambiare se non vuole restare schiacciata”. Lo dichiarano Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, e Gianluca Ficco, segretario nazionale e responsabile del settore automotive, in occasione del tavolo di settore al Mimit.

I cinquecento lavoratori oggi in presidio dinanzi al ministero “manifestano per chiedere di agire subito, poiché la situazione è troppo grave per tollerare ulteriori temporeggiamenti. Stellantis ha assicurato che manterrà gli impegni già assunti” ma, denunciano Palombella e Ficco, il piano industriale “ha un limite, vale a dire che sembra dipendere almeno in parte da condizioni di contorno e di mercato tuttora incerte; anche per questo chiediamo che le azioni annunciate siano realizzate rapidamente”.

“Il Governo – concludono Palombella e Ficco – si è impegnato a sfruttare la breccia aperta nelle politiche europee di elettrificazione per abbattere del tutto il muro ideologico e si è detto pronto a destinare 1,6 miliardi di euro per sostenere il settore. Tuttavia il tempo stringe e quanto fatto fino ad ora ha un valore per lo più simbolico: dobbiamo abolire le famigerate multe europee e sgravare il costo della energia, puntare sugli ibridi, sulla neutralità tecnologica e sulla libertà di scelta dei consumatori. Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi non solo per Stellantis, ma anche per la produzione di camion di Iveco, per Marelli, per la Bosch di Bari e per la intera filiera dell’indotto”.

Per Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim-Cisl, “bisogna che togliamo di mezzo l’idea che modificare la regolamentazione Ue risolva tutti i problemi. E’ stato importante riuscire a porre a livello europeo la questione della neutralità, perché la transizione si può fare solo se c’è sostenibilità sociale e se non c’è macelleria sociale”. Secondo Uliano “il Governo deve assumersi una responsabilità forte. Quando abbiamo avviato questo tavolo eravamo a 750mila veicoli in Italia, l’obiettivo era di un milione di veicoli. Oggi siamo a 300mila. Il problema del costo dell’energia è uno dei primi dati che noi abbiamo evidenziato e viene sollevato da tutte le imprese. Questa è una emergenza che deve risolvere il Governo. Serve poi una deroga agli investimenti, che non può essere solo per il settore della difesa. Ma serve anche per l’industria dell’auto, per l’industria civile”.

Il segretario generale Fismic Confsal, Roberto Di Maulo e il vicesegretario generale Sara Rinaudo puntano il dito sullo scaricabarile di responsabilità di fronte a quella che definiscono “una crescente desertificazione” del settore automotive. Il principale responsabile è l’Europa, accusano i due sindacalisti, con il “programma suicida di decarbonizzazione che non tiene conto della realtà industriale e che dal punto di vista sociale produce una carneficina senza eguali” e il recente provvedimento assunto in materia di revisione del Green Deal che “non offre nessuna soluzione” e “rischia di prolungare il divario tecnologico rispetto ai concorrenti”, prolungando l’incertezza delle industrie europee. Ma anche il Governo non è esente da colpe, tergiversando tra i tavoli ministeriali senza adottare misure a sostegno del settore. Infine ci sono le responsabilità in capo ai produttori, in primis Stellantis “che ha l’alibi dell’incertezza del quadro in cui si opera, ma nel frattempo fa scelte che allontanano la possibilità di ripresa per gli stabilimenti di assemblaggio italiani ed europei, continuando la ricerca di improbabili soluzioni”.

In questo quadro, concludono i due sindacalisti, “chiediamo al governo italiano di assumere dei provvedimenti straordinari per il settore automotive, sia facendo sentire forte la propria voce con la Commissione Europea, sia varando un piano straordinario di incentivi alla domanda e facilitando gli investimenti nel nostro Paese, prendendo provvedimenti che abbassino il costo dell’energia e finalmente assumendo un provvedimento straordinario di ammortizzatori sociali che superi gli attuali vincoli temporali, a partire dalle aziende della componentistica e dell’indotto.”

Elettra Raffaela Melucci

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Giornalista de Il diario del lavoro

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