• Chi siamo
  • Abbonamenti
  • Contatti
domenica, 8 Marzo 2026
  • Accedi
No Result
View All Result
Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

Il Diario del Lavoro

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri, Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

  • Rubriche
    • Tutti
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
    Disabilità e comporto: quando la regola uguale per tutti diventa discriminatoria

    Disabilità e comporto: quando la regola uguale per tutti diventa discriminatoria

    Istat, l’economia italiana mantiene un profilo espansivo

    Un paese in frenata

    Serve un “Next Generation Job”

    I paradossi del popolo dell’Iva

    Meloni, l’underdog dal consenso inossidabile ottenuto rinnegando sé stessa

    C’è la legge elettorale, ma Meloni ha mille ragioni per restare fino alla fine a palazzo Chigi

    Il prima e il dopo

    All’inadempiente non è dovuto adempimento: la Cassazione rafforza l’eccezione ex art. 1460 c.c. nel rapporto di lavoro

    La speranza della sinistra si chiama Trump

    Trump e i dazi, tra dramma e farsa

  • Approfondimenti
    • Tutti
    • I Dibattiti del Diario
    • L'Editoriale
    • Diario delle crisi
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    Golfo Persico, Marittimi: massimo livello di sicurezza per le navi. A breve l’incontro delle parti sociali

    Golfo Persico, Marittimi: massimo livello di sicurezza per le navi. A breve l’incontro delle parti sociali

    Lavoro, sottoscritta intesa tra Cnel e Cref sull’intelligenza artificiale

    La segregazione occupazionale ai tempi dell’algoritmo: una donna vale meno anche per l’intelligenza artificiale

    Salario, ma non solo: tutti i fattori che frenano il lavoro delle donne nel dibattito della Fisascat Cisl sulla trasparenza salariale

    Salario, ma non solo: tutti i fattori che frenano il lavoro delle donne nel dibattito della Fisascat Cisl sulla trasparenza salariale

    Energia, Testa (Flaei Cisl): la sicurezza energetica è ormai la priorità. Lo Stato può e deve fare di più

    Energia, Testa (Flaei Cisl): la sicurezza energetica è ormai la priorità. Lo Stato può e deve fare di più

    Censis-Confcooperative, oltre tre milioni i lavoratori ”sommersi”

    Federmeccanica, produzione in calo dello 0,9% nel 2025. Crolla l’automotive a -11%, ma tiene l’export con un +2,9%. La crisi in Iran rischia di cancellare la timida ripresa di fine anno

    Lotta sindacale internazionale per l’uguaglianza nel gruppo Riva

    Ex Ilva, sindacati e imprese tutti d’accordo: no a Flacks, l’acciaio resti italiano. Federmeccanica chiede l’intervento di Giorgia Meloni. Ma il governo va avanti sulla cessione

  • Fatti e Dati
    • Tutti
    • Documentazione
    • Contrattazione

    Il documento dell’ILO “Intelligenza artificiale generativa, segregazione occupazione e parità di genere nel mondo del lavoro” (ENG)

    Il Misery Index della Confcommercio – Febbraio 2026

    Il meritevole privilegio della cultura

    Federculture, sottoscritto l’accordo preliminare per il rinnovo del contratto

    Il rapporto Istat sul commercio al dettaglio di gennaio 2026

    Il testo integrale del discorso di Pedro Sanchez sulla guerra in Iran

    Delibera della Provincia autonoma di Trento su lavoro di qualità nei contratti pubblici

  • I Blogger del Diario
  • Biblioteca
    Disintermediare stanca. Democrazia economica, populismo e crisi del collettivo. FrancoAngeli Editore

    Disintermediare stanca. Democrazia economica, populismo e crisi del collettivo. FrancoAngeli Editore

    L’Italia che non arriva a fine mese. Lavoro e salari: una questione di sinistra, a cura di Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale. Edizioni Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

    L’Italia che non arriva a fine mese. Lavoro e salari: una questione di sinistra, a cura di Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale. Edizioni Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

    Natura, cultura e disuguaglianze, di Thomas Piketty. Edizioni La nave di Teseo

    Natura, cultura e disuguaglianze, di Thomas Piketty. Edizioni La nave di Teseo

    Check List per la contrattazione in azienda (cosa conoscere, cosa verificare, cosa contrattare). Futura Editrice

    Check List per la contrattazione in azienda (cosa conoscere, cosa verificare, cosa contrattare). Futura Editrice

    Ci siamo. Pensare un mondo e una Cgil possibili. Futura Editrice

    Ci siamo. Pensare un mondo e una Cgil possibili. Futura Editrice

    Il valore del lavoro nel terzo millennio. Partecipazione, tecnologia, salari, dignità, di Luigino Giliberto. Edizioni lavoro

    Il valore del lavoro nel terzo millennio. Partecipazione, tecnologia, salari, dignità, di Luigino Giliberto. Edizioni lavoro

  • Appuntamenti
Il Diario del Lavoro
  • Rubriche
    • Tutti
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
    Disabilità e comporto: quando la regola uguale per tutti diventa discriminatoria

    Disabilità e comporto: quando la regola uguale per tutti diventa discriminatoria

    Istat, l’economia italiana mantiene un profilo espansivo

    Un paese in frenata

    Serve un “Next Generation Job”

    I paradossi del popolo dell’Iva

    Meloni, l’underdog dal consenso inossidabile ottenuto rinnegando sé stessa

    C’è la legge elettorale, ma Meloni ha mille ragioni per restare fino alla fine a palazzo Chigi

    Il prima e il dopo

    All’inadempiente non è dovuto adempimento: la Cassazione rafforza l’eccezione ex art. 1460 c.c. nel rapporto di lavoro

    La speranza della sinistra si chiama Trump

    Trump e i dazi, tra dramma e farsa

  • Approfondimenti
    • Tutti
    • I Dibattiti del Diario
    • L'Editoriale
    • Diario delle crisi
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    Golfo Persico, Marittimi: massimo livello di sicurezza per le navi. A breve l’incontro delle parti sociali

    Golfo Persico, Marittimi: massimo livello di sicurezza per le navi. A breve l’incontro delle parti sociali

    Lavoro, sottoscritta intesa tra Cnel e Cref sull’intelligenza artificiale

    La segregazione occupazionale ai tempi dell’algoritmo: una donna vale meno anche per l’intelligenza artificiale

    Salario, ma non solo: tutti i fattori che frenano il lavoro delle donne nel dibattito della Fisascat Cisl sulla trasparenza salariale

    Salario, ma non solo: tutti i fattori che frenano il lavoro delle donne nel dibattito della Fisascat Cisl sulla trasparenza salariale

    Energia, Testa (Flaei Cisl): la sicurezza energetica è ormai la priorità. Lo Stato può e deve fare di più

    Energia, Testa (Flaei Cisl): la sicurezza energetica è ormai la priorità. Lo Stato può e deve fare di più

    Censis-Confcooperative, oltre tre milioni i lavoratori ”sommersi”

    Federmeccanica, produzione in calo dello 0,9% nel 2025. Crolla l’automotive a -11%, ma tiene l’export con un +2,9%. La crisi in Iran rischia di cancellare la timida ripresa di fine anno

    Lotta sindacale internazionale per l’uguaglianza nel gruppo Riva

    Ex Ilva, sindacati e imprese tutti d’accordo: no a Flacks, l’acciaio resti italiano. Federmeccanica chiede l’intervento di Giorgia Meloni. Ma il governo va avanti sulla cessione

  • Fatti e Dati
    • Tutti
    • Documentazione
    • Contrattazione

    Il documento dell’ILO “Intelligenza artificiale generativa, segregazione occupazione e parità di genere nel mondo del lavoro” (ENG)

    Il Misery Index della Confcommercio – Febbraio 2026

    Il meritevole privilegio della cultura

    Federculture, sottoscritto l’accordo preliminare per il rinnovo del contratto

    Il rapporto Istat sul commercio al dettaglio di gennaio 2026

    Il testo integrale del discorso di Pedro Sanchez sulla guerra in Iran

    Delibera della Provincia autonoma di Trento su lavoro di qualità nei contratti pubblici

  • I Blogger del Diario
  • Biblioteca
    Disintermediare stanca. Democrazia economica, populismo e crisi del collettivo. FrancoAngeli Editore

    Disintermediare stanca. Democrazia economica, populismo e crisi del collettivo. FrancoAngeli Editore

    L’Italia che non arriva a fine mese. Lavoro e salari: una questione di sinistra, a cura di Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale. Edizioni Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

    L’Italia che non arriva a fine mese. Lavoro e salari: una questione di sinistra, a cura di Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale. Edizioni Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

    Natura, cultura e disuguaglianze, di Thomas Piketty. Edizioni La nave di Teseo

    Natura, cultura e disuguaglianze, di Thomas Piketty. Edizioni La nave di Teseo

    Check List per la contrattazione in azienda (cosa conoscere, cosa verificare, cosa contrattare). Futura Editrice

    Check List per la contrattazione in azienda (cosa conoscere, cosa verificare, cosa contrattare). Futura Editrice

    Ci siamo. Pensare un mondo e una Cgil possibili. Futura Editrice

    Ci siamo. Pensare un mondo e una Cgil possibili. Futura Editrice

    Il valore del lavoro nel terzo millennio. Partecipazione, tecnologia, salari, dignità, di Luigino Giliberto. Edizioni lavoro

    Il valore del lavoro nel terzo millennio. Partecipazione, tecnologia, salari, dignità, di Luigino Giliberto. Edizioni lavoro

  • Appuntamenti
No Result
View All Result
Il Diario del Lavoro
No Result
View All Result

Home - Camera - Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

20 Aprile 2016
in Camera

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Giovedì 21 aprile 2016.
L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 14.25 alle 14.30.  

SEDE CONSULTIVA
Mercoledì 20 aprile 2016. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO.
La seduta comincia alle 14.35.

Documento di economia e finanza 2016. 
4, e allegati. Doc. LVII, n. 
(Parere alla V Commissione). 
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame del documento, rinviato nella seduta del 19 aprile 2016.  

