Electrolux ritira i licenziamenti: dopo i 1.719 esuberi inizialmente annunciati e poi ridotti a 1.450, l’azienda propone fino a 1.250 uscite volontarie incentivate nell’arco di tre anni. È il nuovo piano presentato oggi al ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove il gruppo svedese ha riconosciuto di aver sbagliato a impostare inizialmente la riorganizzazione attraverso licenziamenti unilaterali. La proposta comprende anche 90 milioni di euro di investimenti, il ricorso agli ammortizzatori sociali e una revisione della gamma dei prodotti.
Cambia anche il percorso previsto per Cerreto d’Esi, per il quale il precedente piano indicava la chiusura al 31 dicembre. L’azienda ha annunciato l’avvio di un tavolo per la reindustrializzazione e la riqualificazione del personale, con il coinvolgimento delle istituzioni e delle parti sociali. La fase di transizione dovrà ora essere definita nel confronto tra le parti, anche sul piano della continuità produttiva e occupazionale.
Electrolux ha inoltre ribadito la necessità di rafforzare la competitività della produzione italiana, chiedendo un intervento sul fronte europeo, a partire dal CBAM e dal costo dell’energia. Il ministro Adolfo Urso ha assicurato che il Governo sta seguendo il dossier anche in sede europea. Il prossimo tavolo plenario al Mimit è stato fissato per il 29 ottobre.
Per la Fim-Cisl, il nuovo piano segna «un cambio di impostazione» rispetto alla fase iniziale della vertenza. Il segretario generale Ferdinando Uliano e il segretario nazionale Massimiliano Nobis sottolineano che il passaggio dai licenziamenti a un percorso fondato sul confronto e sulle uscite volontarie è un primo elemento positivo, ma avvertono che l’eventuale accordo dovrà poggiare su precise garanzie industriali.
Il nodo, per la Fim, resta innanzitutto la revisione della gamma e la tenuta dei volumi produttivi nei singoli stabilimenti. Positivo l’impegno sugli investimenti e il ricorso agli strumenti di transizione, ma, sostengono Uliano e Nobis, dovranno essere assicurate tutele adeguate per i lavoratori.
Sullo stabilimento marchigiano, il sindacato chiede che la reindustrializzazione non avvenga «sulle spalle dei lavoratori», ma garantisca continuità occupazionale e valorizzazione delle competenze. In caso di uscite volontarie che comportino la perdita di professionalità, Fim indica la necessità di ammortizzatori sociali, politiche attive e percorsi di mantenimento e inserimento professionale, anche attraverso la staffetta generazionale.
La Fim richiama infine la dimensione europea della crisi dell’elettrodomestico: per difendere la competitività delle produzioni italiane, osservano i due dirigenti sindacali, sarà decisivo affrontare a livello europeo temi come la revisione del CBAM e il costo dell’energia. Il confronto, concludono, dovrà essere accompagnato da «rigore, trasparenza e risposte concrete».
Per la Fiom-Cgil, la svolta arriva dopo una mobilitazione che «ha centrato l’obiettivo del rispetto della dignità». Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil, e Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile del settore elettrodomestico, considerano il ritiro dei licenziamenti unilaterali un «cambio di passo importante».
Il sindacato indica come condizioni essenziali per un eventuale accordo il mantenimento in Italia della struttura occupazionale, della ricerca e sviluppo e della capacità manifatturiera di Electrolux. Su Cerreto d’Esi, la Fiom chiede continuità occupazionale e produttiva nella fase di riorganizzazione e reindustrializzazione e l’utilizzo di strumenti come i contratti di sviluppo, il sostegno alla riduzione dell’orario di lavoro e la formazione.
Per De Palma e Tibaldi, la transizione dovrà inoltre produrre una vera «rigenerazione occupazionale», sostituendo le uscite volontarie con nuove assunzioni e rafforzando gli investimenti nel piano italiano del gruppo. La soluzione della vertenza, sottolineano, è rilevante per la tenuta dell’intero settore dell’elettrodomestico e del sistema industriale nazionale.
Il confronto proseguirà dunque al Mimit il 29 ottobre, quando azienda e sindacati approfondiranno i contenuti del nuovo piano e le condizioni per arrivare a un eventuale accordo.

























