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Home - La biblioteca del diario - Disintermediare stanca. Democrazia economica, populismo e crisi del collettivo. FrancoAngeli Editore

Disintermediare stanca. Democrazia economica, populismo e crisi del collettivo. FrancoAngeli Editore

di Elettra Raffaela Melucci
26 Febbraio 2026
in La biblioteca del diario
Disintermediare stanca. Democrazia economica, populismo e crisi del collettivo. FrancoAngeli Editore

Disintermediare stanca è il nuovo libro di Francesco Seghezzi, presidente di Adapt, presentato per la prima volta mercoledì 25 febbraio presso la sala stampa di Montecitorio. Un confronto sulla crisi delle istituzioni collettive, sul populismo e sul futuro della democrazia economica, cui hanno partecipato esponenti politici, sindacali e accademici – i veri interlocutori di questo lavoro, come ha sottolineato lo stesso autore – che si sono misurati con una prospettiva integrata nell’analisi di un fenomeno sempre più pervasivo.

Il volume offre una lettura critica e comparata delle tensioni contemporanee tra populismo, disintermediazione e futuro della democrazia economica. Attraverso cinque casi studio (Austria, Francia, Italia, Polonia e Spagna), Seghezzi ricostruisce diverse traiettorie di interazione tra populismo, sindacato e modelli nazionali di democrazia economica, mostrando come alcune forze populiste abbiano messo in discussione strumenti e istituzioni della partecipazione economica, mentre altre abbiano parzialmente incorporato istanze sociali tradizionalmente sostenute dagli attori collettivi.

Il libro, afferma l’autore, si propone come una difesa del collettivo, nella prospettiva secondo cui la politica è ancillare rispetto a bisogni economici e sociali crescenti. Si avverte un’esigenza di prossimità in un mondo del lavoro sempre più frammentato. La disintermediazione logora la democrazia e, se è vero che il rinnovamento è necessario, il metodo della rappresentanza collettiva resta ancora uno strumento efficace.

Nulla di astratto, ma pratica concreta in un contemporaneo che pare disintegrarsi sotto i colpi delle politiche di dismissione delle relazioni industriali e di populismi economici sempre più aggressivi. Eppure l’Italia, secondo l’interpretazione di Lorenzo Malagola, deputato in quota Fratelli d’Italia, possiede per tradizione elementi relazionali che sono antidoto alla disintermediazione, una forte rete sociale e civile che rende il nostro paese paradigma, in occidente, del rapporto di prossimità Stato-società. Disconnettere i cittadini dal potere è pericoloso, sostiene Malagola, e per questo bisogna rafforzare la rappresentanza in maniera sussidiaria alimentandola di contenuti. La sussidiarietà è dare protagonismo alla società e lo Stato è abilitatore di questo rapporto.

Innegabile, però, una certa stanchezza dei cittadini che, per Susanna Camusso, senatrice ed ex leader della Cgil, dimostra la natura in larga parte illusoria di questa relazione diretta con le forze di governo. Tutto, secondo la senatrice, sembrerebbe andare piuttosto nella direzione di una messa in discussione degli interessi collettivi, a partire da quelli dei lavoratori, attraverso le politiche su contratti e rappresentanza sostenute dall’esecutivo in carica. Disintermediare significa proprio questo.

La qualità della contrattazione, pietra angolare del confronto, è ciò che può rispondere alle esigenze di una rappresentanza fin qui solo simulata: quella dei più fragili, degli esclusi in partenza e di quanti rischiano di diventarlo. A dimostrarlo vi sono anche i controlli giudiziari disposti dalla Procura di Milano nei confronti di Glovo-Foodinho e Deliveroo Italia: non è il sindacato ad aver abdicato alla giustizia, ma la politica, che si è resa complice di una deregolamentazione del lavoro.

È quanto avvenne, ricorda Camusso, durante il governo giallo-verde, quando sotto la guida dell’allora ministro Luigi Di Maio le aziende si rifiutarono di realizzare un Ccnl dei rider, favorite da una cornice legislativa che consentiva di considerarli lavoratori autonomi, negando di fatto il rapporto di dipendenza e ostacolando il tentativo di ricondurli ai contratti collettivi esistenti. Si tratta di una responsabilità collettiva: è stato permesso ai giganti della gig economy di recidere la relazione con il lavoratore, frapponendo un algoritmo e utilizzandolo come strumento per comprimere diritti e tutele.

Di segno contrario la posizione di Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, che non commenta le azioni della procura ma insiste sull’esigenza di costruire tutele e diritti per questi lavoratori all’interno di un quadro regolatorio capace di coniugare innovazione e diritti. Non ricorrendo a facili scorciatoie, ma attraverso la contrattazione. In questa ottica, osserva la leader della Cisl, non ci si può sostituire ai lavoratori: al contrario, occorre ascoltarli per ridare loro voce e dignità, garantendo una reale possibilità di scelta sulla tipologia di inquadramento del rapporto lavorativo. Questo approccio, sostiene Fumarola, colloca i rider in una nuova frontiera del lavoro, dove stabilità e flessibilità possono convivere per consentire una piena conciliazione con le esigenze della persona.

Bisogna farsi carico delle aspettative di queste persone attraverso due strumenti che per la Cisl sono centrali: partecipazione e contrattazione, soprattutto di secondo livello. Una contrattazione “sartoriale”, cioè capace di avvicinarsi a persone e imprese e di modellarsi sulle loro richieste ed esigenze, così da offrire risposte più appropriate ai singoli contesti. In questo senso, il libro di Seghezzi è insieme una diagnosi dello stato dell’arte — la dannosa prassi di governare tagliando fuori i corpi intermedi — e un avvertimento: la disintermediazione è una scorciatoia che finisce per logorare la democrazia, che per questo va difesa e rafforzata.

Roberto Pedersini, docente di sociologia dei processi economici e del lavoro all’Università Statale di Milano e presidente dell’Associazione Italiana di Studio delle Relazioni Industriali, pone l’accento sul ruolo cruciale delle parti sociali nel rafforzare la democrazia e nel tutelare interessi collettivi e condivisi. In questo senso, il libro di Seghezzi evidenzia come la pratica delle relazioni industriali sia intrinsecamente orientata alla socializzazione alla partecipazione, tanto produttiva quanto democratica.

La difficoltà della rappresentanza è il riflesso delle profonde trasformazioni che hanno investito società, economia e lavoro, mettendo in discussione i modelli tradizionali. Politica e partiti appaiono sempre meno come soggetti intermedi e tendono piuttosto a costruire un rapporto diretto tra leadership e cittadinanza, cifra tipica del populismo. Questa dinamica, avverte Pedersini, rappresenta una criticità per la qualità della democrazia.

Se cambia la politica, cambiano anche i soggetti collettivi. Il populismo fa leva sulla disintermediazione per scavalcare la rappresentanza e proporsi come interlocutore diretto: una strategia che può rivelarsi efficace sul piano elettorale, ma che, una volta al governo, mostra tutti i suoi limiti, perché i corpi intermedi restano fondamentali per il funzionamento del sistema democratico.

Elettra Raffaela Melucci

 

Autore: Francesco Seghezzi

Editore: FrancoAngeli

Anno di pubblicazione: 2026

Pagine: 226

Prezzo: 36 euro

ISBN 9788835187059

 

Elettra Raffaela Melucci

Elettra Raffaela Melucci

Giornalista de Il diario del lavoro

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