Per lunedì prossimo, 12 ottobre, i sindacati dei metalmeccanici hanno proclamato uno sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti di Acciaierie d’Italia, il grande gruppo siderurgico meglio noto come Ex Ilva. A dare la notizia di questa iniziativa di lotta – tecnicamente, 8 ore di sciopero per ciascuno dei tre turni di lavoro – sono stati, ieri sera, i Segretari generali di Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, Fiom-Cgil, Michele Di Palma, e Uilm-Uil, Davide Sperti. E lo hanno fatto quando, verso le 22:30, sono usciti da palazzo Chigi ove, a partire dalle 18:30, si era svolto un incontro insolitamente lungo – e, pare, anche piuttosto teso – con i rappresentanti del Governo.
A dire la verità, l’incontro non si era aperto sotto buoni auspici. A parte le recenti decisioni della Magistratura milanese, che pendono sul futuro immediato dello stabilimento tarantino, in giornata si era sparsa la voce che gli Enti locali interessati dalla presenza di stabilimenti del gruppo Adi fossero stati avvertiti di imminenti decisioni relative a uno stop produttivo.
Nell’incontro serale a palazzo Chigi, svoltosi mentre una pioggia battente bersagliava il centro di Roma, il Governo, la cui delegazione era guidata dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha confermato tali intenzioni.
Primo: a partire da oggi, 9 ottobre, vengono sospese tutte le attività produttive dell’area a caldo dello stabilimento tarantino. L’Altoforno 2 è stato quindi messo, come si dice nel gergo siderurgico, in condizioni di preriscaldo, ovvero mantenendo quel minimo di calore interno che, evitando di danneggiare l’impianto in termini irreversibili, potrebbe permettere – in teoria – una ripresa della sua attività.
Secondo: a partire da giovedì prossimo, 15 novembre, è stata decisa la fermata anche degli altri stabilimenti: Genova-Cornigliano, Novi Ligure (Alessandria) e Racconigi (Cuneo). Fermata che, ufficialmente, viene definita come temporanea. Il che potrebbe consentire al Governo, nella riunione del Consiglio dei Ministri messa in calendario per martedì 13 ottobre, di varare un decreto in cui sia contemplato il ricorso all’utilizzo della Cassa integrazione nell’ambito di una ipotizzabile continuità produttiva e non per chiusura delle attività.
Oltre a ciò, il Governo – rappresentato nell’incontro di ieri dai Ministri delle Imprese, Urso, del Lavoro, Calderone, dell’Economia, Giorgetti (in videocollegamento), e dal Sottosegretario con la delega del Mezzogiorno, Sbarra – ha informato i sindacati che i termini della gara internazionale per la vendita di Acciaierie d’Italia sono stati prorogati di tre settimane (dal 15 ottobre all’8 novembre). Il che ha consentito allo stesso Governo di affermare che continua a puntare sulla trasformazione green dello stabilimento tarantino. Trasformazione che, però, implicherebbe che qualcuno avviasse, da un lato, la costruzione di forni elettrici, e, dall’altra, quella di un impianto per la produzione del cosiddetto Dri, destinato ad alimentare tali forni. I sindacati continuano quindi a chiedere che il Governo stesso assuma un ruolo promotore in tal senso, mentre l’Esecutivo continua a dichiararsi in attesa dell’esito della gara sopracitata, lasciando a chi dovesse aggiudicarsela il compito di assumere le necessarie iniziative.
Restando al calendario prossimo venturo, ieri è stato anche ricordato che tra una decina di giorni, ovvero martedì 20 ottobre, la Corte di Cassazione esaminerà i ricorsi presentati da Ilva in Amministrazione straordinaria e AdI in Amministrazione straordinaria, ricorsi avversi alle decisioni assunte, tra luglio e settembre, dalla Corte d’Appello di Milano, quelle che hanno indicato per fine ottobre il termine entro cui si dovrà procedere allo spegnimento dell’area a caldo del centro siderurgico tarantino. E in teoria, mormorava ieri qualcuno fra i cronisti riuniti a piazza Colonna in attesa della conclusione dell’incontro, la Suprema Corte potrebbe anche non confermare le decisioni assunte dalla Magistratura meneghina.
Ma, al di là di queste ipotetiche prospettive, la realtà della situazione è sempre più drammatica. Si è tra l’altro saputo che i Commissari straordinari di Ilva in As e di Adi in As hanno già sospeso da qualche tempo gli acquisti dei materiali necessari per portare avanti le consuete attività produttive del centro siderurgico tarantino.
Al momento, sui destini di migliaia dei lavoratori e dei loro anche più numerosi familiari, pende quindi un’espressione sola: Cassa integrazione. Un’espressione ben conosciuta sia dai dipendenti di Ilva in Amministrazione straordinaria, che da quelli di Acciaierie d’Italia, nonché da quelli (e non sono pochi) delle imprese dell’indotto.
Ma adesso, e cioè a partire dal 1° novembre, il numero dei cosiddetti cassaintegrati è destinato a crescere fino ai limiti massimi consentiti dalle leggi attuali. E tutto ciò in un ambito produttivo le cui prospettive appaiono, se possibile, sempre più incerte.
Di qui, intanto, lo sciopero di lunedì 12 ottobre. Il Governo riuscirà a svegliarsi?
Fernando Liuzzi



























