L’aula del Senato ha approvato all’unanimità, per alzata di mano, il ddl n.1430 recante disposizioni per la “conservazione del posto di lavoro per malati oncologici”, già approvato identico dalla Camera lo scorso marzo. Il provvedimento è dunque definitivamente approvato ed è legge.
“Da questo momento le persone con diagnosi di tumore non rischiano più di essere licenziate. La proposta di legge sul comporto è legge e d’ora in avanti garantirà la conservazione del posto di lavoro e la retribuzione dei permessi per esami e cure mediche a tutti quei lavoratori e lavoratrici affetti da una malattia oncologica, invalidante e cronica”, commenta Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna Odv Coordinatrice del Gruppo di advocacy ‘La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere’, cui aderiscono 46 associazioni dei pazienti, che ha portato avanti l’impegno per raggiungere questo obiettivo.
Con la legge, spiega ancora Mancuso, niente più licenziamenti, “cui tristemente abbiamo assistito impotenti negli scorsi anni”; posto di lavoro garantito; incremento di 10 ore di permessi retribuiti per tutti i pazienti fragili con patologia oncologica invalidante che richiede visite ed esami serrati, per cui le 18 ore annue disponibili diventano 28.
“Siamo consapevoli – aggiunge- del grande passo avanti compiuto a favore di tutte quelle persone che convivono con il carico di un tumore; siamo contenti per tutti coloro che adesso vedranno assicurati diritti e tutele fondamentali in ambito lavorativo e potranno avere una maggiore serenità almeno per ciò che riguarda la stabilità professionale ed economica, fondamentali quando è presente una malattia oncologica, che notoriamente porta alla cosiddetta ‘tossicità’ finanziaria, ovvero ad un impoverimento del nucleo famigliare, dovuto alla perdita di produttività legata alla malattia e alle sue conseguenze più immediate, come le assenze dal lavoro per fare i trattamenti e i controlli medici, ma anche le difficoltà fisiche a causa degli effetti collaterali delle cure. Questa è una legge per la dignità della persona malata – conclude Mancuso – e per l’intera comunità civile.



