Cesare DAMIANO, presidenteMarialuisa Gnecchi ha svolto la sua relazione introduttiva. avverte che, secondo quanto concordato nella riunione dell’Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, svoltasi il 13 aprile scorso, l’espressione del parere avrà luogo nella seduta convocata per domani, giovedì 21 aprile. Ricorda, infine, che nella seduta di ieri la relatrice, on.
Giorgio PICCOLO (PD), ringraziando la relatrice per lo sforzo di sintesi compiuto, intende soffermarsi, in particolare, sul tema della contrattazione, affrontato nel Documento in esame in continuità «ideologica» con quanto disposto dalla legge di stabilità 2016. A suo avviso, in tema di contrattazione, il legislatore dovrebbe intervenire unicamente per accompagnare l’operato delle parti sociali e non per influire sui contenuti, con quelli che giudica interventi «a gamba tesa». Ricorda che l’accordo interconfederale tra CGIL CISL UIL e Confindustria relativo al Testo unico sulla rappresentanza, firmato nel gennaio 2014, ha operato, al termine di una lunga mediazione, una distinzione tra le materie demandate alla contrattazione nazionale e quelle delegabili alla contrattazione aziendale o territoriale. Il Governo, pertanto, non dovrebbe intervenire su tale terreno, ancor più a sostegno di una delle parti, ma dovrebbe adoperarsi, piuttosto, per favorire le categorie più deboli. Del resto, non ha condiviso nemmeno l’impostazione adottata nella legge di stabilità 2016, in base alla quale sono state destinate risorse pubbliche alla promozione del welfare aziendale, oggetto di contrattazione di secondo livello. A suo avviso, se vi è una disponibilità finanziaria, le risorse pubbliche dovrebbero essere indirizzate al sostegno di misure di solidarietà per le parti più deboli o anche alla promozione della ricerca aziendale.
Anna GIACOBBE (PD) 3594, attualmente all’esame delle Commissioni riunite XI e XII. Esprime in primo luogo apprezzamento per la scelta di perseguire un approccio organico nell’ambito di un provvedimento che compie un reale sforzo per mettere in atto una misura strutturale, valida su tutto il territorio nazionale, e fondata sull’attivazione delle persone, finalizzata inizialmente ad una specifica fascia di popolazione, quali i nuclei con figli minori. A suo avviso, va inoltre sottolineato che già la legge di stabilità 2016 ha previsto lo stanziamento di una quota significativa di risorse, che consente di allargare la platea dei beneficiari rispetto agli interventi che oggi sono comunque in essere, o a livello sperimentale, come la si sofferma sui riferimenti contenuti nel Documento aventi ad oggetto le misure di contrasto della povertà e il disegno di legge Atto Camera n. social card, o per iniziativa delle diverse regioni e realtà locali. Fa presente che le risorse stanziate dovranno essere incrementate nel futuro per affrontare in modo compiuto il fenomeno dell’impoverimento ed il fatto che a povertà antiche se ne sono aggiunte altre, nuove, negli anni della crisi. A suo avviso, tuttavia, le ulteriori risorse non potranno essere reperite solo attraverso il riordino delle prestazioni, perché tale riordino si riferisce solo alle prestazioni future, e quindi porterà risorse crescenti nel tempo. Nel ritenere corretto l’intento di rendere più eque e omogenee tra loro le prestazioni di assistenza sociale e di creare una regia integrata dei servizi sociali, così come sottolineato nel Documento, segnala che il testo fa riferimento alla razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale e di quelle di natura previdenziale, o comunque sottoposte alla prova dei mezzi. Sottolinea che la relatrice ha ricordato che il Ministro Poletti ha già opportunamente chiarito che il riferimento a prestazioni quali le pensioni di reversibilità deve attribuirsi ad un errore tecnico. A suo avviso, va confermata l’opportunità, richiamata dalla relatrice, di riaffermare comunque una chiara distinzione tra la spesa di carattere previdenziale e quella destinata a finalità assistenziali. Ritiene, infatti, che una corretta separazione tra la spesa previdenziale e quella assistenziale rappresenti uno dei presupposti per salvaguardare la sostenibilità finanziaria e il corretto equilibrio nei rapporti tra generazioni, peraltro già garantiti dagli interventi di riforma che si sono susseguiti dal 1995 ad oggi, come affermato nel DEF a proposito della fattibilità di «interventi volti a favorire una maggiore flessibilità nelle scelte individuali» nel pensionamento». A suo giudizio, il discrimine tra assistenza e previdenza non può essere quindi l’utilizzo della prova dei mezzi, che invece sussiste anche per prestazioni chiaramente previdenziali, quando si voglia esercitare una forma di solidarietà interna al sistema previdenziale destinando in quota inferiore o non destinando prestazioni a seconda di maggiore e minore reddito personale o della coppia. Ritiene che senza strumenti di questo tipo non sarà possibile esercitare verso le nuove generazioni il necessario equilibrio nei confronti dei più giovani, destinato altrimenti a trattamenti davvero bassi. Fa presente che l’esclusione dei trattamenti previdenziali dal novero di quelli da cui trarre eventuali risorse per il contrasto alla povertà non significa sottrarsi alla necessità di un riordino anche di tali trattamenti. Anche all’interno del sistema previdenziale sarebbe opportuno intervenire per identificare i possibili meccanismi di solidarietà interna, in particolare il passaggio da un sistema di integrazione al minimo, già oggi a carico della spesa previdenziale, ad un sistema che ne prevede la cancellazione per le pensioni calcolate con sistema contributivo. A suo avviso, la solidarietà tra generazioni dovrà spingere a valutare come sia possibile un intervento della solidarietà interna al sistema, o anche della fiscalità generale, in favore delle pensioni di chi ora è giovane e ha lavorato in modo discontinuo. In ogni caso, va analizzato con attenzione il fatto che una quota importante di prestazioni assistenziali, secondo diverse fonti, sarebbe destinata ad oggi, a persone che hanno, nel loro nucleo familiare, una condizione reddituale medio-alta, per capire le cause di tale fenomeno ed operare le scelte necessarie alla luce delle informazioni acquisite.

