“L’annunciato avvio del part-time incentivato negli ultimi anni che precedono l’età di pensione consente di ribadire che si tratta di una misura astratta perché non corrisponde agli interessi né dei lavoratori né degli imprenditori. Le imprese, infatti, non hanno ragionevolmente mezze misure. O utilizzano per intero un lavoratore anche in età avanzata in quanto ne riconoscono l’esperienza e la capacità o, in caso contrario, preferiscono risolvere il rapporto. Ove ricorressero al part time, compirebbero soltanto una finzione”. Lo scrive Maurizio Sacconi, presidente della commissione lavoro del Senato, nella sua rubrica quotidiana pubblicata sul blog dell’associazione amici di Marco Biagi.
“Per questo – aggiunge – ribadiamo la proposta di tre anni di attesa del pensionamento nel corso dei quali il lavoratore ha garantiti per intero o quasi l’ultimo reddito e i corrispondenti versamenti contributivi sulla base del concorso dello Stato, attraverso il terzo anno di Naspi, e del datore di lavoro per la rimanente parte degli oneri con il vantaggio della detassazione. Si tratta di una flessibilità poco onerosa per lo Stato e che può avere carattere transitorio in quanto limitata a coloro che erano già adulti all’atto dell’entrata in vigore della legge Fornero”.