“Oggi c’è una parte della politica che vuole destrutturare pezzi importanti dello Stato. Scuola e università sono un pezzo importante di questo Paese. Si vuole limitare l’autonomia e soprattutto non si ha una idea chiara su cosa debbano rappresentare la ricerca e l’istruzione. A Napoli ci sono migliaia di precari, docenti che quotidianamente fanno il loro lavoro e che sono una colonna portante per il comparto dell’istruzione, che non meritano di essere licenziati tra qualche mese. Il governo non investe in cultura, in istruzione, in scuola e ricerca, ma è impegnato solo a tagliare”. A dirlo il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, nel suo intervento all’iniziativa nazionale promossa dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil, ‘Precarietà, risorse, autonomia: le mani sull’università’.
“Noi abbiamo fatto una proposta articolata di investimento – ha sottolineato la segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi – per evitare che i 40mila precari dell’università vengano licenziati al termine del Pnrr. E’ un problema che riguarda il Paese perché questi sono ricercatori che garantiscono nell’università e negli enti di ricerca la possibilità di avere uno sviluppo importante dal punto di vista tecnologico. La nostra proposta è che si mettano le risorse per poter proseguire e continuare il percorso all’interno degli atenei italiani”.
“D’altro canto – ha ricordato Fracassi – siamo anche il Paese che ha il rapporto più basso tra docenti e studenti. L’università si impoverisce, diventa più piccola, lascia alcuni luoghi perché non è più sostenibile la diffusione e apre il passo alle università telematiche. Quindi l’iniziativa di oggi, l’ultima di una lunga serie, vuole di nuovo affermare l’idea che occorre investire, soprattutto in questo momento, nella conoscenza, nell’università, nell’istruzione alta e di qualità”.
























