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L’Europa adotta la Garanzia per l’Infanzia

Alessandra Servidori
Alessandra Servidori
Giugno15/ 2021

Il gruppo di lavoro per l’infanzia e l’adolescenza italiano  composto da varie associazioni  ha cercato di individuare le risorse attualmente investite e a disposizione dell’Italia con non poche complicazioni essendo plasmate trasversalmente a vari livelli istituzionali. Noi sappiamo che con l’adozione della Garanzia Infanzia  l’Europa ha compiuto un passo importante verso la realizzazione dei diritti dei bambini nell’UE, ma sarà compito degli Stati membri, quindi anche dell’Italia, elaborare nei prossimi  mesi un piano per la sua implementazione al fine di garantire che la povertà minorile venga effettivamente prevenuta e contrastata. Un’occasione per mettere ordine e dare una cornice di riferimento organica agli investimenti e fondi stanziati in tale settore. L’allocazione di adeguate risorse all’infanzia e all’adolescenza ha infatti un’importanza enorme nel garantire a tutti i bambini, bambine e adolescenti l’effettiva attuazione dei diritti loro riconosciuti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC). Il Comitato ONU ha manifestato più volte la preoccupazione per il fatto che la CRC in Italia non sia applicata al massimo livello consentito dalle risorse disponibili, come prescritto dall’art.4 della CRC. E ricostruire le linee di finanziamento destinate ai minori e identificare l’ammontare di tutte le risorse pubbliche spese per i minorenni non è agevole. Ma è fondamentale, ed è tanto più urgente in questo momento in cui il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) deve programmare l’investimento di oltre 200 miliardi per i prossimi 5 anni, e che contiene importanti voci e fondi correlati all’infanzia e all’adolescenza. Il quadro dei finanziamenti a disposizione è stato rintracciato analizzando tre ambiti:

I fondi Europei destinati all’infanzia e all’adolescenza: a breve dovrebbero essere conclusi gli accordi di partenariato per la programmazione dei fondi europei per i prossimi sette anni 2021-2027 ed è quindi importante avere un quadro degli investimenti del precedente settennato. Se andiamo a sommare i vari fondi UE trasferiti sui territori per infanzia e adolescenza, otteniamo un quadro differenziato tra le Regioni italiane. La mappatura mette in evidenza una maggiore concentrazione di risorse europee nelle Regioni del Sud, e si evince chiaramente come le politiche dedicate ad infanzia e adolescenza basate sul trasferimento dei fondi, in assenza di una strategia organica, di una governance e di una capacità amministrativa adeguate, non siano state di per sé risolutive. Le ragioni di questo sono, probabilmente, da rintracciare in una programmazione frammentata e non sinergica con le politiche ordinarie, che si è concentrata per lo più a colmare il gap infrastrutturale nella dotazione di spazi, strumenti, sottovalutando la complessità e l’obiettivo di qualità insito e necessario in qualsiasi investimento per le persone di minore età e per il contrasto della povertà educativa.

La spesa sociale per l’infanzia e l’adolescenza: in cui si è cercato di tracciare un quadro delle principali risorse destinate ai servizi e agli interventi sociali per infanzia e adolescenza negli ultimi anni. La quantità e la qualità della spesa sociale è molto variabile nel nostro Paese non solo da una Regione all’altra ma anche da un Comune all’altro nella stessa Regione. Per bambini e adolescenti, in particolare, la ripartizione geografica ha condizionato e condiziona drasticamente il loro destino, soprattutto dalla crisi del 2008 in poi. In ambito di politiche sociali, le risorse proprie dei Comuni sono la principale voce di finanziamento (le risorse proprie dei Comuni hanno rappresentato in media il 60% della spesa totale, con punte del 77,4% in Lombardia), mentre il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, con una quota vincolata all’infanzia e all’adolescenza (il 40%, a partire dal 2018, salito al 50% dal 2020) è l’unica fonte soggetta ad un indirizzo di livello nazionale, che, nelle Regioni più avanzate dal punto di vista dell’offerta dei servizi sociali è spesso una quota esigua rispetto al totale dell’investimento sociale. Le disuguaglianze sono tutt’ora enormi se si guarda l’ammontare complessivo dei fondi e l’impatto che hanno sulla condizione dei minorenni rispetto all’offerta di Servizi.

Le risorse per il Sistema integrato ZeroSei, che ha ricevuto negli ultimi anni nuova attenzione politica ed è rientrato in maniera importante anche nel PNRR, ma le risorse finora disponibili, o stanziate all’interno di programmi diversi e gestiti da diverse centrali operative, sono inadeguate a raggiungere l’auspicato obiettivo di una presa in carico almeno del 33% dei bambini sotto i tre anni in tutti i territori regionali. L’esperienza dei Piani nazionali (Piano straordinario 2007-2010, PAC Infanzia e lo stesso Piano nazionale ex D.lgs. 65/2017) mostra che gli interventi finalizzati a estendere la rete dei servizi educativi per l’infanzia nei territori che ne sono più sprovvisti incontrano due ordini di difficoltà da parte dell’Ente locale, gestore e responsabile per questi servizi. Il primo è risultato essere di natura finanziaria ed economica, soprattutto quando il sostegno è stato erogato a rimborso di spese sostenute e a causa dei vincoli stringenti sull’assunzione di personale posti all’amministrazione pubblica locale. La seconda difficoltà sta nelle procedure per acquisire e rendicontare il sostegno finanziario, che hanno assunto dimensioni paradossali nell’implementazione del PAC – Cura infanzia e che ora il Ministero Istruzione, nell’amministrare il Piano di azione zerosei, si propone di superare con modulistiche semplificate. Il Gruppo CRC ha  sicuramente compiuto un lavoro importante e stimola  l’avvio di una riflessione concreta tra le istituzioni competenti ad ogni livello di governo affinché assumano un impegno in tema di investimenti, monitoraggio e valutazione di impatto dei fondi pubblici sulle persone di minore età. L’esperienza e le opportunità mancate rendono quanto mai evidente l’urgenza di tale lavoro perché per programmare e attuare le politiche per l’infanzia, le politiche educative, gli interventi di sostegno e il welfare dedicato ai bambini e agli adolescenti serve una visione e una programmazione organica, un allineamento tra molteplici centri di competenza, e una vera concreta un’integrazione tra livelli amministrativi. Il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha individuato quattro principi generali, trasversali a tutti i diritti espressi dalla Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Rights of the Child – CRC) utili anche al fine di fornire un orientamento ai Governi per la sua attuazione: principio di non discriminazione (art. 2 CRC) che stabilisce che tutti i diritti sanciti dalla CRC si applicano a tutti i bambini, bambine, ragazzi e ragazze senza alcuna distinzione; principio del superiore interesse del minore (art. 3 CRC) che stabilisce che, in tutte le decisioni relative ai minori, il superiore interesse del minore deve avere una considerazione preminente; diritto alla vita, alla sopravvivenza, allo sviluppo (art. 6 CRC) in cui si va oltre il basilare diritto alla vita garantendo anche la sopravvivenza e lo sviluppo; principio di partecipazione e rispetto per l’opinione del minore (art. 12 CRC) che sancisce il diritto di bambine, bambini, ragazze e ragazzi, di essere ascoltati e che la loro opinione sia presa in debita considerazione.

Alessandra Servidori