Nel giorno del tavolo sull’automotive, sindacati e lavoratori del settore arrivati da tutta Italia si sono riuniti in presidio davanti al Ministero dell’Industria e del Made in Italy per denunciare la grave crisi in corso e sollecitare risposte concrete da parte del Governo, dell’Unione Europea e dal sistema delle imprese.
“Ribadiremo la situazione di emergenza che si è determinata nel Paese per quanto riguarda le produzioni, i volumi produttivi che nel corso del 2025 sono esattamente la metà di quando è partita l’iniziativa sui tavoli dell’auto da parte di questo governo”. Lo ha detto il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano, a margine del tavolo. “Questo deve rappresentare un elemento emblematico sul fatto che non ha funzionato l’azione che abbiamo messo in campo”, ha spiegato, precisando che “non ha funzionato dal punto di vista delle strategie che il governo sta mettendo in atto di sostegno al settore e non ha funzionato per quanto riguarda due realtà, gli impegni presi nel 2024 da parte di Stellantis, in particolare su Cassino e Termoli”. Per Uliano è fondamentale affrontare il tema “non solo in termini regolatori a livello europeo, ma c’è la necessità che l’Europa faccia un intervento simile a quello che ha prospettato per il settore militare di derogare gli investimenti sull’industria, in particolare sull’auto, e questo consentirebbe di poter produrre debito per fare investimenti”. Uliano ha aggiunto che “dobbiamo difendere a livello europeo l’industria dell’auto. Se non c’è consapevolezza su questo per noi la situazione rischia solo lentamente di peggiorare. Bisogna affrontare la situazione a livello europeo, a livello di governo italiano, a livello di Stellantis cui chiediamo di anticipare il piano e di assegnare nuovi modelli”.
Il leader della Fiom, Michele De Palma, attacca citando la promessa del ministro Adolfo Urso, che aveva preconizzato più di un milione di vetture prodotte in Italia. Ad oggi, invece, “siamo sotto le 300.000″, “è aumentata la cassa integrazione e c’è il rischio che le aziende chiudano”. Il problema, secondo il sindacalista, “è che non c’è una politica industriale sull’automotive in questo Paese. Siamo in un processo di autodistruzione del sistema, che va fermato e va fermata la fuga di Stellantis dall’Italia. All’incontro diremo che c’è bisogno di un intervento straordinario sul settore dell’automobile, sia da parte dell’Europa che del Governo italiano”.
Allineato il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. “Vogliamo oggi una risposta definitiva da parte del Governo”, anche perché è difficile poter arrivare in queste condizioni alla presentazione del piano industriale di Stellantis fissato per il prossimo maggio a Detroit. “Significa continuare a condannare migliaia di lavoratori alla cassa integrazione e alla mancanza di prospettive. Penso che sia arrivato il tempo che il Governo dica effettivamente, soprattutto Stellantis, quale sarà il destino degli stabilimenti. I segnali che arrivano in questi giorni non sono rassicuranti. Lunedì hanno organizzato a Torino una riunione a porte chiuse per poter parlare di indotto e di trasferimento”.



























