Secondo le nuove rilevazioni Istat, nel 2025 le retribuzioni contrattuali fanno registrare, per l’insieme dei settori economici, una crescita del 3,1% (stesso aumento del 2024). Per il secondo anno consecutivo si realizza un parziale recupero rispetto all’inflazione (Ipca), che si ferma al +1,7%.
A livello settoriale la crescita più marcata si registra nel settore privato (+3,2%), nonostante la sensibile decelerazione negli ultimi due trimestri (+2,5% in entrambi, rispetto al +4,5% del primo trimestre e al +3,3% del secondo). Nel settore della pubblica amministrazione la crescita del 2,7% è legata ai rinnovi contrattuali relativi al triennio 2022-2024. Nel settore privato la crescita è trainata dal settore agricolo (+5%), da quello industriale (+3,4%) e in misura minore dai servizi privati (+3%).
A dicembre 2025, l’indice mensile delle retribuzioni contrattuali orarie registra un aumento dello 0,2% rispetto a novembre 2025 e del 2,9% rispetto a dicembre 2024. Nel dettaglio, gli aumenti tendenziali più elevati riguardano i ministeri (+7,2%), le forze armate (6,9%) e i vigili del fuoco (6,8%). Nessun incremento per farmacie private e telecomunicazioni.
Sul fronte dei rinnovi contrattuali, alla fine di dicembre 2025, per l’insieme dei settori economici, sono 48 i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica e riguardano circa 7,6 milioni di lavoratori che corrispondono al 57,8% del totale dei dipendenti. Questa percentuale è la sintesi di una quota pari al 73,8% nel settore privato (100% nel settore agricolo, 47,2% nell’industria e 94,3% nei servizi privati) e a zero nella pubblica amministrazione in quanto tutti i contratti sono scaduti.
Nel corso del quarto trimestre 2025 sono stati recepiti 9 contratti e nessun contratto è scaduto. A fine dicembre 2025 i contratti in attesa di rinnovo sono 27 e coinvolgono circa 5,5 milioni di dipendenti, di cui 2,7 milioni nel settore privato (12 contratti) e 2,8 nella pubblica amministrazione (15 contratti).
Il tempo medio di attesa di rinnovo, per i lavoratori con contratto scaduto, è diminuito dai 19,7 mesi di gennaio 2025 ai 18,9 mesi di dicembre 2025.



