Giuseppe ZAPPULLA (PD) 857, di cui è primo firmatario il presidente Damiano, o se, invece, si è di fronte ad una generica manifestazione di volontà. dichiara di condividere sia la relazione della collega Gnecchi sia quanto testé affermato dall’onorevole Giacobbe sulla necessità di distinguere nettamente tra assistenza e previdenza. In particolare, con riferimento al disegno di legge delega sul contrasto alla povertà, ritiene opportuno sgombrare il campo dalle speculazioni su possibili interventi restrittivi in materia di pensioni di reversibilità. Intende soffermarsi su alcune questioni che, a suo avviso, appaiono meritevoli di un chiarimento da parte del Governo: in primo luogo, anche in considerazione del prossimo sciopero nazionale dei lavoratori metalmeccanici per il rinnovo del contratto nazionale di categoria, che si terrà venerdì 22 aprile, ritiene che la distinzione tra aree della contrattazione nazionale e della contrattazione integrativa, aziendale o territoriale, non costituisca un problema tecnico. Infatti, anche a suo parere, è opportuno valorizzare la contrattazione integrativa su questioni, quali l’organizzazione del lavoro e della produzione, che essa sola è in grado di affrontare. Ciò non può comportare, tuttavia, il rischio di mettere in dubbio il ruolo della contrattazione nazionale, che deve continuare a garantire la cornice di diritti fondamentali e retributivi di ogni categoria di lavoratori. In secondo luogo, dal momento che il Documento di economia e finanza non fornisce adeguate informazioni al riguardo, ritiene necessario acquisire un chiarimento sull’orientamento del Governo in ordine al rinnovo dei contratti nel pubblico impiego e, in particolare, alla sua volontà di impegnare su tale obiettivo maggiori risorse. Ritiene opportuno, inoltre, un chiarimento del Governo anche sulla reale portata dell’accenno, contenuto nel Documento, alla flessibilità nelle scelte individuali per l’accesso al pensionamento. Infatti, in considerazione dell’impegno profuso dalla Commissione sul tema, è, a suo avviso, necessario chiarire se si vada verso forme di flessibilità analoghe a quelle previste dalla proposta di legge Atto Camera n. 
Sottolinea l’estrema lacunosità del Documento di economia e finanza sulle iniziative volte a supportare lo sviluppo economico del Mezzogiorno.  
Walter RIZZETTO (FdI-AN), dopo avere ringraziato la relatrice per la sua sintesi, si dichiara d’accordo con quanto testé affermato dal collega Zappulla sul tema della flessibilità nell’accesso al pensionamento. A suo avviso, il Documento di economia e finanza 2016 non contiene fughe in avanti su temi precisi, quali «quota 41», «quota 96» o su un nuovo provvedimento di salvaguardia. Il Documento, a suo parere, reca generici indirizzi e previsioni su crescita, occupazione e disoccupazione, che, almeno stando all’esperienza degli ultimi anni, sono destinate ad essere disattese in un prossimo futuro. Stigmatizza, inoltre, il fatto che le intenzioni del Governo, invece di risultare dai documenti ufficiali, si conoscano piuttosto attraverso anticipazioni giornalistiche o dichiarazioni dei ministri. Nota, ad esempio, che si ritorna a parlare del prestito pensionistico, ponendo gli interessi dell’anticipazione del trattamento a carico dello Stato. Sottolinea che, con riferimento alla flessibilità, nei termini previsti dalla proposta di legge a prima firma Damiano all’esame della Commissione, non il ministro Poletti ma il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Nannicini ha definito troppo oneroso un intervento volto a consentire l’accesso anticipato al pensionamento. Sul punto, condivide quanto più volte osservato dal presidente, che ha sottolineato come l’evidente costo iniziale sarebbe riassorbito nel tempo, considerando anche l’aumento dell’aspettativa di vita. Segnala, inoltre, che rimane aperto il capitolo relativo all’estensione di «Opzione donna». 
Sollecita, quindi, la Commissione a incalzare il Governo al fine di definire una tempistica certa per affrontare i temi di maggiore interesse. Nota, infatti, che non si parla dell’ottavo provvedimento di salvaguardia, un tema che non sembra più sentito come nel passato, anche se gli esodati continuano a protestare. A tale proposito, ricorda che della cosiddetta «settima salvaguardia», inserita poi nella legge di stabilità 2016, si era cominciato a parlare già nel febbraio del 2015. Quindi, per un ottavo provvedimento di salvaguardia sembrerebbe già essere troppo tardi. Ritiene importante che sul punto sia almeno la Commissione a indicare tempi certi, posto che il Governo sarà prima impegnato per le prossime elezioni amministrative e poi, dopo l’estate, per il referendum costituzionale. A suo avviso, non può pensarsi che la legge di stabilità 2017 possa essere la sede per risolvere tutti i problemi sul tappeto, posto che, probabilmente, ci sarà spazio solo per la flessibilità. A suo avviso, pertanto, sarebbe opportuno che, nel proprio parere, la Commissione chiedesse chiarezza sull’agenda degli interventi, per evitare che il Documento di economia e finanza rimanga un esercizio di stile. È infatti necessario, a suo avviso, trovare prima di ottobre un punto di incontro tra il punto di vista dei tecnici sulle coperture finanziarie e quello della politica, che deve fare le sue proposte.  
Roberto SIMONETTI (LNA) si dichiara d’accordo con quanto sin qui affermato sia dai colleghi di maggioranza sia da quelli dell’opposizione, oltre che, naturalmente, dalla relatrice. Essi hanno affrontato temi più volte discussi dalla Commissione, senza che, purtroppo, siano diventati legge. Nota come le quantificazioni degli effetti finanziari delle proposte all’esame della Commissione, in particolare quella sulla flessibilità, siano riportate come novità dai giornali, che le attribuiscono al ministro Padoan, anche se i componenti della Commissione le conoscono da tempo. Non concorda, invece, con quanto affermato dal collega Giorgio Piccolo in materia di contrattazione: a suo avviso, sarebbe anzi opportuno inserire tra le materie di competenza della contrattazione integrativa anche la progressione salariale, che andrebbe collegata al raggiungimento di obiettivi e, quindi, al merito e non all’anzianità. Avrebbe auspicato, inoltre, l’inserimento nel Documento di economia e finanza della previsione di un provvedimento per rendere strutturali i benefici contributivi legati alle nuove assunzioni. Si tratta di uno strumento che, al netto delle critiche che si possono muovere al Jobs Act, garantisce maggiori certezze ai giovani, nonostante le recenti affermazioni del presidente dell’INPS, Boeri, che spesso appare eccedere rispetto al suo ruolo. Su «Opzione donna», osserva che, sulla base del meccanismo del «contatore» previsto nella legge di stabilità 2016 per monitorare le risorse effettivamente utilizzate, non è possibile tornare sul tema fino a settembre. Si dichiara poi d’accordo sulla necessità di chiarire una volta per tutte che, in occasione del riordino degli istituti assistenziali previsto dal disegno di legge delega per il contrasto alla povertà, non saranno toccati gli istituti di natura previdenziale. Infine, reputa che la previsione di interventi per la flessibilità di accesso al pensionamento sarà la vera discriminante della prossima legge di stabilità. Su questo punto, preannuncia l’intenzione del suo gruppo di collaborare fattivamente con la maggioranza per rendere più autorevole il parere che la Commissione esprimerà alla Commissione bilancio. Da ultimo, ritiene opportuno tornare ad approfondire il tema degli esodati, per definire i contorni di un ulteriore intervento legislativo di salvaguardia e individuare la platea dei possibili beneficiari.
Giovanna MARTELLI (SI-SEL) osserva preliminarmente che nell’esame del Documento di economia e finanza si ha spesso la sensazione di vivere in mondi paralleli, dal momento che in molti casi i futuri interventi che vengono annunciati non solo non sono riportati nei testi in discussione, ma sono illustrati per la prima volta al di fuori delle aule parlamentari. Venendo al contenuto del documento programmatico presentato dal Governo, sottolinea come, a fronte degli allarmanti dati forniti dall’Eurostat, che evidenziano un consolidamento della povertà nel nostro Paese, manchi una strategia volta contrastare il fenomeno, facendosi riferimento nel DEF alla sola legge delega attualmente all’esame delle Commissioni riunite XI e XII, i cui contenuti sono allo stato ancora poco chiari. Esprime, in particolare, preoccupazione per la previsione del riordino delle prestazioni assistenziali e previdenziali legate alla prova dei mezzi, che potrebbe determinare un indebolimento della condizione di soggetti già fragili. Osserva, in oltre, che mancano accenni a politiche volte a sostenere le pari opportunità lavorative, riscontrando che le carenti tutele hanno determinato un significativo calo della natalità. Nel segnalare che anche le misure volte a sostenere gli asili nido e i servizi all’infanzia non hanno carattere strutturale, sottolinea come l’assenza di un adeguato sistema di sostegno alla genitorialità e di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro determini una sensibile limitazione nell’accesso delle donne al lavoro, anche in considerazione del mancato riconoscimento del lavoro di cura. 
Conclusivamente, sottolinea che nel mese di febbraio si è registrato un calo dei contratti a tempo indeterminato, che testimonia come i dati sull’incremento dell’occupazione nell’anno 2015 siano essenzialmente da attribuire agli effetti dell’esonero contributivo previsto dalla legge di stabilità 2015.  
Titti DI SALVO (PD) dichiara di dissentire dalle considerazioni espresse dai colleghi Rizzetto e Simonetti, evidenziando come il riferimento contenuto nel Documento di economia e finanza ad una valutazione di futuri interventi in materia di flessibilità nell’accesso al pensionamento rappresenti un’importante conquista della Commissione, che si è fortemente impegnata per ottenerne l’inserimento. Ovviamente, trattandosi di un documento di carattere programmatico, non sono indicati i contenuti delle future disposizioni, che dovranno essere oggetto di opportuna valutazione. Parimenti, giudica importante che il Ministro Padoan abbia manifestato, nella giornata di ieri, la propria disponibilità ad affrontare il tema della flessibilità in materia di accesso al pensionamento, testimoniando come sia stato avviato un percorso per elaborare una proposta governativa in materia. Ritiene, peraltro, che l’esperienza di «Opzione donna», che ha consentito l’accesso anticipato al pensionamento a prezzo di pesanti decurtazioni dei trattamenti, dovrebbe consigliare un’attenta valutazione delle implicazioni delle misure da adottare, al fine di non determinare penalizzazioni insostenibili, specialmente per i lavoratori con redditi più bassi.
Davide TRIPIEDI (M5S), dopo avere sottolineato che le previsioni di crescita del Governo si sono sempre rivelate eccessivamente ottimistiche, stigmatizza la mancata menzione nel Documento di economia e finanza della necessità di intervenire in favore dei lavoratori che esercitano attività classificate come usuranti, ampliandone la platea. 
Si dichiara, inoltre, preoccupato per l’atteggiamento del Governo sulla flessibilità, di cui si parla da anni. Si augura, pertanto, che il 2016 sia l’anno in cui, anche grazie all’iniziativa unitaria della Commissione, si possa finalmente convincere il Governo della necessità di tale misura.
Marialuisa GNECCHI (PD), relatrice, rivolgendosi, in particolare al collega Rizzetto, ricorda che il prossimo provvedimento di salvaguardia, l’ottavo, dovrà essere quello definitivo, in quanto si tratta di misure volte a porre rimedio a situazioni determinatesi nel 2011. Ciò non vuol dire che dal 1o gennaio 2012 non vi siano stati licenziamenti e nessuno abbia perso il lavoro, ma per risolvere tali situazioni sarà necessario adottare interventi di altro tipo. L’ottavo provvedimento di salvaguardia sarà necessario per risolvere le criticità ancora in sospeso e che riguardano, ad esempio, i lavoratori in mobilità autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione, i lavoratori agricoli e le collaboratrici familiari, esclusi dall’ultimo provvedimento di salvaguardia. A tale ultimo proposito, in particolare, sottolinea la contraddittorietà di un quadro normativo nel quale alle collaboratrici familiari, da un lato, non sono applicate le disposizioni riguardanti i congedi per le vittime di violenza in quanto il loro contratto di lavoro non è considerato un contratto stabile e, dall’altro, non è stata riconosciuta l’inclusione nei provvedimenti di salvaguardia perché il loro contratto di lavoro è stato considerato alla stregua di un ordinario contratto di lavoro a tempo indeterminato. Rileva che l’apparente inerzia della Commissione su un nuovo intervento di salvaguardia è motivata dalla necessità di acquisire i dati di monitoraggio sul numero effettivo di soggetti che hanno avuto accesso all’ultimo provvedimento di salvaguardia e sulle risorse effettivamente utilizzate. Inoltre, è necessario anche sgombrare il campo dai dubbi interpretativi che hanno limitato l’accesso ai precedenti provvedimenti per alcune categorie di lavoratori. Se, infatti, si adottasse ora un nuovo provvedimento, esso sarebbe inevitabilmente parziale e non riguarderebbe tutte le situazioni meritevoli di tutela.
Cesare DAMIANO, presidente, osserva come il dibattito svolto sia stato ricco di spunti interessanti e, spesso, condivisibili. In primo luogo, con riferimento alla tempistica di futuri interventi in materia pensionistica, ritiene che non ci si debba far prendere né dall’impazienza né da un eccessivo torpore, ma si debba procedere seguendo ritmi certi e cadenzati. Sottolinea, innanzitutto, l’opportunità che nella risoluzione che sarà approvata dall’Assemblea al termine dell’esame del Documento sia inserito un preciso impegno sui temi della flessibilità in uscita, che dia seguito alle affermazioni già riportate nel testo all’esame della Commissione, che sono il frutto di una proficua interlocuzione con l’Esecutivo. Giudica, inoltre, positivamente le parole del Ministro Padoan, che nel corso della sua audizione di ieri presso le Commissioni bilancio della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica ha evidenziato come sussistano margini per ragionare sulle pensioni, ponendo con ciò le basi per un futuro confronto su questi temi. Nell’ottica della definizione di un intervento in materia, devono a suo avviso valorizzarsi i dati contenuti nel Documento di economia e finanza, che evidenziano come l’effetto del complessivo processo di riforma attuato a partire dal 2004 determinerà una riduzione cumulata dell’incidenza della spesa previdenziale pari a circa 60 punti percentuali del prodotto interno lordo fino al 2050. Tali evidenze contabili, a suo avviso, testimoniano, infatti, in modo inequivoco che il sistema previdenziale italiano sia assolutamente sotto controllo e abbia contribuito in modo significativo al processo di contenimento della spesa pubblica realizzato negli ultimi anni. Richiama, altresì, i dati riportati dalla Corte dei conti nel rapporto 2016 sul coordinamento della finanza pubblica, di recente pubblicazione, sottolineando che la riforma del 2007, da lui realizzata con il consenso di tutte le parti sociali e spesso accusata di aver determinato un forte incremento della spesa pensionistica, ha permesso una riduzione annua degli oneri previdenziali pari all’uno per cento del prodotto interno lordo. Si tratta, a suo avviso, di elementi importanti di conoscenza, da utilizzare nel dibattito pubblico, al pari di quelli acquisiti attraverso l’audizione di rappresentanti dell’INPS, che hanno chiarito in modo inequivocabile l’impossibilità di un ricalcolo delle pensioni in essere sulla base del metodo di calcolo contributivo. 
Per quanto attiene alle altre questioni emerse dal dibattito, ritiene che il parere della Commissione dovrebbe senz’altro indicare la necessità di introdurre correttivi alla disciplina in materia pensionistica almeno con riferimento all’ampliamento dell’ambito dei lavori considerati usuranti e alla revisione della normativa in materia di ricongiunzioni onerose. Segnala, inoltre, che non deve assolutamente considerarsi accantonata la previsione di un ottavo intervento di salvaguardia in materia pensionistica, che, tuttavia, potrà definirsi solo una volta che siano resi disponibili i dati relativi al monitoraggio degli effetti della cosiddetta «settima salvaguardia», disposta dalla legge di stabilità 2016, e sia stata definita con esattezza la platea dei soggetti da salvaguardare.   
183 del 2014, ritiene che si debba puntare con decisione a promuovere la costituzione di nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, limitando il più possibile il ricorso a forme precarie di lavoro e riducendo l’utilizzo dei Quanto all’attuazione della delega di cui alla legge n. voucher ai soli casi di prestazioni occasionali. 
148 del 2011, dovrebbe procedere di pari passo con un rafforzamento della partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa e una più certa definizione delle regole in materia di rappresentanza e rappresentatività sindacale, che tenga conto anche dell’accordo stipulato al riguardo dalle parti sociali nel gennaio del 2014. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. Con riferimento all’accenno contenuto nel Documento alla contrattazione aziendale, dichiara di comprendere le preoccupazioni manifestate, che tuttavia potrebbero rivelarsi eccessive, in quanto, a suo avviso, la possibile prevalenza del contratto aziendale su quello nazionale in materie legate all’organizzazione del lavoro e alla produzione non mette a repentaglio la centralità del contrattazione nazionale, in quanto si riferisce a materie tipicamente devolute alla contrattazione di secondo livello. Ritiene, tuttavia, che per rendere esigibili ed efficaci i contratti aziendali e garantire la pace sindacale in costanza di contratto, sia necessario che tali contratti siano approvati consentendo la consultazione dei lavoratori. Inoltre, un intervento in materia, che supererebbe quanto a suo tempo previsto dall’articolo 8 del decreto-legge n.  
Matteo DALL’OSSO (M5S) chiede alla relatrice di chiarire quando saranno disponibili le prime informazioni utili per la definizione di un futuro provvedimento di salvaguardia.
Marialuisa GNECCHI (PD), relatrice, ritiene che i dati saranno disponibili nella prima settimana di maggio.

Giovanni Carlo Francesco MOTTOLA (Misto-ALA-MAIE) stigmatizza il continuo aumento dell’età di accesso al pensionamento a causa dell’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita, che disorienta i lavoratori, ai quali manca la possibilità di prevedere il proprio futuro. Auspica, pertanto, l’adozione di una misura che corregga questo meccanismo.
Cesare DAMIANO, presidente, ritiene che il tema dell’adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento alla speranza di vita meriti particolare attenzione.
Luisella ALBANELLA (PD) esprime perplessità sul riferimento contenuto nel Documento alla possibilità per la contrattazione aziendale di derogare, in specifici settori, alla contrattazione nazionale, sottolineando come allo stato la contrattazione di secondo livello operi nell’ambito delle materie ad essa delegate dalla contrattazione nazionale. Si chiede, pertanto, quale sarebbe il rapporto tra la disciplina di fonte legale e quella di fonte contrattuale, osservando che la legge dovrebbe limitarsi a sostenere e promuovere le misure definite attraverso la contrattazione tra le parti sociali.
Cesare DAMIANO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame del Documento alla seduta convocata per la giornata di domani.

Disposizioni per la diffusione del libro su qualsiasi supporto e per la promozione della lettura. 
Nuovo testo unificato C. 1504 e C. 2267. 
(Parere alla VII Commissione). 
(Seguito dell’esame e conclusione – Parere favorevole).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 19 aprile 2016.  
Cesare DAMIANO, presidente, ricorda che, come deciso nella riunione dell’Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, dello scorso 13 aprile, il parere di competenza sarà espresso nella seduta odierna. Chiede quindi alla relatrice, onorevole Casellato, di illustrare la propria proposta di parere.
Floriana CASELLATO (PD), relatrice, illustra la sua proposta di parere favorevole sul provvedimento, che giudica particolarmente interessante, segnalando l’opportunità di coinvolgere in modo più diretto nell’attuazione del Piano d’azione nazionale per la promozione della lettura i docenti impegnati nella formazione degli adulti e nel processo di riabilitazione dei carcerati. Nel sottolineare l’importanza di valorizzare le migliori pratiche disponibili a livello territoriale, auspica, infine, l’approvazione di modifiche che chiariscano la portata dell’articolo 8, che disciplina i benefici economici per la promozione del libro e della lettura, e dell’articolo 11, che reca la copertura finanziaria del provvedimento.

La Commissione approva la proposta di parere della relatrice.

