Alla Rome Future Week debutta l’Education & HR Hub dedicato a formazione, risorse umane, benessere organizzativo e sviluppo professionale. A ospitarlo è EtiopiaLab, lo spazio di Abivet in viale Etiopia 79, che per una settimana diventa la casa di Ecosistema Formazione Italia. Tra i protagonisti c’è ICF Italia, Chapter nazionale della International Coaching Federation, la più grande associazione mondiale di coach professionisti, che porta al centro del dibattito il tema della leadership che cambia.
Secondo la ricerca ICF–Format Research 2024, il 96,4% delle imprese che hanno avviato percorsi di coaching registra un miglioramento della comunicazione interna, l’85,9% un miglioramento del clima aziendale e il 94,3% si dice soddisfatto dei risultati. «Il coaching non è tempo sottratto al lavoro, ma tempo restituito in efficienza e visione», sottolinea ICF Italia.
Inoltre, un aspetto ormai sempre più importante per le aziende è quello della reale competenza e professionalità di coloro che operano in questo settore: ICF sottolinea che «non basta dirsi coach per esserlo. Oggi le imprese chiedono modelli di leadership più responsabili, pertanto standard professionali ed etici seri sono una garanzia, non un optional», aggiunge ICF Italia.
Fare chiarezza dunque è determinante sia per chi opera come professionista, sia per quelle strutture complesse che iniziano a guardare con interesse questi percorsi formativi. Durante l’incontro romano sono stati messi a confronto, infatti, i tre principali strumenti per la crescita del personale: formazione, coaching e mentoring. «Il coaching aiuta a sviluppare il potenziale delle persone, di team e organizzazioni, aumentare la consapevolezza e raggiungere obiettivi prefissati», spiega Pier Paolo Colasanti, Presidente di ICF Italia. Per Matteo Perchiazzi, fondatore della Scuola Italiana di Mentoring, «il Mentore è un testimone credibile di un contesto, di una professione o di un’esperienza che mette al servizio della relazione esercitando il role modeling». Infine, Prof.ssa Laura Mazza, Presidente di Federformazione, ha evidenziato che «la formazione del futuro richiede un approccio olistico, capace di adattarsi a contesti complessi con empatia e resilienza. La certificazione digitale è la nuova moneta di scambio per la circolazione delle competenze».
Il paradosso resta che, pur a fronte di un ritorno stimato fino a 7 volte l’investimento iniziale (fonte: ICF & PwC), il 58,8% delle imprese italiane non avvia percorsi di coaching per mancanza di tempo del management e il 44,3% per carenza di budget.


























