È morto dopo una caduta da un’altezza di circa dieci metri Salvatore Calignano, operaio edile di sessantuno anni residente a Orta di Atella, nel casertano. L’uomo era stato trovato gravemente ferito il 2 ottobre in via Fossa del Lupo, a Caivano, dopo una chiamata anonima al 118. I sanitari accorsi hanno riscontrato traumi compatibili con una caduta dall’alto e trasportato l’uomo prima all’ospedale San Giuliano di Giugliano e poi all’Ospedale del Mare di Napoli, dove è morto il giorno successivo. La dinamica dell’incidente è ora al centro dell’inchiesta della Procura di Napoli Nord.
Secondo quanto finora emerso, Calignano sarebbe precipitato dal tetto di un capannone mentre era impegnato in lavori di manutenzione. Prima di perdere conoscenza, avrebbe riferito di essere caduto da una scala. Ma a essere sotto esame non è soltanto la dinamica della caduta: gli investigatori stanno cercando di capire anche che cosa sia accaduto dopo.
Sono tre le persone iscritte nel registro degli indagati per omicidio colposo in cooperazione: il datore di lavoro di Calignano e i due titolari del capannone nel quale l’operaio potrebbe essere precipitato. L’iscrizione è stata effettuata anche in vista degli accertamenti autoptici, con il conferimento dell’incarico per l’autopsia previsto per il 7 ottobre. I carabinieri hanno sequestrato l’area e stanno acquisendo elementi utili a ricostruire la sequenza dei fatti, comprese eventuali testimonianze e immagini delle telecamere.
Uno dei punti centrali dell’indagine riguarda infatti lo spostamento del lavoratore. Calignano è stato trovato agonizzante all’esterno dell’area, sotto un albero, mentre la sua automobile è stata rinvenuta nei pressi del luogo nel quale potrebbe essersi verificato l’incidente. Gli investigatori stanno cercando di accertare chi lo abbia portato in quel punto, per quale ragione e chi abbia chiamato i soccorsi. La Procura sta verificando anche l’ipotesi che il lavoratore sia stato spostato per allontanare le tracce di un possibile infortunio sul lavoro e se vi siano stati tentativi di inquinare le prove. Al momento, si tratta di circostanze ancora da accertare.
Anche le condizioni in cui Calignano stava lavorando sono oggetto di verifiche. La moglie ha riferito al legale della famiglia che quella mattina il marito le aveva detto di essere impegnato sul tetto del capannone per la posa di una guaina. La famiglia sostiene che lavorasse senza regolare contratto e senza dispositivi di protezione. Dagli accertamenti dei carabinieri è però emerso che l’uomo risultava formalmente assunto da una piccola impresa edile con decorrenza dal primo ottobre, appena un giorno prima dell’incidente. Una circostanza che la moglie ha detto di non conoscere e che il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, ha indicato come un elemento da approfondire. La Procura sta verificando anche l’eventuale assenza di dispositivi di protezione individuale.
Il caso ha provocato una dura reazione dei sindacati. Il segretario generale della Fillea Cgil Napoli, Giuseppe Mele, ha parlato di «inciviltà e barbarie», sostenendo che, se venisse confermata la ricostruzione dello spostamento e dell’abbandono del lavoratore ferito, la vicenda andrebbe oltre la già drammatica dimensione dell’infortunio sul lavoro. Mele ha collegato il caso al problema del lavoro sommerso e di una filiera che sarebbe segnata da subappalti, corsa al ribasso e deregolamentazione.
La Cgil Napoli e Campania ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile in un eventuale processo. Il segretario generale Nicola Ricci ha parlato di «rabbia e dolore» e ha chiesto che siano accertate tutte le responsabilità. Qualora le prime ricostruzioni fossero confermate, ha sottolineato, emergerebbero questioni legate al lavoro nero e alla mancanza delle garanzie minime di sicurezza. Ricci ha inoltre chiesto al governo di istituire una Procura speciale per i reati in materia di sicurezza sul lavoro.
Anche la Uil Campania ha annunciato che si costituirà parte civile. Il segretario generale Giovanni Sgambati ha definito la vicenda «crudele e disumana» e ha richiamato altri casi di lavoratori gravemente feriti e poi non adeguatamente soccorsi, citando l’operaio marocchino nell’agro nocerino e il bracciante indiano Satnam Singh, morto nell’agro pontino. Il riferimento, nelle parole del sindacalista, riguarda dunque soprattutto ciò che può accadere dopo un grave infortunio e il mancato tempestivo soccorso. Sgambati ha chiesto inoltre un intervento del Parlamento sulla sicurezza sul lavoro, compresa l’istituzione di una Procura speciale.
La ricostruzione resta ancora affidata agli inquirenti. Saranno l’indagine della Procura, gli accertamenti dei carabinieri e l’autopsia a chiarire dove sia avvenuta la caduta, se Calignano sia stato effettivamente spostato, chi lo abbia spostato e perché, e se vi sia stato un ritardo nei soccorsi tale da incidere sull’esito dell’infortunio.

























