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Home - La biblioteca del diario - Il prezzo nascosto, di Marco Leonardi e Leonzio Rizzo. Editore Egea

Il prezzo nascosto, di Marco Leonardi e Leonzio Rizzo. Editore Egea

di Elettra Raffaela Melucci
30 Aprile 2026
in La biblioteca del diario
Il prezzo nascosto, di Marco Leonardi e Leonzio Rizzo. Editore Egea

L’immagine dell’Italia degli ultimi anni è quella di un paradosso: il Paese cresce, ma chi lavora non se ne accorge. Certo l’occupazione è in aumento, la finanza pubblica è sotto controllo e abbiamo (finalmente) acquisito credibilità sui mercati, eppure questa fotografia non coincide con ciò che milioni di persone sperimentano nella vita quotidiana: stipendi che perdono valore, spese in aumento, una sensazione diffusa di impoverimento. È in questa frattura, tra narrazione ufficiale ed esperienza reale, che si colloca il saggio Il prezzo nascosto (Egea, 152 pagine, 16,50€) di Marco Leonardi e Leonzio Rizzo, docenti rispettivamente di economia politica all’Università degli studi di Milano e di Scienze delle Finanze all’Università degli studi di Ferrara.

Il libro parte da una constatazione empirica ineludibile: negli ultimi anni, il potere d’acquisto di salari e pensioni si è ridotto in modo sensibile – non una semplice oscillazione congiunturale, ma dell’effetto combinato di dinamiche che si rafforzano a vicenda. L’inflazione, tornata a livelli che non si vedevano da decenni, ha eroso rapidamente il valore dei redditi fissi; gli adeguamenti salariali, quando sono arrivati, lo hanno fatto con ritardo e spesso in misura insufficiente. Il risultato è una perdita netta che pesa soprattutto su chi non ha strumenti per difendersi: lavoratori dipendenti e pensionati.

Ma Leonardi e Rizzo invitano a guardare ai meccanismi attraverso cui questa perdita si distribuisce. Il primo riguarda la struttura della contrattazione salariale in Italia. Il sistema dei contratti collettivi nazionali, pur garantendo una certa uniformità, si muove con tempi lenti rispetto alla velocità con cui i prezzi possono cambiare. Quando l’inflazione accelera, i salari restano indietro; quando arrivano gli aumenti, spesso servono solo a recuperare una parte di ciò che è già stato perso. In questo intervallo si consuma una riduzione reale del reddito che raramente viene percepita nella sua interezza.

A rendere il quadro più fragile contribuisce la crescente frammentazione del mercato del lavoro: contratti atipici, maggiore mobilità, diffusione di accordi poco rappresentativi. Tutti elementi che indeboliscono il potere negoziale dei lavoratori e rendono più difficile ottenere adeguamenti tempestivi. Il risultato è un sistema che funziona relativamente bene in condizioni di stabilità dei prezzi, ma che entra in sofferenza quando lo scenario cambia rapidamente.

Il secondo meccanismo, ancora meno visibile, è quello fiscale. In presenza di inflazione, anche aumenti nominali modesti possono spingere i redditi verso scaglioni di tassazione più elevati. Se questi scaglioni non vengono aggiornati, il prelievo cresce automaticamente. È un fenomeno tecnico, ma con effetti molto concreti: una parte dell’aumento nominale viene assorbita dalle imposte, riducendo ulteriormente il reddito disponibile. In questo senso, il sistema fiscale agisce come un moltiplicatore delle perdite subite sul fronte dei prezzi.

Messa insieme, questa dinamica produce un risultato paradossale: mentre i conti pubblici possono migliorare e alcune imprese riescono a preservare i propri margini trasferendo i costi sui prezzi, i lavoratori vedono restringersi il proprio spazio economico. Non è necessariamente il frutto di una scelta deliberata, quanto piuttosto l’esito di regole e istituzioni che, in una fase di inflazione elevata, distribuiscono gli effetti in modo asimmetrico.

Il confronto con altri Paesi europei aiuta a mettere a fuoco la specificità italiana. In molte economie comparabili, nel lungo periodo i salari reali hanno mostrato una crescita, pur tra alti e bassi. In Italia, invece, la dinamica è rimasta sostanzialmente piatta per decenni. Questo significa che l’erosione recente non cade su un terreno neutro, ma su una struttura già fragile, amplificando una debolezza che viene da lontano.

A questo punto, il problema diventa anche politico. Una crescita che non si traduce in un miglioramento percepibile rischia di perdere legittimità. Se lavorare non garantisce un avanzamento, o almeno una tenuta del proprio tenore di vita, si incrina uno dei presupposti fondamentali del patto sociale. È qui che il “prezzo nascosto” evocato dal titolo assume un significato più ampio: non riguarda solo il reddito, ma la fiducia nel funzionamento complessivo del sistema.

Le proposte avanzate dagli autori si muovono lungo due direttrici principali. Da un lato, intervenire sul mercato del lavoro per renderlo più reattivo: rinnovi contrattuali più rapidi, maggiore rappresentatività, strumenti che limitino la concorrenza al ribasso tra contratti. In questo contesto si inserisce anche il dibattito sul salario minimo, visto come una possibile soglia di tutela nei segmenti più deboli. Dall’altro lato, agire sul sistema fiscale per renderlo più trasparente e meno penalizzante per il lavoro. Ciò significa non solo ridurre il carico complessivo, ma anche evitare che l’inflazione continui a produrre aumenti impliciti di imposta. L’idea di fondo è spostare parte del peso verso basi imponibili meno legate al lavoro, come patrimoni e rendite, e introdurre meccanismi che neutralizzino gli effetti automatici del fiscal drag.

Si tratta di interventi che implicano scelte redistributive chiare e quindi inevitabilmente controverse. Ma è proprio questo il punto che il libro mette sul tavolo: la distribuzione non è un effetto secondario della crescita, è una sua componente essenziale. Ignorarla significa accettare che i benefici si concentrino, mentre i costi si diffondono.

Il prezzo nascosto invita a cambiare prospettiva. Non basta chiedersi se l’economia cresce; bisogna chiedersi come quella crescita si traduce nella vita delle persone. È uno spostamento di sguardo che può sembrare ovvio, ma che spesso resta ai margini del dibattito pubblico, più attratto dai grandi numeri che dalle loro conseguenze concrete. Ed è forse proprio qui che il libro colpisce nel segno: nel ricordare che dietro ogni percentuale c’è una distribuzione, e che è in quella distribuzione che si decide se una fase economica sarà percepita come un progresso o come un arretramento. Perché, alla fine, la differenza tra le due cose non sta nei decimali del Pil, ma in ciò che rimane — o non rimane — nelle tasche di chi lavora.

Elettra Raffaela Melucci

Titolo: Il prezzo nascosto. Lavoro, salari e fisco nell’Italia dell’inflazione

Autori: Marco Leonardi, Leonzio Rizzo

Editore: Egea – Collana: Cultura e Società

Anno di pubblicazione: 2026

Pagine: 156 pp.

ISBN: 9791222930961

Prezzo: 16,50€

Elettra Raffaela Melucci

Elettra Raffaela Melucci

Giornalista de Il diario del lavoro

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