La segreteria regionale Uil Abruzzo ha incontrato le categorie dell’industria per fare il punto della situazione della crisi e dell’occupazione a livello regionale.
Secondo il sindacato il ritorno nel 2008 in Abruzzo del problema della mancanza di lavoro segna l’apertura di una nuova fase nella crisi strutturale per la regione iniziata nel 2000. La differenza, sostiene la Uil in una nota, “sta che la differenza, maggiore tra la recessione 2002-2004 e quella 2008-2009 sta proprio nel problema occupazionale, che caratterizza questa fase a differenza della precedente, in cui stagnazione e recessione convivevano con un tasso di disoccupazione inferiore a quello medio nazionale”.
Il sindacato ricorda che nel triennio 2008-2010, sono venuti a mancare in Abruzzo 33.000 posti di lavoro e che a questo dato si di devoni aggiungere i posti di lavoro a rischio nelle realtà che ancora non riescono ad uscire da un uso massiccio della cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga). La Uil nazionale calcola che siano almeno 12.200 i lavoratori in cassa integrazione ad ottobre in Abruzzo.
La Regione, prosegue la nota, deve considerare quello del lavoro il problema numero uno e, insieme alle parti sociali, mettere in campo azioni che abbiano l’obbiettivo di difendere i posti a rischio e favorire la creazione di nuovi posti di lavoro, incentivando le assunzioni stabili e favorendo l’incontro di domanda e offerta di lavoro. Il progetto Lavorare in Abruzzo per la Uil è positivo, ma “bisogna potenziarlo, anche con risorse FSE/FAS e la Formazione è ancora troppo debole e va rafforzata”.
Il settore industriale, si legge, strategico per l’Abruzzo, “ha perso più occupazione di altri e la Regione non si è ancora dotata di alcuna organizzazione per affrontare le crisi industriali, settoriali e territoriali”.
La Uil chiede quindi l’immediata attivazione del tavolo regionale anticrisi congiunto tra gli Assessorati alle Attività Produttive e al Lavoro, per porre fine al mancato governo delle crisi industriali e parlare di ammortizzatori sociali, Formazione, politiche attive del lavoro e politica industriale. Per il sindacato la difesa dell’apparato produttivo deve essere un pezzo della Vertenza Abruzzo, soprattutto per le vertenze la cui soluzione richiede anche scelte nazionali. Non è più rinviabile, conclude la nota, l’apertura di confronti tra la Regione e le parti sociali con i grandi Fiat, Finmeccanica e Micron e lo sblocco delle risorse nazionali. (LF)























