Tutti gli occhi sono puntati sulla guerra in Iran e tutte le tasche tremano per i rincari di gas, luce e petrolio che potrebbero far rialzare la testa all’inflazione e azzoppare l’economia. Eppure sottotraccia, in questi giorni di tregenda, a palazzo Chigi c’è chi esplora la possibilità di mettere le mani sulla Banca centrale europea. L’ambizione: spingere un altro italiano, dopo Mario Draghi, alla guida dell’Eurotower. I potenziali candidati tricolore: Fabio Panetta, attuare governatore della Banca Italia, e Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Bce.
Ma andiamo con ordine, per spiegare gli appetiti di Giorgia Meloni e del suo braccio destro a palazzo Chigi Giovanbattista Fazzolari. Christine Lagarde, attuale presidente della Bce, scade nell’ottobre del prossimo anno, quando ormai all’Eliseo potrebbe sedere un esponente dell’ultradestra francese come Marine Le Pen (se avrà risolto i suoi guai giudiziari) o il suo delfino Jordan Bardella. E dunque, secondo il Financial Times, il presidente Emmanuel Macron starebbe lavorando ai fianchi Lagarde per spingerla a dimettersi anzitempo, in modo da lasciare a lui la possibilità di indicare il successore a Francoforte prima delle elezioni presidenziali di aprile 2027.
Tant’è, che nonostante le smentite riguardo al passo indietro anticipato della presidente della Bce, già circola una rosa di nomi. Dove compaiono il banchiere centrale olandese Klaas Knot e l’economista spagnolo Pablo Hernández de Cos, pure lui con un passato da governatore centrale a Madrid. In corsa, secondo alcuni, ci sarebbe anche Joachim Nagel, dal gennaio del 2022 presidente della Deutsche Bundesbank. Ma con la tedesca Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea è difficile che un altro esponente teutonico possa mettere le mani sull’Eurotower.
Macron sta facendo di tutto per non lasciare a Marine Le Pen, Bardella e al loro partito euro-scettico Rassemblement National la scelta del successore di Lagarde. La prova: il presidente francese ha ottenuto, il 10 febbraio, l’uscita di scena del governatore della Banca di Francia, Villeroy de Galhau. E pensare che il banchiere, al pari di Lagarde, avrebbe dovuto lasciare la prestigiosa poltrona alla fine del prossimo anno. Ma vale, secondo Macron, per Villeroy ciò che vale per Christine: meglio un saluto prima del tempo, un sacrificio, piuttosto che lasciare la Banca centrale francese e la Bce in mano a qualche esponente dell’ultra-destra. Un approccio condiviso dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz.
Ed è qui, appunto, che si inserisce la “tentazione” di Meloni. Finora nessuno ha mai parlato di un candidato italiano per la successione a Lagarde. Ciò non toglie, però, che la premier stia esplorando assieme a Fazzolari la “praticabilità” dell’operazione. Tanto più che la fretta di Macron è utile anche per Giorgia che, bene che vada, finirà il suo mandato nella primavera del prossimo anno. Esattamente come l’inquilino dell’Eliseo. La scadenza di settembre 2027 (Giorgia vinse le elezioni il 25 settembre 2022) infatti è sconsigliata dalla sovrapposizione della formazione del nuovo governo con la stesura della legge di bilancio.
Mettere però in secondo piano lo storico asse franco-tedesco, nonostante il riavvicinamento tra Roma e Berlino in nome del comune “sentire” conservatore, è impresa tutt’altro che facile. Meloni comunque ha deciso di provarci. Anche perché ritiene Panetta un “candidato perfetto”, Cipollone “un’alternativa decisamente credibile”. E perché è convinta, forte della sua durata a palazzo Chigi e dalla debolezza di Macron, che esistano “spazi di manovra”. “Senza contare”, dice una fonte di palazzo Chigi, “che non sta scritto da nessuna parte che il successore di Lagarde debba essere un altro francese. Mentre è sicuro che non potrà essere un tedesco, visto che von der Leyen guida la Commissione Ue”.
Insomma, Meloni & Co. puntano di applicare il Cencelli all’Eurotower. Ci riusciranno? Innanzitutto c’è da capire se Lagarde resisterà al suo posto nonostante le pressioni di Macron: la guerra in Iran in qualche modo l’aiuta. E poi c’è da scoprire se davvero Merz vorrà premiare un francese. Chissà, l’asse con Roma alla fine potrebbe risultare utile.
Alberto Gentili

























