“Ero impegnata per lavoro dall’altra parte del mondo e non ho seguito molto le polemiche”. Alla fine Beatrice Venezi parlò. Dopo mesi di proteste da cui si è schermata con il silenzio, la Maestra d’orchestra sceglie la conferenza stampa sulla “Carmen” di Georges Bizet, che dirigerà al Teatro Verdi di Pisa, per rispondere alle polemiche sul suo incarico di direttore artistico al Teatro La Fenice di Venezia. E lo fa con toni duri e dichiarazioni destinate a rinfocolare lo scontro.
Venezi ha innanzitutto fatto riferimento a quello che, a suo dire, sarebbe un danno d’immagine subito dalla Fenice sul piano internazionale, sottolineando come all’estero la vicenda venga letta con stupore. Ma soprattutto, ha parlato di una Fondazione pubblica “in mano ai sindacati” che hanno dato vita a un contesto “anarchico”.
L’incidente scatenante risale allo scorso settembre, quando il sovrintendente Nicola Colabianchi – sostenuto dal sindaco di Venezia e presidente della Fondazione, Luigi Brugnaro, e dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli – ha annunciato a sorpresa la designazione di Venezi come futura direttrice musicale della Fenice per il periodo 2026-2030, nonostante le rassicurazioni susseguitesi nei mesi precedenti circa un confronto interno prima di assumere una decisione definitiva.
La reazione di sindacati e lavoratori non si è fatta attendere: proclamato immediatamente lo stato di agitazione per contestare sia la procedura verticistica, sia l’adeguatezza del curriculum della direttrice rispetto al prestigio del teatro. Ne sono seguiti mesi di mobilitazioni e scioperi, tra cui anche una protesta simbolica durante il concerto di Capodanno. In quell’occasione, coro e orchestra hanno indossato una spilla a forma di chiave di violino anche contro la sospensione del welfare per le maestranze. Un gesto che Venezi ha commentato affermando che la spilla, magari, l’avrebbe resa “più stilizzata, con uno Swarovski”.
A chi la accusa di favoritismi, infine, la Maestra replica dicendo di lavorare principalmente all’estero – è stata impegnata in una lunga serie di concerti al Colòn di Buenos Aires – e conclude lasciando intendere che la vicenda non sia chiusa: “Parlerò a tempo debito. La partita finisce quando l’arbitro fischia”.
Le reazioni non si sono fatte attendere. La Rsu del Teatro La Fenice ha annunciato un’assemblea unitaria per valutare le iniziative da intraprendere. Durissimo il commento del segretario generale della Slc-Cgil del Veneto, Nicola Atalmi. Per il sindacalista, le parole di Venezi mostrano “arroganza e disprezzo” nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori del Teatro, contribuendo ad avvelenare ulteriormente il clima. “Definire anarchica una realtà sindacalizzata e partecipata – afferma Altami – richiama retoriche pericolose, che evocano stagioni buie della storia del lavoro, quando il conflitto sociale veniva usato come pretesto per invocare repressione e manganelli”.
Il sindacato ribadisce il proprio sostegno alle Rsu della Fenice e chiarisce che l’opposizione alla nomina non è ideologica, ma fondata su questioni di merito e di metodo: un curriculum ritenuto non adeguato a uno dei teatri più prestigiosi al mondo e una scelta imposta senza il confronto con le maestranze, che da sempre caratterizza la vita dell’istituzione.
Una vicenda che, anziché avviarsi a una soluzione, sembra dunque destinata a restare ancora a lungo al centro dello scontro tra direzione, politica e lavoratori, con il futuro artistico della Fenice che continua a intrecciarsi con una crisi profonda di relazioni e fiducia.


























