- Nel periodo 1997-2002 sono stati creati nell’Ue dieci milioni di nuovi posti di lavoro, il numero dei disoccupati è diminuito di quattro milioni e la popolazione attiva è aumentata di cinque milioni di persone: sono questi, secondo la Commissione Ue, i principali risultati che vanno ascritti anche alla Strategia europea per l’occupazione (SEO) lanciata nel 1997 per combattere la disoccupazione in Europa.
I dati sono riportati nella valutazione quinquennale della SEO, pubblicata oggi dall’eurogoverno. La relazione esamina le prestazioni del mercato del lavoro dal 1997 ad oggi e fornisce alcuni indicatori della futura configurazione della strategia.
La valutazione è stata svolta congiuntamente dalla Commissione e dagli Stati membri, che hanno contribuito con studi valutativi nazionali.
Per la Commissione, i miglioramenti fatti registrare dal mercato del lavoro europeo nell’ultimo quinquennio “non rispecchiano semplicemente un migliore ambiente economico, ma sono dovuti a miglioramenti strutturali e sostenibili del funzionamento dei mercati dell’Ue”. Il documento di Bruxelles afferma che “cambiamenti considerevoli hanno avuto luogo nelle politiche nazionali dell’occupazione, che convergono verso le priorità fissate dagli Orientamenti dell’Ue”.
L’ottimismo di Bruxelles non sembra però condiviso dagli autori dello studio valutativo italiano, coordinato dall’ Istituto per la formazione professionale (ISFOL) per conto del ministero del Lavoro. Nel documento inviato alla Commissione Ue nelle scorse settimane, gli esperti di Roma formulano critiche esplicite all’impianto della strategia Ue, definendo il suo contributo “non decisivo” e “di limitata importanza” per la soluzione dei problemi del mercato del lavoro italiano.
Secondo il documento dell’ISFOL la Strategia presenta dei limiti evidenti, ed in particolare non è sufficientemente calibrata sulle necessità e sulle caratteristiche specifiche della situazione italiana. “La strategia – si legge nel documento – enfatizza alcune linee-guida concrete inadatte alla natura dei problemi strutturali italiani” ed offre “poca considerazione all’aspetto regionale dei problemi occupazionali italiani e all’interazione fra l’attuazione delle politiche ed il contesto socio-economico delle diverse regioni”.
Le conclusioni invitano l’Ue a “prendere in considerazione in maggior misura le differenze tra paesi”, e a fare maggior ricorso al principio di sussidiarietà, lasciando ai singoli Stati membri un più ampio margine di manovra per la definizione degli interventi e delle priorità a livello nazionale.
Per ulteriori informazioni:
http://europa.eu.int/comm/employment_social/news/2002/may/eval_en.html
http://europa.eu.int/comm/employment_social/news/2002/may/communication_en.html
http://europa.eu.int/comm/employment_social/news/2002/may/communication_fr.html
http://europa.eu.int/comm/employment_social/news/2002/may/communication_de.html


























