Una «riuscita straordinaria» per le manifestazioni e gli scioperi in corso negli stabilimenti ex Ilva. A riferirlo unitariamente sono i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, rispettivamente Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Davide Sperti, convocati dal ministero dell’Interno, insieme alle prefetture interessate, in una conference call con i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia (AdI).
Nel corso dell’incontro, i tre sindacalisti hanno ribadito le ragioni della mobilitazione, esprimendo forte preoccupazione per la situazione attuale e le prospettive degli stabilimenti, anche alla luce delle recenti comunicazioni sulla sospensione delle attività produttive. Al centro delle richieste, l’acquisto di bramme e coils per riavviare tutte le lavorazioni a freddo di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi, oltre che degli altri siti del gruppo. I sindacati, inoltre, chiedono che il governo metta i commissari nelle condizioni di garantire la prosecuzione delle attività non sottoposte a fermo giudiziario, comprese quelle manutentive, indispensabili per la sicurezza dei lavoratori e degli impianti. «Insieme ai lavoratori chiediamo lavoro, non cassa integrazione», sottolineano.
Le organizzazioni giudicano insufficiente e incerta l’azione dei commissari in assenza di un piano finanziario adeguato, che possa assicurare la continuità degli impianti di verticalizzazione. Per questo chiedono che la responsabilità delle decisioni torni a Palazzo Chigi, senza che il governo la trasferisca alla magistratura o ad altri soggetti.
Fim, Fiom e Uilm rilanciano quindi la richiesta di un piano straordinario ambientale, industriale e occupazionale, già avanzata lo scorso agosto. Il progetto, nelle intenzioni sindacali, dovrebbe prevedere l’introduzione della tecnologia DRI e dei forni elettrici, il coinvolgimento di una cordata a maggioranza pubblica e un piano sociale condiviso, sulla base delle proposte presentate in quella sede.
La mobilitazione e lo stato di agitazione proseguiranno, mentre le ulteriori iniziative saranno decise insieme alle strutture territoriali fino al raggiungimento di una soluzione. Per i tre segretari generali è quindi indispensabile una convocazione urgente del tavolo a Palazzo Chigi.




























