Si è riunito oggi al ministero delle Imprese e del Made in Italy il comitato esecutivo dei sottoscrittori dell’Accordo di programma per il rilancio, la riconversione industriale e la decarbonizzazione di Ast Terni, firmato nel giugno 2025. Al centro del confronto, l’avanzamento del piano industriale e, in particolare, il problema del costo dell’energia e degli strumenti necessari a contenerne l’impatto sulle produzioni energivore.
L’Accordo di programma prevede 557 milioni di euro di investimenti entro il 2028, destinati all’efficientamento e all’ammodernamento degli impianti, al rafforzamento della produzione di acciaio inox, allo sviluppo dell’acciaio elettrico e agli interventi di sostenibilità ambientale. Secondo quanto emerso dal monitoraggio, gli impegni sul fronte degli investimenti e dell’occupazione risultano in avanzamento, mentre resta aperto il nodo dei costi energetici.
Per la Fim l’esito del confronto è positivo, ma la questione energia resta decisiva. «L’azienda, ad oggi, sta mantenendo gli impegni assunti sia per quanto riguarda la salvaguardia occupazionale che sul fronte degli investimenti», affermano il segretario nazionale Valerio D’Alò e il segretario della Fim Umbria Simone Liti, sottolineando che gli interventi riguardano anche il versante ambientale.
Sul fronte energetico, D’Alò e Liti sottolineano che il costo dell’elettricità deve essere non soltanto competitivo, ma soprattutto stabile nel tempo, affinché tenga la stabilità occupazionale e la qualità del lavoro senza tra l’altro mette a repentaglio la tenuta industriale del Paese. Il sindacato chiede inoltre a Regione e Comune di tradurre in fatti gli impegni assunti e, in particolare, si aspetta che la legge regionale annunciata venga approvata entro la fine dell’anno.
Anche la Uilm chiede di intervenire sul cronoprogramma dell’Accordo. «Abbiamo chiesto di anticipare la realizzazione degli impegni previsti dall’accordo di programma di Terni», dichiarano il segretario nazionale Guglielmo Gambardella e il segretario della Uilm Terni Simone Lucchetti. Secondo il sindacato, a un anno dalla firma il contesto è cambiato e occorre quindi adeguare i tempi degli interventi per attenuare l’impatto dell’incidenza del costo dell’energia, «arrivato, negli ultimi mesi, a livelli insostenibili».
La Uilm sottolinea inoltre che l’azienda avrebbe già realizzato o pianificato oltre un miliardo di euro di investimenti, oltre il budget inizialmente previsto, e avrebbe incrementato l’occupazione di oltre 50 unità. Si tratta di un dato riferito dalla stessa organizzazione sindacale e riferito a un perimetro più ampio rispetto ai 557 milioni previsti dall’Accordo di programma.
Per il sindacato, anche i lavoratori hanno contribuito al percorso di rilancio attraverso la riorganizzazione del lavoro e il recupero di efficienza e produttività. Proprio per questo, la Uilm avverte che un eventuale ulteriore aggravamento del problema energetico non dovrà tradursi in un costo per i dipendenti: «Non accetteremo che l’eventuale accentuarsi del problema del costo dell’energia si scarichi sui lavoratori». Da una
Il monitoraggio dell’Accordo proseguirà nei prossimi mesi con l’obiettivo di verificare l’avanzamento degli investimenti e il rispetto del cronoprogramma. Per Fim e Uilm, però, il punto è accelerare: la transizione industriale, sostengono, deve essere accompagnata da condizioni energetiche che rendano sostenibili gli investimenti e impediscano che i costi della trasformazione ricadano sul lavoro.

























