La decisione della Banca centrale europea di aumentare i tassi di interesse lo scorso 17 giugno resta valida anche alla luce degli sviluppi più recenti legati al quadro geopolitico ed economico internazionale. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde, intervenendo oggi in audizione al Parlamento europeo.
“La decisione è solida in tutto il panorama degli scenari possibili elaborati dai nostri tecnici: in qualunque scenario un rialzo dei tassi era opportuno”, ha spiegato Lagarde, sottolineando che gli sviluppi successivi “sono rimasti nell’ambito degli scenari considerati”.
Secondo la presidente dell’Eurotower, il rialzo consente alla Bce di restare “ben posizionata per navigare nell’incertezza causata dalla guerra”, ribadendo che l’istituto continuerà a seguire un approccio basato sui dati, decidendo “volta per volta” l’orientamento della politica monetaria.
Lagarde ha inoltre espresso fiducia nella capacità della banca centrale di riportare l’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine. Le ultime proiezioni dei tecnici della Bce indicano un’inflazione al 3% nel 2026, in calo al 2,3% nel 2027 e al 2% nel 2028. Tuttavia, ha avvertito, “le prospettive restano incerte”, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica.
Nel suo intervento, la presidente ha anche sottolineato che la Bce dispone degli strumenti necessari per affrontare eventuali shock economici. “La nostra strategia aggiornata fornisce un quadro chiaro per valutare gli shock, gestire i rischi e calibrare la nostra risposta”, ha affermato. Al tempo stesso ha riconosciuto che la politica monetaria, da sola, non può neutralizzare completamente gli effetti degli shock dal lato dell’offerta, indicando la necessità di rafforzare le resilienze strutturali dell’area euro, in particolare nel settore energetico.
Di segno opposto il giudizio espresso dalla Cgil. Nel corso di un incontro tra la Confederazione europea dei sindacati (Ces) e la stessa Lagarde, il segretario confederale Christian Ferrari ha manifestato “grande preoccupazione” per la scelta della Bce, sostenendo che nuove politiche monetarie restrittive rischiano di aggravare le difficoltà di famiglie, imprese e finanza pubblica.
Secondo Ferrari, l’aumento dei tassi comporterà un maggiore costo dei mutui, una stretta al credito per le imprese e un incremento della spesa per interessi sul debito pubblico. Il sindacalista ha inoltre contestato la tesi di una possibile spirale prezzi-salari, sostenendo che l’inflazione degli ultimi anni sia stata determinata soprattutto dagli shock energetici e dall’aumento dei margini di profitto delle imprese.
Per la Cgil, la risposta all’attuale fase economica dovrebbe concentrarsi sul rafforzamento del potere d’acquisto di lavoratori e pensionati, sugli investimenti pubblici e sulle politiche industriali necessarie per sostenere la transizione energetica, digitale ed ecologica dell’economia europea.




