Delega al Governo per la riforma organica della magistratura onoraria e altre disposizioni sui giudici di pace. 
C. 3672 Governo, approvato dal Senato, e abb. 
(Parere alla II Commissione). 
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l’esame del provvedimento.  
Cesare DAMIANO, presidente, ricorda che l’espressione del parere avrà luogo nella seduta di domani, giovedì 21 aprile.
Davide BARUFFI (PD), relatore51, sull’istituzione del giudice unico di primo grado, il quale aveva stabilito che le disposizioni dell’ordinamento giudiziario che consentono l’utilizzo di giudici onorari di tribunale e di vice procuratori onorari si applicassero fino all’attuazione di un complessivo riordino del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria, e comunque non oltre il 31 dicembre 2009. La mancata attuazione della riforma della magistratura onoraria ha comportato, tuttavia, la permanenza in carica di giudici di pace, giudici onorari di tribunale e vice procuratori onorari ben oltre i limiti temporali inizialmente previsti. Dopo diverse proroghe succedutesi nel tempo, l’articolo 1, comma 610, della legge di stabilità 2016 ha prorogato nelle funzioni fino al 31 maggio 2016 i giudici onorari di tribunale, i vice procuratori e i giudici di pace con il mandato in scadenza, per i quali la legge non avrebbe consentito un’ulteriore conferma. Quanto alla platea di riferimento , rileva preliminarmente che il disegno di legge è stato approvato in prima lettura dal Senato e che la Commissione di merito non ha introdotto modifiche al testo approvato dall’altro ramo del Parlamento, del quale è stata dichiarata l’urgenza. Ricorda che la riforma della magistratura onoraria è stata prevista dall’articolo 245 del decreto legislativo 9 febbraio 1998, n. 1738), i magistrati onorari in servizio al 26 novembre 2015 ammontano a 5.722 unità, distinti in giudici di pace, ai quali è stata affidata la gestione del contenzioso minore in campo civile e penale, giudici onorari di tribunale e vice procuratori onorari (VPO). che, come si legge nella relazione tecnica allegata al disegno di legge originario (Atto Senato n. 
Segnala che il provvedimento in esame è finalizzato ad attuare una riforma organica della magistratura onoraria, nel cui ambito si segnalano, in particolare, l’introduzione di uno statuto unico della magistratura onoraria, a riorganizzazione dell’ufficio del giudice di pace, posto sotto il coordinamento del presidente del tribunale, l’unificazione della magistratura giudicante onoraria mediante il superamento della distinzione tra giudice di pace e giudici onorari di tribunale e l’istituzione del giudice onorario di pace, l’istituzione di una specifica struttura organizzativa dei vice procuratori onorari presso le procure e la rideterminazione del ruolo e delle competenze dei magistrati onorari.   
Venendo, quindi, al merito del provvedimento, che consta di nove articoli, segnala che gli articoli da 1 a 3 riguardano il contenuto della delega affidata al Governo, i principi e criteri direttivi relativi a ogni ambito della delega e le procedure per il suo esercizi. Gli articoli da 4 a 7 recano una serie di disposizioni immediatamente precettive in materia di incompatibilità dei magistrati onorari, di giudici di pace e di formazione comune dei magistrati onorari. All’articolo 8 il disegno di legge reca, poi, norme di coordinamento con le norme statutarie di Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, mentre l’articolo 9 reca le disposizioni di carattere finanziario.   
In particolare, l’articolo 1 definisce il contenuto della delega, da esercitare entro un anno dall’entrata in vigore del provvedimento, prevedendo un’unica figura di giudice onorario, inserito in un solo ufficio giudiziario, e la figura del magistrato requirente onorario, inserito nell’ufficio della procura della Repubblica. I decreti legislativi dovranno disciplinare le modalità di accesso, il procedimento di nomina, il tirocinio, le modalità di impiego, il procedimento di conferma, la durata massima dell’incarico, la responsabilità disciplinare e la formazione professionale di tali figure.   
L’articolo 2 detta i principi e criteri direttivi della delega, prevedendo tra l’altro il superamento della distinzione tra giudici onorari di tribunale e giudici di pace, tutti ridenominati «giudici onorari di pace» e inseriti in un unico ufficio del giudice di pace. Analoga operazione è prevista per la magistratura requirente onoraria, inserita in un’articolazione denominata «ufficio dei vice procuratori onorari». L’articolo prevede inoltre la rideterminazione del ruolo e delle funzioni dei giudici onorari e dei vice procuratori onorari, nell’ambito di strutture organizzative corrispondenti al cosiddetto ufficio del processo, al fine di coadiuvare i giudici professionali nello svolgimento delle loro funzioni, con la possibilità che i magistrati onorari siano delegati all’adozione di provvedimenti decisori di minore complessità. Sono precisati i requisiti e i titoli preferenziali per la nomina e i casi tassativi in cui è consentito al presidente del tribunale di procedere all’applicazione non stabile dei giudici onorari di pace che abbiano maturato il primo quadriennio. Segnala che alcuni dei principi e criteri direttivi per l’esercizio della delega appaiono meritevoli di approfondimento, dal punto di vista delle competenze della XI Commissione. Si riferisce, in primo luogo, alla previsione di cui al comma 3, lettera d), secondo cui la nomina a magistrato onorario sarà preclusa per i soggetti che, pur essendo in possesso dei requisiti previsti, risultano collocati in quiescenza. 
Ricorda, inoltre, l’esclusione dell’applicazione dei giudici onorari di pace per la trattazione di procedimenti civili in materia di rapporti di lavoro e di previdenza ed assistenza obbligatorie, prevista dal comma 5, lettera c). Segnala, inoltre, al comma 7, lettera g), la previsione del riconoscimento di un titolo di preferenza a parità di merito nei concorsi indetti dalle amministrazioni dello Stato per i magistrati onorari confermati per due quadrienni. Potrebbe essere opportuno valutare in sede di attuazione della delega le professionalità per le quali possa essere fatto valere il titolo di preferenza. 
374 del 1991, al quale fa riscontro, tra i principi e criteri direttivi, il requisito della professionalità che dovrebbe caratterizzare l’aspirante magistrato onorario. In tale contesto, il criterio di cui al comma 13, lettera Evidenzia, inoltre, il mancato riferimento alla incompatibilità con l’esercizio di lavoro dipendente, pubblico o privato, attualmente prevista per i soli giudici di pace dall’articolo 5 della legge n. h), prevede che la dotazione organica dei magistrati onorari, nonché i relativi compiti, attività, obiettivi e criteri di liquidazione delle indennità siano stabiliti in modo da assicurare la compatibilità dell’incarico onorario con lo svolgimento di altre attività lavorative. 
Fa presente che la successiva lettera l) prevede, quindi, la costituzione di un regime previdenziale e assistenziale compatibile con la natura onoraria dell’incarico, senza oneri per la finanza pubblica, prevedendo l’acquisizione delle risorse necessarie mediante misure incidenti sull’indennità. Sul punto potrebbe essere utile approfondire la configurazione del nuovo sistema pensionistico, anche alla luce della compatibilità tra l’incarico onorario e lo svolgimento di altre attività lavorative, nonché le caratteristiche delle tutele previdenziali e assistenziali da assicurare e la gestione previdenziale in cui saranno iscritti i magistrati onorari. 
Segnala che l’articolo 3 disciplina le procedure per l’esercizio della delega, mentre l’articolo 4 interviene in materia di incompatibilità del giudice di pace. Il successivo articolo 5 dispone in materia di coordinamento dell’ufficio del giudice di pace. Segnala, in particolare, che l’ufficio è coordinato dal presidente del tribunale, che, potendosi avvalere dell’ausilio di uno o più giudici professionali, provvede a tutti i compiti di gestione del personale di magistratura ed amministrativo nonché a proporre a al presidente della corte di appello la tabella di organizzazione dell’ufficio. Segnala che l’articolo 6 detta una disciplina transitoria, valida per due anni, volta a prevedere la possibilità, per esigenze di servizio imprescindibili e prevalenti, di applicare giudici di pace in servizio presso un determinato ufficio presso altri uffici del giudice di pace del medesimo distretto di corte d’appello, anche se privi di scoperture di organico. L’articolo 7 interviene in materia di formazione dei magistrati onorari, che sono tenuti a partecipare a riunioni trimestrali e a corsi organizzati dalla Scuola superiore della magistratura.  
L’articolo 8 prevede che la riforma della magistratura onoraria prevista dalla disegno di legge delega in esame sia applicata in Trentino-Alto Adige e in Valle d’Aosta compatibilmente con le norme statutarie e la relativa disciplina di attuazione. 
Fa presente, infine, che l’articolo 9, infine, reca le disposizioni di carattere finanziario, prevedendo, in particolare, che dall’attuazione della legge e dei decreti legislativi non derivino nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e che alla loro attuazione si provveda con le risorse umane, strumentali e finanziarie previste a legislazione vigente.   
Conclusivamente, nell’esprimere una valutazione complessivamente favorevole sul contenuto del provvedimento, si riserva di formulare una proposta di parere che tenga conto anche di eventuali osservazioni che dovessero emergere dal dibattito in Commissione.  
Cesare DAMIANO, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame del provvedimento alla seduta convocata per la giornata di domani.
La seduta termina alle 15.55.

ERRATA CORRIGE

Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari 628 del 19 aprile 2016, a pagina 10, seconda colonna, sesta riga, dopo la parola: «che», aggiungere la seguente: «non». n.

ATTI DEL GOVERNO
Martedì 19 aprile 2016. — Presidenza del presidente della XI Commissione Cesare DAMIANO. — Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Luigi Bobba.
La seduta comincia alle 14.45.

Schema di decreto ministeriale concernente le modalità e i criteri di utilizzo del Fondo finalizzato a incentivare la partecipazione dei lavoratori al capitale e agli utili delle imprese e per la diffusione dei piani di azionariato rivolti ai lavoratori dipendenti. 
290. Atto n. 
(Esame, ai sensi dell’articolo 143, comma 4, del Regolamento, e rinvio).

Le Commissioni iniziano l’esame dello schema di decreto ministeriale.  

Cesare DAMIANO, presidente290, rileva preliminarmente come le Commissioni riunite VI e XI siano chiamate a esaminare, ai fini dell’espressione di un parere ai sensi dell’articolo 143, comma 4, del Regolamento, lo schema di decreto ministeriale concernente le modalità e i criteri di utilizzo del Fondo finalizzato a incentivare la partecipazione dei lavoratori al capitale e agli utili delle imprese e per la diffusione dei piani di azionariato rivolti ai lavoratori dipendenti (Atto n. Nel segnalare che il termine per l’espressione del parere scade il prossimo 26 aprile, ricorda che le Commissioni riunite sono convocate il prossimo giovedì 21 aprile per proseguire e, eventualmente, concludere l’esame del provvedimento.  

