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Home - Rubriche - Giochi di potere - Ci mancava solo Santoro

Ci mancava solo Santoro

di Riccardo Barenghi
15 Febbraio 2024
in Giochi di potere
Ci mancava solo Santoro

MICHELE SANTORO

Parafrasando Ennio Flaiano si può dire che la questione è grave ma anche seria. Ed è pure grottesca. Parliamo di Michele Santoro e della sua iniziativa politica, ossia quella di formare una nuova lista e presentarsi alle elezioni europee di giugno. La lista o il partito che eventualmente sarà si chiama “Pace terra dignità”, e non ci vuole una grande fiuto politico per prevedere che non raggiungerà il quorum del 4 per cento necessario per poter entrare nel Parlamento dell’Europa. E se pure, per miracolo, dovesse raggiungerlo, non farebbe altro che togliere voti agli altri partiti del centrosinistra. I quali sono già più di metà di mille: Pd, Rifondazione comunista, Potere al popolo, Cinquestelle, Azione, Più Europa, Sinistra italiana, Verdi… e sicuramente qualcuno ci è sfuggito. Un mondo a parte viene da pensare, in cui ognuno pensa al suo piccolo o medio orticello (a proposito dei trattori…) e se ne frega del risultato complessivo. Ovvero quello di dare la sensazione agli italiani che non amano Meloni, Salvini e “compagni” che ci sia un’alternativa possibile all’attuale governo. Cioè alla peggiore destra che abbiamo conosciuto, escluso ovviamente il fascismo di un secolo fa.

Vabbè, direte voi, ma si vota col sistema proporzionale, in cui ognuno corre per sé stesso e quindi come in guerra e in amore tutto è lecito. Intanto, si potrebbe obiettare che le coalizioni non sono escluse dalla legge, nessuno vieta ai partiti di formare una lista insieme, ognuno rinunciando a qualcosa in nome dell’interesse generale (come ripeteva spesso Bruno Trentin), che così magari si motivano di più gli elettori ad andare a votare, visto che già si prevede un fortissimo astensionismo. Giustificato, soprattutto a sinistra, grazie alla frammentazione, anzi la frantumazione in quel campo della politica. Che certo non incoraggia la partecipazione alle elezioni, dovendo scegliere tra dieci partiti, o sigle che siano, i quali si differenziano gli uni dagli ognuno per questioni tutto sommato secondarie se paragonate al problema principale: appunto, la destra al potere.

Ma non c’è niente da fare, la storia ci insegna che la sinistra è molto più capace di dividersi che di unirsi, ognuno pretende il suo posticino al sole, il seggio per sé stesso o per qualche compagno di cordata. Dunque, io mi presento sperando di ottenere almeno uno due, tre posti e qualche spiccio di rimborso delle spese elettorali in modo da poter continuare a far politica. Che poi fare politica per fare che cosa? Testimoniare la propria presenza, esserci, esistere, ottenere quando meno un diritto di tribuna per poter dire qualcosa a Bruxelles o a Strasburgo, sapendo benissimo che quel qualcosa non conta niente.

Ma tant’è, primun comparire, deinde essere inutili. Anzi peggio, essere utili a rompere le scatole al più vicino, cercare di “rubargli” qualche voto, fare una patetica gara a chi ottiene l’uno virgola qualcosina contro l’uno virgola qualcosa. L’obiettivo di Santoro sembra essere esattamente questo, dimostrare a sé stesso e ai suoi parenti e amici più intimi che lui non è solo un bravissimo conduttore televisivo, ma anche un uomo politico, capace addirittura di farsi votare da qualche decina di migliaia di persone. Una sorta di Matteo Renzi più di sinistra e naturalmente non implicato in affari poco chiari con connessioni in Arabia e chissà dove altro.

Peccato, perché invece dell’ennesimo partitino e leaderino di sinistra, la stessa sinistra avrebbe più bisogno del vecchio Santoro, quello che dagli schermi televisivi riusciva a condurre una trasmissione utile a catalizzare l’opinione pubblica, fornendole temi, fatti e idee con una tale forza che nessuno in qualsiasi parlamento riesce a fare. Probabilmente Santoro non potrebbe avere una trasmissione in Rai, altrimenti detta TeleMeloni, però potrebbe averla a La 7 oppure su qualche altra rete. Insomma, se volesse, potrebbe fare politica con altri mezzi, quelli che peraltro lui conosce e padroneggia molto bene. Invece preferisce diventare come Renzi, oppure come un piccolo Berlusconi da lui tanto detestato. Senza neanche avere i soldi e la potenza di fuoco che aveva l’ex cavaliere. Misteri della vanità umana.

Riccardo Barenghi

Riccardo Barenghi

Riccardo Barenghi

Giornalista

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