Più assistenza a domicilio, LEPS realmente esigibili, personale stabile nei Punti Unici di Accesso e un rafforzamento della Prestazione Universale. Sono le priorità indicate dal sindacato di categoria Fnp Cisl nel confronto di oggi con la viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, sul Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana 2025-2027.
Il sindacato dei pensionati della Cisl esprime una valutazione positiva sul Piano, sul quale il 10 settembre è stata raggiunta l’intesa in Conferenza Unificata. Per la prima volta, sottolinea la FNP, l’Italia si dota infatti di una programmazione nazionale specificamente rivolta agli anziani fragili e non autosufficienti. Tra gli elementi giudicati positivamente figurano anche i nuovi criteri di riparto delle risorse, il ruolo centrale assegnato ai Punti Unici di Accesso e alla valutazione multidimensionale, oltre allo stanziamento di 50 milioni di euro annui destinati al personale dei PUA.
“Adesso questo passo avanti deve tradursi in risposte concrete per le persone e le famiglie», dichiara Anna Maria Foresi, Segretaria Nazionale FNP CISL. “La priorità è la Prestazione Universale: la sperimentazione scade il 31 dicembre e non possiamo lasciare nell’incertezza chi ha organizzato la propria assistenza anche attorno a questo sostegno”.
Sul tema dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali, Foresi mette in evidenza i drammatici divari del sistema attuale: “i LEPS restano definiti nel ‘come’ ma non nel ‘quanto’. Oggi un anziano non autosufficiente riceve in Italia in media appena 16 ore annue di assistenza domiciliare, contro le 150 della Danimarca, e nelle liste d’attesa per l’ingresso in struttura si contano oltre 270 mila persone in tutto il Paese — con punte, come ci segnalano i nostri territori, di 2 mila persone in attesa. Sono numeri che dicono che i LEPS quantificati non sono un tecnicismo, ma la differenza tra un diritto esigibile e una buona intenzione”.
Tra le altre proposte per garantire l’effettiva esigibilità dei diritti: vincolare le risorse del Fondo ai servizi, non solo ai trasferimenti monetari (a costo zero); destinare una quota minima delle risorse del Fondo ai servizi domiciliari e di sollievo; quantificare i LEPS affinché corrispondano a prestazioni realmente esigibili in tutto il Paese; assicurare regole uniformi e finanziamenti pluriennali per il personale dei PUA; semplificare e coordinare i percorsi di valutazione, evitando ulteriori carichi burocratici sulle famiglie.
“Molte delle proposte che abbiamo presentato possono essere realizzate utilizzando meglio le risorse già disponibili”, conclude Foresi. “Ora servono un monitoraggio costante del Piano e un confronto continuo con le parti sociali. La vera misura della riforma saranno i servizi e le risposte che riusciremo a garantire alle persone anziane non autosufficienti e alle loro famiglie”.

