Francesco RIBAUDO (PD), relatore per la VI Commissione, 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014), il quale ha istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un Fondo per l’incentivazione di iniziative rivolte alla partecipazione dei lavoratori al capitale e agli utili delle imprese e per la diffusione dei piani di azionariato rivolti a lavoratori dipendenti, demandando ad un decreto ministeriale la definizione delle modalità e dei criteri di utilizzo del Fondo. osserva innanzitutto come lo schema di decreto ministeriale, che si compone di cinque articoli, sia stato predisposto in attuazione dell’articolo 1, comma 180, della legge n.
Ricorda che tra le forme di partecipazione del lavoratore all’impresa il codice civile annovera la distribuzione di utili attraverso l’assegnazione gratuita di azioni, la partecipazione al capitale, ai sensi degli articoli 2349, 2441 e 2358 del codice civile, nonché l’adesione dei dipendenti a piani di azionariato: l’articolo 2099 del codice civile prevede infatti che la retribuzione possa sostanziarsi anche nella corresponsione di utili, mentre l’articolo 2102 del codice civile individua le regole per la determinazione degli utili stessi.   
I piani di azionariato diffuso prevedono l’acquisto a un prezzo vantaggioso rispetto al valore di mercato da parte dei dipendenti di una società delle azioni della società in cui lavorano o di sue controllate. In sostanza si tratta di una forma di retribuzione e incentivazione che le aziende utilizzano come strumento di fidelizzazione per i propri dipendenti, rendendoli partecipi del rischio d’impresa e, contemporaneamente, cercando di stimolarne l’impegno professionale e la produttività in modo da generare valore a beneficio di tutti. Quando i dipendenti ricevono le azioni a titolo gratuito, si parla di piano di stock grant. 
Per quanto riguarda i profili tributari rammenta che articolo 51, comma 2, lettera g)917 del 1986 prevede una specifica agevolazione in favore dell’azionariato dei lavoratori, prevedendo che, ai fini delle imposte sui redditi, non concorre alla formazione dell’imponibile il valore delle azioni offerte alla generalità dei dipendenti, per specifici importi calcolati nel periodo d’imposta, a condizione che dette azioni non siano riacquistate dalla società emittente o dal datore di lavoro o comunque cedute prima che siano trascorsi almeno tre anni dalla percezione. del Testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 
208 del 2015 (legge di stabilità per il 2016), ha introdotto, in via permanente, una disciplina tributaria specifica, con tassazione al 10 per cento ai fini dell’IRPEF, applicabile ai lavoratori dipendenti del settore privato, per le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa (oltre che per gli emolumenti retributivi dei lavoratori dipendenti privati di ammontare variabile e la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili). Le modalità di attuazione delle disposizioni richiamate sono state individuate con il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, 25 marzo 2016. Ritiene pertanto che tale previsione, la quale prevede comunque un prelievo sulle somme erogate a titolo di partecipazione agli utili dell’impresa, vada coordinata con le previsioni dello schema di decreto, che prevede invece un’agevolazione per le assegnazioni di azioni ai dipendenti. Al riguardo rammenta inoltre che, da ultimo, l’articolo 1, commi da 182 a 189, della legge n. 92 del 2012 (cosiddetta «legge Fornero») aveva attribuito una delega al Governo, peraltro, non esercitata, per l’introduzione di una disciplina normativa sulla partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa e all’attuazione e al risultato di piani industriali, con istituzione di forme di accesso dei rappresentanti sindacali alle informazioni sull’andamento dei piani medesimi. Ricorda altresì che l’articolo 4, commi 62 e 63, della legge n.   
Passando quindi al contenuto dello schema di decreto ministeriale, illustra l’articolo 1, il quale indica che il Fondo ha lo scopo di incentivare, attraverso l’erogazione di uno specifico beneficio, le iniziative delle società che assegnino azioni ai loro dipendenti a titolo gratuito o a titolo oneroso, ma con condizioni vantaggiose rispetto alle quotazioni di mercato.   
La disposizione esplicita che tale meccanismo di incentivazione ha natura temporanea, in attesa di una disciplina organica degli istituti di democrazia partecipativa nelle imprese. A questo proposito sottolinea l’importanza di definire un quadro normativo che affronti in termini stabili tale importante tematica.   
Secondo quanto previsto dall’articolo 3, comma 1, il beneficio consiste nel riconoscimento  di una somma, pari al 30 per cento del valore dell’azione assegnata a titolo gratuito, o di un importo pari al 30 per cento della differenza tra il valore dell’azione e l’importo di sottoscrizione offerto al lavoratore nel caso di assegnazione a titolo oneroso. 
L’importo del beneficio, in ogni caso, non può essere superiore a 10 euro per azione. Per la determinazione del valore delle azioni si fa riferimento al proprio valore nominale, ovvero, nel caso di società per azioni quotate in mercati regolamentati italiani o dei Paesi membri dell’Unione europea, al prezzo medio ponderato dell’ultimo semestre di quotazione.   
Il comma 2 precisa che, qualora le richieste di accesso al beneficio superino complessivamente l’importo delle risorse disponibili, le quote da erogare siano proporzionalmente ridotte. Pertanto la concessione del beneficio è subordinata all’esame di tutte le domande.   
In merito segnala come tale previsione, la quale in sostanza condiziona l’ammontare del beneficio fruibile da parte della singola impresa al numero di imprese che complessivamente hanno diritto ad accedere al Fondo, possa incidere negativamente sull’adesione all’istituto, nella misura in cui la sottoscrizione delle azioni dovrebbe avvenire prima di conoscere quale sia l’ammontare del beneficio applicabile e quale sia pertanto la maggior convenienza, per il lavoratore, rispetto alle quotazioni di mercato, a sottoscrivere le azioni stesse. Tale problematica appare più rilevante in considerazione della dimensione limitata delle risorse finanziarie del Fondo, specialmente per quanto riguarda l’anno 2015.   
In ogni caso, ai sensi del comma 3, il beneficio riconosciuto a ciascuna impresa e ai suoi lavoratori non può eccedere il 10 per cento dell’ammontare del fondo, ovvero il 20 per cento del Fondo per ciascun gruppo di imprese e relativi lavoratori.   
Ai sensi dell’articolo 2, comma 1, possono accedere ai benefici erogati dal Fondo le società per azioni italiane o le società comunitarie che stabiliscano ai sensi dell’articolo 2508 del codice civile una o più sedi secondarie in Italia, alla condizione, stabilita dal comma 2, che possiedano un Documento unico di regolarità contributiva (DURC) al momento dell’erogazione del finanziamento.   
Ai sensi del comma 3 il beneficio si applica limitatamente alle azioni assegnate ai dipendenti con specifiche qualifiche (operaio, impiegato e quadro) assunti a tempo indeterminato.   
In merito a tale disposizione rileva l’opportunità di chiarire se tale limite si applichi solo alle azioni assegnate a titolo gratuito, come sembrerebbe desumersi dal tenore letterale della disposizione, ovvero anche a quelle sottoscritte a titolo oneroso.   
In ogni caso, in base al comma 4, la sottoscrizione di azioni a titolo oneroso non può eccedere il 20 per cento della retribuzione netta omnicomprensiva annua del lavoratore.   
Il comma 5 specifica che dall’adesione del lavoratore a tali forme di incentivazione, che è libera e non subordinata a qualsiasi obbligo, non devono derivare discriminazioni, e, in ogni caso, la società deve garantire ai lavoratori che aderiscono parità di trattamento in relazione alla categoria, al livello di inquadramento e all’anzianità di servizio.   
Ulteriore condizione richiesta dal comma 6 è che i piani di azionariato debba  no prevedere, per accedere al finanziamento, una diversificazione dell’investimento e un’adeguata informativa ai lavoratori aderenti, comprendente le caratteristiche dell’operazione e le eventuali esenzioni o agevolazioni esistenti. 
Il comma 7 specifica che, in assenza della disciplina sulla democrazia partecipativa, sono escluse dai benefici erogati dal Fondo le iniziative di acquisto mediante quote del TFR.   
Specifica quindi come, in base all’articolo 4, la domanda per accedere al beneficio del Fondo debba essere inoltrata alla Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro e delle relazioni industriali del Ministero del lavoro e delle politiche sociali al quale è inoltre assegnato, ai sensi del comma 3, il compito di monitorare l’attuazione della misura. La domanda deve essere presentata secondo i termini e le modalità indicate sul sito internetistituzionale, con specifico avviso, nel quale – ai sensi del comma 4 dell’articolo 3 – deve essere indicato l’obbligo per le imprese di osservare le disposizioni comunitarie sugli aiuti de minimis. In tale ambito il comma 2 specifica che ciascuna impresa può presentare al massimo una sola domanda. 
L’articolo 5 stabilisce che agli oneri derivanti dal decreto si provvede nei limiti delle risorse assegnate al Fondo iscritte nel capitolo 2190 dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, pari a 1.818.872 euro per il 2014 e a 39.245 euro per il 2015.   
147 del 2013, nell’istituire il Fondo, avesse inizialmente disposto uno stanziamento iniziale di 2 milioni di euro per il 2014 e di 5 milioni di euro per il 2015, il quale è stato successivamente ridotto, fino ad arrivare alle cifre indicate nello schema di decreto ministeriale. Al riguardo rileva come l’articolo 1, comma 180, della legge n.   
In particolare, a seguito degli interventi di riduzione disposti ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera c), 190 del 2014 (legge di stabilità per il 2015) ha disposto una riduzione delle dotazioni del Ministero del lavoro interamente ascritte al Programma 1.7, capitolo 2190, relativo al Fondo, pari, per il 2015, a 4,6 milioni di euro, come risulta dalla prima nota di variazione al bilancio del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, a fronte di una previsione per il 2015 pari a 4.639.245 euro, restando così a disposizione la somma di 39.245 euro per il 2015. 66 del 2014, con decreti del Ministero dell’economia e delle finanze sono state apportare riduzioni al Fondo per somme pari, rispettivamente, a 109.671 euro e 71.457 euro, per una riduzione complessiva pari a 181.128 euro, portando così la dotazione del Fondo stesso ad una somma di 1.818.872 euro per il 2014; inoltre l’articolo 1, comma 287, della legge n. 4 del 2014, dell’articolo 16, comma 1, del decreto – legge n. del decreto – legge n. 
8854 del 31 dicembre 2014, con cui la somma di 1.818.872 euro è stata interamente impegnata, per il 2014, in favore del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con oneri gravanti sulla Missione 26 (Politiche del lavoro), Programma 26.6 (Politiche attive e passive del lavoro), capitolo 2190 del Centro di responsabilità «Tutela delle condizioni di lavoro e delle relazioni industriali» dello stato di previsione del Ministero per il 2014. Segnala, inoltre, come sia la relazione illustrativa, sia la relazione tecnica allegate al provvedimento in esame, indichino che, a causa della mancata emanazione del decreto ministeriale di attuazione, al fine di evitare che le somme stanziate finissero in economia, si è provveduto ad impegnare lo stanziamento con il decreto n.   
In merito rileva come, anche alla luce delle riduzioni disposte negli ultimi anni, le risorse finanziarie del Fondo risultino oggettivamente piuttosto ridotte, limitando pertanto l’effettivo impatto del beneficio previsto, specialmente con riferimento all’anno 2015.   
Inoltre, sul piano contabile, ritiene opportuno chiarire se le somme ancora disponibili, riferite al 2014 e al 2015, possano essere utilizzate per incentivare assegnazioni o sottoscrizioni di azioni nel corso del 2016.  

Patrizia MAESTRI (PD), relatrice per la XI Commissione, associandosi alle considerazioni svolte dal relatore per la VI Commissione, intende sottolineare, in primo luogo, gli aspetti positivi del provvedimento, riferendosi, in particolare, all’articolo 2, che, da un lato, condiziona alla regolarità del DURC la possibilità per l’azienda di accedere al beneficio e, dall’altro, precisa con chiarezza che esso si applica esclusivamente alle azioni assegnate ai lavoratori dipendenti con qualifica di operaio, impiegato e quadro, assunti con contratti a tempo indeterminato. Riprendendo le osservazioni del collega Ribaudo, ravvisa la presenza di alcune criticità nel provvedimento, sulle quali reputa opportuno acquisire l’avviso del Governo. In primo luogo, a suo avviso non è chiaro, sempre con riferimento all’articolo 2, se il beneficio sia applicabile esclusivamente alle azioni assegnate ai dipendenti a titolo gratuito o anche a quelle sottoscritte a titolo oneroso. In secondo luogo, riallacciandosi alle considerazioni già svolte dal relatore per la VI Commissione, sottolinea l’estrema esiguità dello stanziamento, che mette a rischio l’effettività del beneficio in esame, e si domanda per questo se non sia più opportuno far confluire tali risorse nell’ambito di un provvedimento più generale che disciplini tutti gli aspetti della partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese.

Il Sottosegretario Luigi BOBBA con riferimento alle osservazioni dei relatori, conferma che le somme stanziate al 31 dicembre 2014, pari a 1,818 milioni di euro, sono state integralmente impegnate ma non ancora utilizzate. Tali risorse, pertanto, risultano ancora disponibili, ma non possono essere destinate a finalità che siano coerenti con quelle originarie. Parimenti, rappresenta che allo stato non risultano disponibili ulteriori risorse da destinare alle finalità di cui al provvedimento in esame.

Cesare DAMIANO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame alla seduta già convocata per giovedì 21 aprile 2016.
La seduta termina alle 15.

