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Home - Approfondimenti - Analisi - Qualche modesta proposta per l’industria italiana

Qualche modesta proposta per l’industria italiana

di Fausto Durante
1 Giugno 2020
in Analisi

Nelle ultime settimane si è infittito nel Paese il dibattito circa il rilancio del sistema industriale e manifatturiero italiano. Un sistema che oggi è messo a dura prova, per la crisi determinata dalla diffusione del virus Covid-19 e dai suoi effetti sulla produzione industriale nei diversi settori e comparti del nostro apparato produttivo. Di seguito, elenchiamo alcune priorità e riassumiamo quelle che ci sembrano le proposte più utili.

In linea generale, si ritiene che all’Italia serva un piano straordinario che definisca nuove linee di politica industriale, misure di sostegno, iniziative per lo sviluppo, principalmente in direzione dei settori che più stanno soffrendo per l’impatto della crisi.

Tra quelli più colpiti vi è certamente l’insieme dell’industria della mobilità, con i dati di produzione e vendita di auto e moto in caduta libera e con le imprese della componentistica in fortissima sofferenza per il rallentamento o il vero e proprio blocco delle produzioni in Italia e all’estero. La riduzione delle attività riguarda, con intensità e dimensioni variabili, il complesso delle attività legate alla mobilità, dal trasporto aereo alla costruzione di parti di aeroplani, dal materiale rotabile ferroviario alla cantieristica navale. Crediamo che, per l’industria italiana della mobilità, la crisi Covid-19 debba rappresentare una occasione di cambiamento dei modelli di impresa e di progressiva transizione verso una idea di mobilità sostenibile, incentivando la produzione e l’acquisto di veicoli alimentati con batterie elettriche, con motori a idrogeno, con combustibili a basse o nulle emissioni. Allo stesso tempo, occorre potenziare il trasporto pubblico locale in quantità del servizio e in qualità del parco veicoli, così come è necessario puntare all’aumento dei volumi del trasporto su rotaia di persone e merci. In questo ambito, va presa in considerazione l’idea di un piano nazionale di sostituzione del parco veicoli privati, avendo come obiettivo il raggiungimento della neutralità di emissioni e l’aumento della sicurezza nella circolazione stradale. Il programma di sostituzione dovrebbe riguardare anche i mezzi del trasporto pubblico, i mezzi commerciali e pesanti, i taxi e le flotte aziendali. Gli incentivi andrebbero estesi, in un arco di tempo definito, anche ai veicoli con motori alimentati da combustibili tradizionali, le cui emissioni rientrino negli standard Euro6/D.

Per il carattere strategico delle produzioni di acciaio (indispensabili per tanti settori, dall’automotive all’elettrodomestico, dall’edilizia alle macchine utensili e molto altro), la siderurgia italiana e i suoi principali attori devono essere al centro dell’attenzione pubblica e si devono prevedere interventi mirati sia a salvaguardare le produzioni e i livelli occupazionali, sia a garantire la continuità degli approvvigionamenti per l’insieme del sistema industriale. Le prospettive permanentemente incerte dei principali siti produttivi italiani, tutti controllati da grandi multinazionali dell’acciaio (ArcelorMittal per la ex Ilva, ThyssenKrupp per la Acciai Speciali Terni, JSW per il polo di Piombino) impongono al nostro paese l’adozione di tutte le misure necessarie per non far perdere centralità e capacità competitiva alla produzione italiana di acciaio, anche attraverso una presenza diretta di strutture e risorse pubbliche nella compagine proprietaria.

Per quanto riguarda gli altri settori dell’industria manifatturiera, è indispensabile, proprio per la natura del sistema industriale italiano, sostenere il valore del made in Italy (sistema moda, sistema casa, agroalimentare ecc.), tenuto conto della articolata dimensione d’impresa, e più in generale, delle produzioni legate all’export, anche in chiave green (sostenibilità negli approvvigionamenti, prodotti con caratteristiche di efficienza e sostenibilità ambientale, nuovi materiali, ecc.).

L’insieme del sistema della moda e dei principali comparti che lo compongono (l’abbigliamento, le calzature, il tessile) è di particolare importanza per l’Italia, alla luce dei dati complessivi del settore: oltre 470.000 addetti, circa 53.000 imprese, 81 miliardi di euro di fatturato annuo, una quota di export pari a 53 miliardi di euro all’anno (il 12% del contributo alle esportazioni dell’industria manifatturiera italiana). La proiezione internazionale del sistema moda, il legame delle produzioni con il design e la creatività tipica del “made in Italy”, la qualità e la specializzazione della manodopera richiedono una grande attenzione, oltre all’adozione di misure che permettano al settore di affrontare la situazione determinata dal Covid-19 e l’accelerazione del cambiamento comunque necessario. Per questo, credo che si debbano adottare provvedimenti specifici che spingano sull’innovazione tecnologica come fattore di successo. In questo ambito, andranno incoraggiate le iniziative per la diffusione delle tecnologie digitali nella produzione e nella gestione dell’intero ciclo produttivo, per l’adeguato utilizzo dell’intelligenza artificiale, per la capacità di gestire i “big data”, per un corretto approccio all’e-commerce.

Allo stesso tempo, risulta evidente la necessità di interventi specifici per valorizzare e qualificare il contributo del settore chimico, delle imprese del biomedicale, della filiera high-tech nell’ambito delle biotecnologie, comparti nei quali l’Italia presenta punti di particolare eccellenza, che hanno dato e continuano a dare un contributo di primario valore nella gestione dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19 e alla individuazione di terapie e indicazioni scientifiche di contrasto al virus.

Come per la produzione dei mezzi di trasporto, occorre definire un piano nazionale di sostituzione di elettrodomestici e di beni durevoli obsoleti e non rispondenti ai criteri di risparmio energetico e di riduzione dei consumi, oltre che di effetti sul piano ambientale. Elemento centrale di tale piano dovrebbe essere la definizione di incentivi per la diffusione di elettrodomestici di ultima generazione appartenenti alle classi di efficienza energetica A++ e A+++. In parallelo, dovrebbero essere ulteriormente incentivati e incoraggiati gli interventi di ristrutturazione di abitazioni, di ricambio di arredi interni, di rigenerazione di impianti di climatizzazione, anche in questo caso con una particolare attenzione al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale ed energetica. In tale contesto, l’Italia dovrebbe confermare e incrementare la propria partecipazione allo European Plastic Pact, il patto per favorire e accelerare la transizione verso un’economia circolare della plastica. Con lo stesso spirito, bisognerà incoraggiare gli attori pubblici e privati italiani, attivi nella catena di valore della plastica, a partecipare alle attività della Circular Plastics Alliance.

Infine, un ulteriore elemento da considerare nella definizione degli interventi di sostegno alle imprese è quello relativo alla capacità di investire nel capitale rappresentato dai lavoratori e dalle loro competenze. Più alta sarà quella capacità, con la corrispondente valorizzazione dell’apporto dei lavoratori al miglioramento del processo produttivo e della partecipazione al processo decisionale, più consistente potrà e dovrà essere il sostegno finanziario all’impresa.

Fausto Durante

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