Sono tornate a rafforzarsi le pressioni deflazionistiche nell’area euro sul finale d’anno, complicando il lavoro della Bce che da mesi somministra energici stimoli all’economia con il dichiarato obiettivo di far risalire l’inflazione a valori più accettabili. A dicembre, ha riferito Eurostat, l’ente di statistica comunitario, i prezzi alla produzione dell’industria hanno subito una contrazione dello 0,8 per cento rispetto al mese precedente, un indebolimento della dinamica rispetto al meno 0,2 per cento mensile di novembre.
A pesare è soprattutto l’aggravarsi della flessione sulla voce energia, meno 2,7 per cento a dicembre su un segmento che risente dei crolli del prezzo del petrolio, a fronte del meno 0,2 per cento di novembre.
Nell’area euro l’inflazione dei prezzi al consumo ha appena segnato una risalita allo 0,4 per cento su gennaio. Tuttavia secondo gli analisti si tratta di un recupero solo momentaneo e nei mesi a venire potrebbe tornare a ridosso di zero, o a valori negativi, laddove l’obiettivo di “stabilità dei prezzi” della Bce vuole un caro vita vicino al 2 per cento.
Ieri, intervenendo al Parlamento europeo, il presidente della Bce Mario Draghi ha ribadito che a marzo si ripasseranno in esame ed eventualmente si riconsidereranno gli stimoli all’economia, mentre sono aumentati i rischi di indebolimento che gravano crescita ed inflazione.



