SEDE CONSULTIVA
Martedì 19 aprile 2016. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO.
La seduta comincia alle 13.50.

Documento di economia e finanza 2016. 
4, e allegati. Doc. LVII, n. 
(Parere alla V Commissione). 
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l’esame del documento in titolo.  

Cesare DAMIANO, presidente, avverte che, secondo quanto concordato nella riunione dell’ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi del 13 aprile scorso, l’espressione del parere di competenza alla V Commissione avrà luogo nella seduta convocata per giovedì 21 aprile.

Marialuisa GNECCHI (PD), relatrice, ricorda che il Documento di economia e finanza 2016 provvede all’individuazione degli obiettivi programmatici per il periodo 2016-2019, riferiti, da un lato, alla finanza pubblica e alla politica economica e, dall’altro, alle misure da adottare nell’ambito della strategia europea di riforme per una crescita sostenibile e inclusiva. Da un punto di vista complessivo, la programmazione si colloca in un contesto economico sicuramente migliorato rispetto agli anni precedenti: il Documento rileva, infatti, sin dalle sue premesse, che nel 2015 l’economia italiana è tornata a crescere, dopo tre anni consecutivi di contrazione. Alla ripresa della crescita economica fanno riscontro l’incremento dell’occupazione e il calo della disoccupazione. Le prospettive per il 2016 registrano, inoltre, una prosecuzione e un rafforzamento della crescita del prodotto interno lordo, pur in un contesto nel quale si manifestano 243 del 2012, infatti, si è riscontrato, dapprima, il rallentamento della crescita, e, in taluni casi, l’entrata in recessione di importanti Paesi emergenti, e, in un secondo momento, sono emersi i danni economici e psicologici dei recenti atti di terrorismo nel continente europeo. Incidono negativamente, inoltre, l’accresciuta turbolenza dei mercati finanziari e i segnali di rallentamento dell’economia americana. Nel complesso, quindi, la ripresa nelle economie avanzate è ancora fragile e si accompagna a tassi di inflazione eccezionalmente bassi, dovuti anche all’ulteriore forte discesa del prezzo del petrolio ed alle difficoltà incontrate dal settore manifatturiero cinese, che sconta un notevole eccesso di capacità produttiva. Per quanto riguarda specificamente l’area dell’euro, nelle premesse del Documento si segnala il permanere di spinte deflazionistiche, dovute sia alla continua caduta delle quotazioni delle materie prime sia alla debolezza della domanda interna, che ostacolano la trasmissione all’economa reale delle misure espansive messe in campo dalla Banca centrale europea, con effetti negativi tanto sugli investimenti quanto sull’onere dei debiti pubblici e privati. Alla luce di tale contesto, il Documento segnala l’esigenza che nel 2016, a fronte dell’insoddisfacente crescita del commercio globale, la crescita del prodotto interno lordo sia sostenuta da ulteriori miglioramenti di competitività e da un’accelerazione degli investimenti. segnali di rallentamento, già avvertiti nel secondo semestre dello scorso anno, dovuti essenzialmente al peggioramento del quadro internazionale. Come evidenziano tanto il Documento quanto la relazione presentata ai sensi dell’articolo 6, comma 5, della legge n. 
Quanto alla politica economica e di bilancio, il Governo conferma l’intenzione di proseguire nella strategia perseguita sin dal 2014, che si fonda su una costante azione di riforma strutturale del Paese e di stimolo agli investimenti, su politiche di bilancio favorevoli alla crescita e volte ad assicurare un graduale ma robusto consolidamento delle finanze pubbliche, che porti a una riduzione crescente nel tempo del rapporto tra debito pubblico e p  243 del 2012 si prefigura un sentiero di riduzione dell’indebitamento netto più graduale rispetto a quello programmato nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2015 e nella legge di stabilità 2016. rodotto interno lordo, su una riduzione del carico fiscale e sul rafforzamento dell’efficienza della spesa, nonché sul potenziamento della competitività del nostro Paese. Con specifico riferimento alla politica di bilancio, il Documento sottolinea l’inopportunità di una intonazione più restrittiva, che potrebbe determinare ricadute negative in termini di rischi di deflazione e stagnazione, con effetti negativi anche sull’andamento del percorso di riduzione del rapporto tra debito e prodotto interno lordo. Per queste ragioni, nella relazione presentata ai sensi dell’articolo 6, comma 5, della legge n. 
Più specificamente, per quanto attiene al quadro economico, il Documento di economia e finanza 2016 stima per l’anno in corso una crescita del prodotto interno lordo reale dell’1,2 per cento, con una accelerazione rispetto alla crescita dello 0,8 per cento registrata nell’esercizio appena concluso. Il rallentamento della crescita registrato nella seconda parte del 2015, peraltro, ha portato a una lieve riduzione della crescita attesa per il medesimo anno, prevista in misura pari allo 0,9 per cento nel Documento programmatico di bilancio, e a un abbassamento dello 0,4 per cento delle stime per l’anno 2016. In termini nominali la crescita del prodotto interno lordo nel presente anno dovrebbe essere invece pari al 2,2 per cento. Su base tendenziale, negli anni successivi il prodotto interno lordo continuerebbe a crescere dell’1,2 per cento annuo negli anni 2017 e 2018, mentre nel 2019 l’incremento salirebbe all’1,3 per cento. In termini programmatici la crescita nel triennio 2017-2019 risulterebbe, invece, più elevata, tenendo conto degli effetti di una politica di bilancio che, pur essendo indirizzata al conseguimento del pareggio di bilancio nel medio periodo, intende promuovere la ripresa dell’attività economica e dell’occupazione. Il prodotto interno lordo crescerebbe, quindi, dell’1,4 per cento nel 2017, dell’1,5 per cento nel 2018 e dell’1,4 per cento nel 2019. 
Quanto, invece, agli obiettivi di finanza pubblica, il Documento individua un percorso più graduale di riduzione del deficit e del debito pubblico rispetto a quello previsto nei precedenti documenti di programmazione. In particolare, l’obiettivo di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni viene fissato per il 2016 al 2,3 per cento, in discesa rispetto al 2,6 per cento del 2015, mentre nella Nota di aggiornamento del settembre scorso l’obiettivo era fissato al 2,2 per cento, incrementato al 2,4 per cento, in connessione con gli interventi per la sicurezza e la cultura previsti nella legge di stabilità dopo gli attentati di Parigi. Per il 2017 l’obiettivo del rapporto tra indebitamento netto e prodotto interno lordo è fissato all’1,8 per cento, mentre nel 2018 esso dovrebbe calare fino allo 0,9 per cento, per raggiungere un sostanziale pareggio nel 2019, quando si dovrebbe realizzare un surplus dello 0,1 per cento. Mentre per il 2016 il dato programmatico coincide con quello tendenziale, nel periodo 2017-2019 l’indebitamento programmatico supera quello tendenziale rispettivamente dello 0,4, dello 0,6 e dello 0,3 per cento, a testimonianza di una politica di bilancio moderatamente espansiva. Analogo riposizionamento si riscontra rispetto al quadro indicato nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2015, che per l’intero periodo di previsione registrava valori inferiori del rapporto tra indebitamento netto e prodotto interno lordo. I valori riferiti all’indebitamento strutturale trovano poi riscontro negli obiettivi programmatici riferiti all’indebitamento netto strutturale, che nel 2016 salirebbe all’1,2 per cento, per poi scendere all’1,1 per cento nel 2017, allo 0,8 per cento nel 2018 e allo 0,2 per cento nel 2019, valore che assicurerebbe il sostanziale rispetto dell’obiettivo di medio-termine del pareggio di bilancio. Come evidenzia il Documento, le regole di rientro verso l’obiettivo di medio termine previste nell’ambito dell’ordinamento europeo richiederebbero un percorso più rapido di correzione, con un miglioramento almeno dello 0,5 per cento nell’anno 2017. Il Governo ritiene, infatti, che una più corposa riduzione del deficit strutturale nel 2017 e nel 2018 sarebbe controproducente per la crescita economica. In particolare, si segnala che il Governo intende sterilizzare le clausole di salvaguardia che diventerebbero operative nel 2017, che rappresentano circa lo 0,9 per cento del prodotto interno lordo, mettendo in campo un mix di interventi di revisione della spesa pubblica, ivi incluse le spese fiscali, e di strumenti che accrescano la fedeltà fiscale e riducano i margini di evasione e di elusione, ferma restando la prosecuzione, compatibilmente con gli equilibri di bilancio, del processo di riduzione del carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese. Nel 2018 e nel 2019 si amplierebbero le misure di spending review e proseguirebbe lo sforzo per il recupero del gettito fiscale, a parità di aliquote attraverso il contrasto all’evasione e il miglioramento della fedeltà fiscale. 
Quanto, infine, al rapporto tra debito e prodotto interno lordo, deve segnalarsi che, esso, dopo la leggera crescita del 2015, quando è passato dal 132,5 al 132,7 per cento, nel 2016 tornerebbe finalmente a scendere, raggiungendo il 132,4 per cento, anche grazie a un contributo dello 0,5 per cento derivante da processi di privatizzazione e dismissione. Negli anni successivi, la riduzione si rafforza e il rapporto tra debito e prodotto interno lordo passa al 130,9 per cento nel 2017, al 128 per cento nel 2018 e al 123,8 per cento nel 2019.   
Per quanto attiene, invece, ai comparti più direttamente riferibili agli ambiti di competenza della Commissione, assumono in primo luogo rilievo le indicazioni in materia di occupazione contenute nella sezione del Documento contenente il Programma di stabilità dell’Italia. Sul piano tendenziale, si prevede che il tasso di disoccupazione si riduca costantemente nel corso del periodo di riferimento, a un ritmo dello 0,5 per cento, che dovrebbe portare da un valore dell’11,9 per cento del 2015 al 9,9 per cento previsto nel 2019. Sul piano programmatico, la riduzione del tasso di disoccupazione dovrebbe procedere, tra il 2017 e il 2019, ad un ritmo leggermente più sostenuto, che dovrebbe portare a raggiungere un tasso del 10,8 per cento nel 2017, del 10,2 per cento nel 2018 e del 9,6 per cento nel 2019. Anche per quanto attiene al tasso di occupazione dei soggetti tra i 15 e i 64 anni il quadro tendenziale registra un costante miglioramento: dal 56,3 per cento del 2015 nel 2016 si dovrebbe passare al 57 per cento, mentre nel 2017 il tasso di disoccupazione dovrebbe essere pari al 57,4 per cento, per poi crescere fino al 57,8 per cento nel 2018 e al 58,1 per cento nel 2019. Nell’ambito del Programma nazionale di riforma, inoltre, si dà conto del processo di avvicinamento agli obiettivi della Strategia Europa 2020, tra i quali rileva in particolare l’obiettivo relativo al raggiungimento di un tasso di occupazione del 75 per cento per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni. Per l’Italia l’obiettivo al 2020 è pari al 67-69 per cento, mentre l’obiettivo di medio termine è fissato al 63 per cento. A livello europeo nel 2014 il tasso di occupazione è pari al 69,8 per cento e solo cinque Paesi hanno superato l’obiettivo fissato al 2020. Pur in un contesto difficile, che vede l’Italia nella parte finale della graduatoria, insieme a Spagna, Grecia e Croazia, nel 2015 si è registrata una crescita di 0,6 punti percentuali, che ha portato il tasso di occupazione al 60,5 per cento, valore ancora lontano però dal dato del 2008, anno di inizio della crisi, quando l’occupazione era parti al 62,9 per cento. Nonostante i progressi registrati nell’ultimo anno, particolarmente bassi permangono il tasso di occupazione delle donne, pari al 50,6 per cento e quello riscontrato nel Mezzogiorno, dove l’occupazione è pari al 46,1 per cento. 
In uno specifico focus contenuto nel Programma di stabilità dell’Italia sono analizzate le recenti tendenze del mercato del lavoro, anche alla luce delle riforme ordinamentali e degli sgravi fiscali e contributivi, evidenziandosi in particolare il deciso miglioramento delle opportunità di lavoro nel periodo 2013-2015 e la corrispondente riduzione del rischio di diventare disoccupato o inattivo. Il Documento segnala, inoltre, il rafforzamento della probabilità di passare da un contratto a termine a un rapporto di lavoro subordinato e l’aumento delle opportunità di trovare un’occupazione per i soggetti disoccupati. 
183 del 2014 e che il percorso di riforma del cosiddetto Sempre in tema di lavoro, nell’ambito delle indicazioni relative alla strategia di riforma contenute nella III sezione del Documento, recante il Programma nazionale di riforma, si sottolinea come si sia conclusa la fase di attuazione della delega di cui alla legge n. Jobs Act si completerà nell’anno in corso con la piena operatività dell’ANPAL e dell’Ispettorato nazionale del lavoro ispezioni del lavoro. Il Documento ricorda altresì che è stato presentato al Parlamento, nello scorso mese di febbraio, il disegno di legge sul Jobs Act 2233), articolato in due parti, intese, da un lato, a porre in essere un compiuto sistema di diritti e di tutele per i rapporti di lavoro autonomo e, dall’altro, a rendere disponibili modelli di organizzazione del lavoro subordinato rispondenti alle esigenze di flessibilità dei lavoratori e delle imprese, anche alla luce dei mutamenti tecnologici. Nel cronoprogramma per le riforme si indica come obiettivo per il completamento dell’ per gli autonomi e il lavoro agile (Atto Senato n.iter del provvedimento il mese di settembre del 2016. 
