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Home - Approfondimenti - Analisi - Una trattativa sovraesposta

Una trattativa sovraesposta

di Fernando Liuzzi
24 Febbraio 2016
in Analisi
Una trattativa sovraesposta

In mezzo a questo altalenante inverno romano, oggi è una bella giornata. L’atmosfera è quasi primaverile e il praticello costeggiato da viale Tupini, sul fianco della sede nazionale di Confindustria, è punteggiato di precoci margherite. Ma, almeno secondo i sindacati dei metalmeccanici, il tepore dell’aria non ha sciolto la rigidità della posizione sostenuta da Federmeccanica nell’incontro messo in calendario per oggi, nell’ambito della trattativa per il contratto della maggiore categoria dell’industria.

Che il barometro sindacale non tendesse al bel tempo, lo si è capito, anche fuori da Confindustria, a metà mattinata, quando “News Economy”, rubrica del Giornale radio Rai, ha mandato in onda un’intervista con Rocco Palombella, il segretario generale della Uilm-Uil. Intervista nel corso della quale, a proposito del difficile confronto sindacale in atto, ha fatto capolino la parola “sciopero”. Una parola che non era stata ancora pronunciata nel corso di questa complicata vertenza, rispetto ai cui sviluppi, negli ultimi giorni, era stata usata dai più audaci una formula eufemistica: “iniziative di mobilitazione”.

Il fatto è che oggi – ottavo incontro, nonché terzo appuntamento riservato agli approfondimenti tematici da effettuare nel mese di febbraio – c’era all’ordine del giorno la questione del salario. Che è il vero nodo di questa vertenza.

Come si ricorderà, di fronte alle distanze palesatesi tra le posizioni sindacali e quelle datoriali nei primi tre incontri della trattativa, svoltisi tra novembre e dicembre del 2015, nel quarto incontro, quello del 21 gennaio di quest’anno, era maturata l’idea di passare a una seconda fase del negoziato. E cioè a una fase articolata su una serie di appuntamenti da tenersi a delegazioni ristrette proprio allo scopo di approfondire tutti i diversi temi oggetto del possibile negoziato. Tale idea si è poi concretizzata il 28 gennaio, nel quinto incontro, con la messa a punto di un calendario di approfondimenti tematici.

Nei primi due appuntamenti di questa serie, tenuti rispettivamente il 5 e il 10 febbraio, sono stati registrati degli avanzamenti, o comunque dei proficui approfondimenti, sui temi del Welfare contrattuale (previdenza e sanità integrative), della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e della formazione professionale dei lavoratori. Ma oggi i nodi sono venuti al pettine.

Questi nodi hanno una duplice origine. In primo luogo, derivano dalle parte salariale della proposta per il rinnovamento del contratto avanzata da Federmeccanica e Assistal nel terzo incontro, quello del 22 dicembre dell’anno scorso. In estrema sintesi, in quella sede le organizzazioni datoriali aderenti a Confindustria hanno proposto di istituire un cosiddetto salario di garanzia. Ovvero un meccanismo in base al quale gli aumenti del salario nominale, definiti nel contratto nazionale, sono destinati a entrare concretamente solo nelle buste paga dei lavoratori il cui salario di fatto risulti inferiore a una soglia fissata dal contratto stesso. Una proposta che ha lasciato, a dir poco, insoddisfatti tutti e tre i maggiori sindacati della categoria che hanno fatto notare che, in base a tale meccanismo, gli aumenti derivanti dal contratto nazionale sarebbero andati solo a una frazione minima della categoria, calcolata attorno al 5%.

In secondo luogo, c’è un elemento di contesto la cui rilevanza è stato richiamata oggi da Maurizio Landini, segretario generale della Fiom. Il quale ha ricordato che ciò che differenzia questo negoziato da quelli degli ultimi venti anni è l’assenza di una cornice contrattuale condivisa dalle parti. In altri termini, a partire dal rinnovo del 1994, tutte le trattative, fino a quella del 2012, si sono svolte in presenza di un sistema di regole condivise o, quanto meno, riconosciute, ovvero di un sistema contrattuale dato. Invece adesso, scaduto l’accordo interconfederale del 2009, le trattative si svolgono in campo aperto. E ciò carica il negoziato dei metalmeccanici di un particolare peso.

Ne deriva che le distanze fra le parti non sono semplicemente quantitative, ovvero relative all’ammontare più o meno rilevante di eventuali aumenti, ma sono qualitative. Questo perché sono relative al rapporto tra contratto nazionale e aumenti del salario nominale e quindi, in ultima analisi, alla natura e alla funzione del contratto nazionale.

A fine mattinata, anche se con accenti diversi, sia i dirigenti di Fim e Uilm, accomunati da una piattaforma condivisa, che quelli della Fiom, portatori di una propria piattaforma, hanno sostenuto con i cronisti presenti in Confindustria che Federmeccanica aveva ripresentato, nella sostanza, i contenuti della proposta illustrata per la prima volta a fine dicembre. Tanto che il segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, ha poi rilasciato una dichiarazione così intitolata: “Federmeccanica cerca con ostinazione la rottura”,

Per completezza di informazione, va anche ricordato che oggi, oltre che di retribuzioni, al tavolo dei metalmeccanici si è parlato anche di inquadramento professionale. E qui lo stesso Bentivogli ha osservato che è “positivo” il fatto che le parti abbiano deciso di istituire un gruppo di lavoro che affronterà, in sede tecnica, la complessa questione della revisione di un sistema di classificazione che affonda le sue radici nella contrattualistica degli anni 70.

Così come va ricordato che domani sarà la volta di un nuovo incontro tematico, volto ad approfondire temi contrattualmente rilevanti quali organizzazione del lavoro, orario, reperibilità, trasferte, appalti e politiche del lavoro.

Quel che si può dire, al termine della giornata, è che appare improbabile che le gravi difficoltà fin qui registrate in materia retributiva sfocino in una rottura prima del 15 marzo. Per quella data, infatti, secondo il calendario sopra ricordato, è prevista una nuova riunione plenaria delle delegazioni sindacali e datoriali. Riunione che avrà il compito di fare il punto sul lavoro negoziale fin lì svolto e di decidere come proseguire.

Calendario concordato a parte, secondo diversi osservatori c’è poi un altro fattore di rallentamento del negoziato, costituito dal fatto che, nelle stesse ore e negli stessi giorni in cui si svolge il negoziato dei metalmeccanici, la Confindustria è impegnata a scegliere il suo nuovo Presidente. E in quest’ambito, i candidati alla successione di Squinzi hanno ritenuto di fare riferimenti positivi alla proposta di Federmeccanica quale indicazione per la costruzione di un nuovo sistema contrattuale.

In termini fotografici, si potrebbe dunque dire che quella per il contratto dei metalmeccanici è, al momento, una trattativa sovraesposta. Tutte le parti coinvolte appaiono consapevoli della necessità di trovare le opportune mediazioni e nessuna sembra, al momento, volersi assumere la responsabilità di un inasprimento della vertenza. E tuttavia, non è chiaro come sarà possibile innovare il contratto con la reciproca soddisfazione non solo delle parti trattanti, ma dei loro referenti sociali: quelle imprese e quei lavoratori che sono impegnati in quel campo aspramente competitivo che va sotto il nome di industria metalmeccanica.

@Fernando_Liuzzi

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