È stallo nella trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale in Cerved Group, tech company specializzata in servizi alle imprese con circa 2.700 addetti su tutto il territorio nazionale. Le organizzazioni sindacali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, di concerto con il coordinamento nazionale unitario delle delegate e dei delegati, hanno proclamato un nuovo stato di agitazione, in risposta alle “indisponibilità manifestate dall’azienda su nodi centrali dell’organizzazione del lavoro e sulle componenti economiche dell’accordo”.
Lo stato di agitazione prevede un pacchetto complessivo di 16 ore di sciopero, di cui 8 a livello nazionale e 8 a livello territoriale, un percorso di assemblee nei luoghi di lavoro e la convocazione di un’assemblea nazionale online delle lavoratrici e dei lavoratori in programma il 13 febbraio 2026.
Nelle scorse settimane, spiegano i sindacati, la direzione del gruppo aveva preannunciato l’intenzione di modificare la gestione dello smart working, riducendo le giornate messe a disposizione delle lavoratrici e dei lavoratori, in particolare per il cosiddetto “cluster dei flessibili”. Una scelta ritenuta inaccettabile dalle sigle di categoria, che ricordano come il lavoro agile sia parte integrante degli scambi contrattuali che avevano accompagnato la riduzione dell’orario di lavoro a 38 ore.
“Quell’intesa si fondava su un equilibrio complesso, che prevedeva l’assorbimento delle ore di ROL in cambio di una maggiore flessibilità nell’organizzazione del lavoro, a partire proprio dall’utilizzo dello smart working. Un equilibrio che – sottolineano Filcams, Fisascat e Uiltucs – non può essere messo in discussione unilateralmente”. Per questo i sindacati ritengono inaccettabile la sola riduzione delle giornate di lavoro agile senza una contestuale restituzione delle ore di ROL, il mantenimento delle flessibilità organizzative in essere e l’aggiornamento delle componenti economiche dell’accordo, a partire da ticket restaurant e premio di risultato.
“Nel corso degli incontri svolti con la direzione societaria, pur nella consapevolezza della necessità di una mediazione, le disponibilità aziendali sono state giudicate insufficienti: la proposta di restituzione parziale delle ROL, con passaggio a 39 ore settimanali, l’apertura a una discussione sul premio di risultato legata anche a indicatori di performance individuale – ipotesi ritenuta inaccettabile – e la totale chiusura sui ticket, sul ritorno alle 40 ore e sulla restituzione integrale delle ROL hanno determinato la rottura del confronto”.
Una rottura che si inserisce in un contesto sindacale già fortemente critico. Negli ultimi mesi, denunciano i sindacati, la gestione dei PIP, le uscite concordate di lavoratrici e lavoratori con conseguente riduzione degli organici e la pressione costante sull’aumento della produttività, spesso accompagnata dalla prospettiva di incentivi all’esodo, hanno contribuito ad alimentare un clima di forte preoccupazione all’interno dell’azienda.



