Con riguardo all’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, il Documento segnala che con il nuovo anno ha preso avvio la seconda fase del programma Garanzia giovani, nella quale si prevede una nuova misura, il superbonus per la trasformazione dei tirocini, previsto per i datori di lavoro che assumono con un contratto a tempo indeterminato un giovane tra i 16 e i 29 anni che abbia svolto, o stia svolgendo, un tirocinio extracurriculare nell’ambito del programma. La misura di tale beneficio – prevista da un minimo di 3.000 a un massimo di 12.000 euro, erogati in dodici quote mensili di pari importo – può risultare più elevata rispetto alla misura ordinaria massima dello sgravio contributivo per un contratto a tempo indeterminato stipulato nel 2016, pari ad un totale di 6.500 euro, riconosciuti nell’arco di 24 mesi.
Con riferimento alla contrattazione collettiva, il Documento, in primo luogo, ricorda il recente decreto ministeriale che ha attuato le norme della citata legge di stabilità per il 2016 concernenti il regime tributario sostitutivo, con aliquota IRPEF pari al 10 per cento, per i premi di produttività, nonché le norme dell’articolo 1, comma 190, della medesima legge di stabilità per il 2016 volte a sostenere il welfare aziendale. Particolare importanza riveste, inoltre, l’affermazione, contenuta nel Documento, secondo la quale nel 2016 il Governo si concentrerà su una riforma della contrattazione aziendale con l’obiettivo di rendere esigibili ed efficaci i contratti aziendali e di garantire la pace sindacale in costanza di contratto, sulla base di un criterio di prevalenza dei contratti aziendali su quelli nazionali in materie legate all’organizzazione del lavoro e della produzione. Nell’ambito del cronoprogramma delle riforme si indica come data di riferimento l’adozione degli interventi il termine dell’anno 2016. Al riguardo, ricorda che il DEF 2015 prevedeva la presentazione, entro il 2015, di un disegno di legge governativo «per consentire, attraverso la contrattazione aziendale (o territoriale), l’adozione di modelli di partecipazione dei lavoratori nella vita delle imprese e per favorire l’evoluzione nelle relazioni industriali, con il superamento della conflittualità attraverso la ricerca di obiettivi condivisi». 
In materia pensionistica il Documento, nella I sezione, dedicata al Programma di stabilità dell’Italia, reca, come di consueto un’analisi degli scenari di lungo periodo delle finanze pubbliche, dedicando specifica attenzione all’impatto dell’invecchiamento della popolazione sulla sostenibilità fiscale. In tale ambito assume particolare rilievo la spesa pensionistica, che rappresenta oltre il 50 per cento delle voci della spesa pubblica connesse all’invecchiamento (cosiddetta spesa age-related), e ad essa è dedicato uno specifico focus 201 del 2011, mentre i restanti due terzi sarebbero da attribuire a precedenti interventi legislativi. Si tratta di dati in linea con quelli riportati dalla Corte dei conti nel rapporto 2016 sul coordinamento della finanza pubblica, di recente pubblicazione. Nel rapporto la Corte ha evidenzia di approfondimento, che analizza l’impatto finanziario complessivo dei più recenti interventi di riforma del sistema pensionistico. In proposito, si evidenzia come l’effetto del complessivo processo di riforma attuato a partire dal 2004 porterà l’età media del pensionamento a circa 64 anni nel 2020, a 67 anni nel 2040 e a 68 anni nel 2050, con una riduzione cumulata dell’incidenza della spesa previdenziale pari a circa 60 punti percentuali del prodotto interno lordo fino al 2050. Circa un terzo di questi risparmi deriverebbe dagli interventi previsti nel decreto-legge n.to che calcolando la spesa per pensioni che si sarebbe avuta nel 2015 senza la riforma del 2007, e senza i molteplici interventi del biennio 2010-2011, essa sarebbe stata superiore di due punti percentuali di PIL rispetto a quella effettivamente realizzatasi, cioè oltre 30 miliardi di euro l’anno. In particolare, la riforma del 2007 avrebbe permesso una riduzione pari all’uno per cento del prodotto interno lordo e quelle del biennio 2010-2011 avrebbero garantito una ulteriore riduzione di pari ammontare. 
Nell’ambito della seconda sezione del Documento è inoltre contenuta la consueta analisi sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico italiano. In particolare, si osserva che a partire dagli anni 2015 e 2016, in presenza di un andamento di crescita più favorevole e della prosecuzione graduale del processo di innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento, il rapporto fra spesa pensionistica e PIL decresce per un periodo di circa quindici anni, attestandosi al 14,9 per cento in prossimità del 2030. In particolare, le minori spese derivanti da graduale incremento dell’età media di accesso al pensionamento e dall’introduzione del sistema di calcolo contributivo supererebbero abbondantemente gli effetti negativi indotti dalla transizione demografica. Nei quindici anni successivi, il rafforzamento delle tendenze negative delle dinamiche demografiche e gli effetti sugli importi di pensione  conseguenti al posticipo del pensionamento degli anni precedenti determinano una crescita del rapporto fra spesa pensionistica e PIL che proseguirebbe fino al 2044, dove raggiungerebbe il 15,5 per cento. Nella parte finale del periodo di previsione, il rapporto decrescerebbe significativamente attestandosi al 13,7 per cento nel 2060, essenzialmente a causa del completamento del passaggio dal sistema di calcolo misto a quello contributivo, nonché alla progressiva eliminazione delle coorti dei pensionati nati negli anni del baby boom. Quanto all’incidenza di tali voci sul totale della spesa pubblica, non può del resto trascurarsi che i dati sono al lordo del carico fiscale, che per le pensioni ammonta a circa 43 miliardi di euro e, pertanto, il peso effettivo della spesa pensionistica è inferiore a quello rappresentato. Anche alla luce di tali dati, che dimostrano la sostanziale solidità del sistema pensionistico italiano, deve valutarsi l’impegno assunto dal Governo nella terza sezione del Documento a valutare, nell’ambito delle politiche previdenziali, la fattibilità di interventi volti a favorire una maggiore flessibilità nelle scelte individuali, salvaguardando la sostenibilità finanziaria e il corretto equilibrio nei rapporti tra generazioni, peraltro già garantiti dagli interventi di riforma che si sono susseguiti dal 1995 ad oggi. 
3594, attualmente all’esame delle Commissioni riunite XI e XII della Camera. Nella sezione del Documento relativa al Programma nazionale di riforma, si sottolinea in particolare l’approccio organico del provvedimento, denominato Il Documento dedica inoltre specifica attenzione alle misure di contrasto della povertà, tra le quali viene in particolare richiamato il disegno di legge Atto Camera n. Social Act, al quale è destinato un ingente ammontare di risorse che dovrebbe consentire di raggiungere più della metà delle famiglie povere con minori Si sottolinea anche l’intento di rendere più eque ed omogenee tra loro le prestazioni di assistenza sociale e di creare una regia integrata dei servizi sociali. In tale ambito, tuttavia, segnala che – nell’esporre i contenuti del disegno di legge governativo, per il quale si prevede l’approvazione definitiva entro la fine del mese di luglio del 2016 – il Documento fa riferimento alla razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale e di quelle di natura previdenziale, sulla base del principio dell’universalismo selettivo. Il Ministro Poletti ha già opportunamente chiarito che il riferimento deve attribuirsi a un errore tecnico, ma potrebbe essere comunque opportuno riaffermare in questa sede la necessità di una chiara distinzione tra la spesa di carattere previdenziale e quella destinata a finalità assistenziali. Assume interesse anche il riferimento, contenuto nel Documento, alla futura adozione di una delega legislativa per la redazione di un testo unico sulla famiglia, che collochi in un quadro unitario le misure attualmente esistenti e rafforzi il supporto dello Stato a favore dei nuclei familiari. Il cronoprogramma indica come termine per l’adozione delle misure il mese di dicembre del 2016. 
124 del 2015 prevede tredici deleghe e circa venti decreti legislativi, nel quadro di un processo di riforma complessiva delle amministrazioni pubbliche e delle loro procedure. Nel mese di gennaio 2016 sono stati adottati in via preliminare i primi undici decreti legislativi che dovrebbero essere approvati definitivamente entro il mese di agosto del corrente anno. Il completamento dell’attuazione della delega dovrebbe intervenire nel febbraio nel 2017 con l’adozione dei decreti legislativi per il riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni. Per quanto concerne il pubblico impiego, il Documento, nell’ambito del programma nazionale di riforma, richiama in primo luogo il processo di attuazione della legge delega di riforma della pubblica amministrazione, approvata definitivamente nell’agosto dello scorso anno, che dovrebbe portare maggiore efficienza e migliori servizi per i cittadini e le imprese. La legge n.   
Con specifico riferimento alla spesa per redditi da lavoro dipendente delle Pubbliche amministrazioni, il Documento, nel paragrafo della prima sezione dedicato alla revisione della spesa, evidenzia come nel periodo tra il 2009 e il 2015 si sia registrata una riduzione complessiva di circa 10 miliardi di euro, alla quale fa riscontro una riduzione di 110.000 unità di lavoro. Tale andamento trova sostanziale conferma anche nel quadro tendenziale per il periodo tra il 2015 e il 2019, nel quale la spesa per il personale, nonostante le risorse aggiuntive destinate all’attuazione della legge sulla «Buona scuola», rimane sostanzialmente stabile. Nell’ambito dell’analisi dei principali settori di spesa contenuta nella seconda sezione si sottolinea come la spesa nel 2015 abbia registrato una riduzione dell’1,1 per cento, che fa seguito a quelle riscontrate nel 2013 e nel 2014, quando la riduzione fu, rispettivamente, dello 0,8 e dello 0,7 per cento. Nel complesso, quindi, dopo un lungo periodo di crescita, tra il 1998 e il 2010, l’incidenza dalla spesa per redditi da lavoro dipendente sul prodotto interno lordo è scesa dal 10,9 per cento del 2009 al 9,9 per cento dello scorso anno. 
Nel quadro a legislazione vigente la spesa per redditi da lavoro dipendente delle Amministrazioni pubbliche è stimata in aumento dell’1,4 per cento circa per il 2016, mentre si prospettano un calo dello 0,8 per cento nel 2017 e dello 0,2 per cento nel 2018, e un lieve aumento, dello 0,2 per cento, nel 2019. Nelle previsioni a politiche invariate, si ipotizza invece una crescita dello 0,6 per cento della spesa nel 2019, «tenendo conto di un’ipotesi meramente tecnica di rinnovo del triennio contrattuale 2019-2021». 
L’incremento atteso nel 2016 è dovuto principalmente agli effetti di spesa derivanti dall’attuazione del piano «La buona scuola», allo stanziamento delle risorse per il rinnovo contrattuale del personale del pubblico impiego per il triennio 2016-2018, ed all’attribuzione al personale del comparto sicurezza-difesa e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco del contributo straordinario previsto dalla legge di stabilità 2016. Per gli anni successivi rilevano, invece, il rafforzamento delle limitazioni al turn over disposto dall’ultima legge di stabilità e, nel 2019, il riconoscimento dell’indennità di vacanza contrattuale (IVC) da calcolare con riferimento al triennio 2019-2021, come anticipazione degli importi che saranno attribuiti all’atto del rinnovo contrattuale. Nel complesso, nel corso del periodo di programmazione l’incidenza sul prodotto interno lordo dei redditi da lavoro dipendente è destinata ad un’ulteriore contrazione e dovrebbe collocarsi, nel 2019, all’8,9 per cento, con una riduzione di un punto percentuale rispetto ai dati dello scorso anno. 
Con riferimento alle riforme nei settori di competenza della nostra Commissione, assume rilievo inoltre il paragrafo della terza sezione dedicato all’impatto macroeconomico delle riforme strutturali che possono essere considerate rilevanti dalla Commissione europea ai fini dell’applicazione della clausola di flessibilità prevista per l’applicazione delle regole europee in materia di bilancio. Nel complesso le riforme considerate dovrebbero produrre effetti economici positivi in termini di incremento del prodotto interno lordo quantificati in 2,2 punti percentuali nel 2020, in 3,4 punti percentuali nel 2025 e in 8,2 punti nel lungo periodo. In tale ambito, almeno nel medio periodo, una parte rilevante degli effetti positivi attesi è considerata riconducibile a misure che incidono sulle competenze della Commissione.   
In particolare, segnala che sono confermate le stime contenute nel precedente Documento di economia e finanza, le quali ascrivono alla riforma della pubblica amministrazione effetti positivi in termini di crescita del prodotto interno lordo pari allo 0,4 per cento nel 2020, allo 0,7 per cento nel 2025 e all’1,2 per cento nel lungo periodo. Ricorda, peraltro, che una quota significativa di questi effetti è considerata riferibile a misure di semplificazione e di digitalizzazione delle procedure, già adottate o in corso di perfezionamento. Alla riforma del mercato del lavoro si attribuisce, invece un effetto di incremento del prodotto interno lordo di 0,6 punti percentuali nel 2020, di 0,9 punti percentuali nel 2025 e di 1,3 punti nel lungo periodo. Da ultimo, rileva che il Documento stima che gli interventi in materia di riduzione del cuneo fiscale, con particolare riferimento alla stabilizzazione del bonus di 80 euro per i lavoratori dipendenti con redditi più bassi e alla deducibilità integrale dall’IRAP della componente relativa al costo del lavoro, comporterebbero una crescita del prodotto interno lordo di 0,4 punti percentuali nel 2020, che si manterrebbe costante anche nel 2025 e nel lungo periodo. 
Conclusivamente, nel segnalare il particolare rilievo del Documento per le materie di competenza della Commissione, si riserva di formulare una proposta di parere dopo aver acquisito ulteriori elementi di valutazione nel corso della discussione.  

