Donald Trump, il T-Rex, qualche cosa buona l’ha fatta. Involontariamente. Con le sue guerre commerciali contro l’intero globo terracqueo, con le minacce e le pistole spianate verso chi fino a ieri gli era amico e alleato, con la rottamazione del diritto internazionale sostituito dalla legge del più forte, il presidente americano sta spingendo Stati e interi continenti verso nuove frontiere. Meglio, verso inedite alleanze. Il tutto a danno dell’America. Ma, accecato dalla sua follia, l’inquilino della Casa Bianca tira dritto. Ringhia e gonfia i muscoli, con una nuova grandinata di minacce. Già, perché il copione è scritto e viene replicato diligentemente: chi osa reagire alle angherie del tycoon, subisce promesse di invasioni armate (Canada e Groenlandia) o nuovi dazi (Europa e Gran Bretagna).
Che The Donald non sia un interlocutore affidabile l’ha scoperto perfino Robert Fico, cultore come lui del sovranismo targato ultradestra. Il primo ministro slovacco, all’ultimo Consiglio Ue del 22 gennaio, ha confidato ai leader europei di essere rimasto “scioccato”, “traumatizzato” da un incontro con Trump avvenuto nella tenuta di Mar-a-Lago il 17 gennaio. Fico (che poi è stato costretto a smentire per non essere sbranato dal T-Rex) si è descritto “preoccupato” per lo “stato psicologico” del capo della Casa Bianca. Di più: ha definito The Donald “pericoloso”. E se lo dice Fico che, assieme a Viktor Orban, è il più entusiasta cheerleader del tycoon nel vecchio continente, non c’è timore di cadere in errore. Da qui la fuga dagli States e la ricerca di nuovi partner.
Il fenomeno è capillare. Riguarda tutti gli alleati storici di Washington che, di fronte al Nuovo Mondo imposto da Trump, stanno elaborando il Piano B, attuando il de-risking dagli Stati Uniti. Il primo, per ragioni di vicinanza geografica (più è vicino, più il T-Rex è pericoloso), è stato il canadese Mark Carney. Trump vuole annettere il suo Paese? Lo chiama il 51° Stato americano? E il capo di Ottawa prima al forum economico di Davos ha lanciato la proposta di creare un’alleanza delle “medie potenze”, per farsi reciprocamente scudo dalle intemperanze e dall’ingordigia trumpiane. “Se non siamo al tavolo, siamo nel menu…”. Poi, ha fatto le valigie e ha cominciato a girare il mondo in cerca di alleati. Ha fatto tappa in Cina da Xi Jinping, a Bruxelles ha incontrato i leader europei. Non si è fatto mancare una visita in Qatar, un’altra in Corea del Sud e presto andrà in Australia e India. L’obiettivo di Carney: creare una rete di alleanze commerciali in grado di sostituire la storica fratellanza con Washington. La reazione di Trump? L’aumento dei dazi al 100% se andrà avanti la liaison con Pechino, e la promessa che “prima o poi il Canada sarà nostro”. Finirà, appunto, nel menu del T-Rex, come il governatore della California Gavin Newsom chiama The Donald.
Anche l’Europa non è rimasta a guardare. Ha stretto l’accordo, rincorso per decenni, con il Mercosur dell’America Latina (ci vorrà qualche tempo per l’entrata in vigore dopo lo sgambetto del Parlamento Ue). E, soprattutto, ha siglato (dopo 19 anni di trattative a singhiozzo) il patto di libero scambio con l’India, un’area da 2 miliardi di persone, pari al 25% del Pil globale e a un terzo del commercio planetario. Altri accordi sono previsti a breve con Giappone, Vietnam, Corea del Sud. Insomma, ai dazi di Trump, Ursula von der Leyen & Co. rispondono aprendo le porte a nuovi mercati. E al ringhiare del T-Rex replicano lanciando un piano di riarmo da 800 miliardi di euro. Mossa utile anche per rigenerare l’industria europea dell’automotive. Assolutamente da non trascurare, in questa ricerca di nuovi partner e alleati, anche il rinnovato flirt con Londra. Tant’è che si parla addirittura di superamento della Brexit.
Ormai da mesi, da quando Trump ha rimesso piede alla Casa Bianca ribaltando l’ordine mondiale, l’inglese Keir Starmer non perde occasione per coordinarsi con il francese Emmanuel Macron, il tedesco Friedrich Merz e, a volte (quando non è troppo trumpiana), con l’italiana Giorgia Meloni. Con i primi due il premier britannico ha lanciato i “Volenterosi” per salvare la pelle all’Ucraina, dopo che Trump ha sposato le richieste di Vladimir Putin contro Kiev. E anche assieme a Meloni, Starmer si è dato da fare per evitare la capitolazione di Volodymyr Zelensky. In più, esattamente come il canadese Carney, Starmer sta riaprendo i canali commerciali con la Cina e potenziando quelli con i Giappone.
Certo, nulla è gratis. E Pechino, cui anche l’Ue sta aprendo, non è un partner facile, né accomodante: spesso ricorre alla coercizione economica per perseguire obiettivi geopolitici. Tant’è che inglesi ed europei avrebbero preferito restare, felici e sereni, abbracciati nella comfort zone dell’Alleanza atlantica. Ma quando hai di fronte un tirannosauro, un partner irascibile e irragionevole, instabile e vendicativo, l’imperativo è mettersi in salvo. Canada, Europa. Regno Unito lo stanno facendo. E, controvoglia, sono disposti a pagarne il prezzo, nella speranza che la nottata passi presto. Chissà, forse già con le elezioni di Midterm in programma negli States il prossimo 3 novembre. Una data che ogni capo di governo, anche a San Marino, ha evidenziato in rosso sull’agenda.
Alberto gentili



