Cesare DAMIANO, presidente, considerati i tempi a disposizione per l’esame degli altri punti all’ordine del giorno, rinvia il seguito dell’esame del Documento alla seduta convocata nella giornata di domani.

Disciplina delle professioni di educatore professionale socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario e di pedagogista. 
Nuovo testo unificato C. 2656 e C. 3247. 
(Parere alla VII Commissione). 
(Seguito dell’esame e conclusione – Parere favorevole con osservazioni).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 12 aprile 2016.  

Cesare DAMIANO, presidente, avverte che, come deciso dall’ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione dello scorso 13 aprile, il parere di competenza sarà espresso nella seduta odierna. 
Chiede quindi alla relatrice, onorevole Gribaudo, di illustrare la sua proposta di parere.  

Chiara GRIBAUDO (PD), relatrice, dopo avere sottolineato l’importanza del provvedimento, che finalmente si muove verso la definizione di un’unica figura di educatore nel settore socio educativo, auspica che questo fornisca l’occasione al legislatore di concentrare l’attenzione sulla necessità di garantire agli operatori del settore una retribuzione adeguata sia alla loro preparazione sia al grado di responsabilità e, nel contempo, di limitare al massimo la possibilità di ricorrere a contratti di collaborazione che, in tale ambito, spesso mascherano un vero e proprio sfruttamento degli operatori. Alla luce di tali premesse, ritiene che vi siano le condizioni per esprimere un giudizio ampiamente positivo sul provvedimento, formulando, nella propria proposta di parere favorevole, talune osservazioni, che attengono, in particolare, all’opportunità di definire in modo più puntuale la disciplina transitoria.

Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere della relatrice.

Disposizioni per la diffusione del libro su qualsiasi supporto e per la promozione della lettura. 
Nuovo testo unificato C. 1504 e C. 2267. 
(Parere alla VII Commissione). 
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l’esame del provvedimento.  

Cesare DAMIANO, presidente2267, recante disposizioni per la diffusione del libro su qualsiasi supporto e per la promozione della lettura, avrà luogo nella seduta di domani, mercoledì 20 aprile. 1504 e n. , avverte che, come deciso nella riunione dell’Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, dello scorso 13 aprile, l’espressione del parere di competenza alla VII Commissione sul nuovo testo unificato delle proposte di legge Atto Camera n.

Floriana CASELLATO (PD), relatrice, sottolinea preliminarmente che il provvedimento, composto di dodici articoli, è finalizzato, come esposto dall’articolo 1, al sostegno e alla promozione della lettura, quale mezzo per la conoscenza e la cultura, e alla promozione del libro, in tutte le sue manifestazioni e su qualsiasi supporto, quale strumento insostituibile per l’autonomia di giudizio e la capacità di pensiero critico. Rileva che l’articolo 2 disciplina l’adozione con cadenza triennale del Piano d’azione nazionale per la promozione della lettura, nella cui procedura di adozione è prevista la consultazione delle categorie professionali interessate. Tra le finalità da perseguire, segnala, per quanto di competenza della Commissione, soprattutto la promozione della formazione continua e specifica degli operatori di tutte le istituzioni coinvolte nella realizzazione del Piano. Passa all’articolo 3, che disciplina i Patti locali per la lettura, gli strumenti con i quali le regioni e gli enti territoriali danno attuazione al Piano di azione nazionale. Tali patti prevedono anche la partecipazione di altri soggetti pubblici, in particolare le scuole, e privati operanti sul territorio e interessati alla promozione della lettura. A suo avviso, in questo ambito dovrebbero in particolare valorizzarsi le esperienze di educazione permanente degli adulti. La norma, inoltre, disciplina il rilascio alle amministrazioni locali della qualifica di «Città del libro» da parte del Centro per il libro e la lettura, d’intesa con l’ANCI. 
110, in materia di professionisti dei beni culturali. Segnala che tale disposizione, che introduce l’articolo 9- L’articolo 4 disciplina le attribuzioni delle biblioteche pubbliche, che hanno il compito di garantire il diritto allo studio, alla ricerca, alla documentazione, all’apprendimento permanente, allo svago, all’informazione e alla conoscenza registrata, nonché l’accesso ai libri, indipendentemente dalla natura dei supporti e dai formati, la conservazione della produzione editoriale nazionale e l’attuazione degli interventi di promozione della lettura. In particolare, osserva che, sulla base del comma 2, le biblioteche sono affidate alla responsabilità e alla gestione di bibliotecari in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 1 della legge 22 luglio 2014, n. bis 42, prevede che, fatte salve le competenze degli operatori delle professioni già regolamentate, gli interventi operativi di tutela, protezione e conservazione dei beni culturali nonché quelli relativi alla valorizzazione e alla fruizione dei beni stessi, di cui ai titoli I e II della parte seconda del presente codice, sono affidati alla responsabilità e all’attuazione, secondo le rispettive competenze, di archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi fisici, restauratori di beni culturali e collaboratori restauratori di beni culturali, esperti di diagnostica e di scienze e tecnologia applicate ai beni culturali e storici dell’arte, in possesso di adeguata formazione ed esperienza professionale. Alla luce di questa previsione, dovrebbe valutarsi l’effettiva portata innovativa del comma 2 dell’articolo 4. Il medesimo articolo 4, inoltre, rinvia ad un successivo decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo la individuazione delle caratteristiche e degli nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.standard ai quali le biblioteche pubbliche adeguano l’erogazione dei propri servizi, tra i quali segnala, in ragione delle competenze di questa Commissione e delle ricadute che le previsioni possono avere sull’assetto organizzativo del personale, la necessità di articolare l’orario in relazione alle esigenze e ai ritmi di vita del pubblico. 
Osserva che l’articolo 5 prevede l’organizzazione delle biblioteche pubbliche in reti, che costituiscono i sistemi bibliotecari e cooperano per il raggiungimento di finalità e obiettivi di servizio comuni condividendo ove possibile strutture e risorse e coordinando attività e servizi. Segnala che, sulla base dell’articolo 6, le biblioteche, gli archivi, i musei, le scuole statali di ogni ordine e grado, gli istituti per la conservazione e la tutela del patrimonio cinematografico e sonoro, la Rai Radiotelevisione Italiana S.p.A. e ogni società del medesimo gruppo favoriscono la digitalizzazione del loro patrimonio, utilizzando standard aperti e idonei alla piena interoperabilità dei formati dei file e dei metadati nel contesto del web semantico. L’accesso a tale patrimonio, aperto, libero e gratuito, è assicurato dal Servizio bibliotecario nazionale. 
Passa, quindi, ad illustrare l’articolo 7, che prevede la costituzione, attraverso accordi 107 del 2015, di Reti di biblioteche scolastiche e l’individuazione, a tal fine, di una scuola capofila, in cui operi personale in possesso di idonee qualifiche professionali nella gestione di servizi di biblioteca, documentazione, competenze informative e promozione della lettura, con il compito di garantire il funzionamento del servizio bibliotecario a livello di rete e di coordinare l’attività dei docenti referenti per la lettura in ciascuna delle scuole associate, in conformità agli obiettivi educativi e didattici elaborati nell’esercizio dell’autonomia riconosciuta dalla legge. Inoltre, la norma prevede l’adozione di un apposito regolamento recante disposizioni per l’istituzione e l’organizzazione delle biblioteche nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, che stabilisce altresì di rete ai sensi dell’articolo 1, comma 70, della legge n. standard minimi relativi alla sede, al personale, alle raccolte, all’accessibilità, alle prestazioni e alle attività delle biblioteche scolastiche. Ricorda, infine, che la norma dispone che la partecipazione ai programmi di alfabetizzazione alla ricerca dell’informazione e alla fruizione delle risorse digitali promossi dalle biblioteche scolastiche sia valida ai fini della formazione in servizio dei docenti. 
Osserva che l’articolo 8 prevede l’istituzione, a decorrere dal 1o 9, che, nell’ambito di apposito Programma Operativo Nazionale della programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali europei, ha introdotto un credito di imposta sui redditi degli esercizi commerciali che effettuano vendita di libri al dettaglio e sconti del 19 per cento per gli studenti di scuole secondarie di secondo grado per l’acquisto di libri di lettura presso gli esercizi commerciali che decidono di avvalersi del credito di imposta, nell’ambito di un limite di spesa di 50 milioni di euro. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. gennaio 2017, di una carta elettronica per le librerie, dell’importo nominale di 200 euro annui, da utilizzare per l’acquisto di libri, anche digitali, muniti di codice ISBN, esclusi i libri di testo. Tale carta, nel limite di spesa di 50 milioni di euro annui, è assegnata ai contribuenti individuati secondo le soglie di reddito stabilite con decreto del Ministro dei beni e le attività culturali e del turismo, sulla base dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE). Viene contestualmente disposta l’abrogazione dell’articolo 9 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 
Segnala, infine, che il comma 4 prevede la promozione di accordi tra il Centro per il libro e la lettura e le associazioni degli editori e dei librai al fine di consentire il rilascio di buoni acquisto di libri in favore di persone in cerca di occupazione, secondo le modalità e i requisiti stabiliti con regolamento adottato con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. A suo avviso, si tratta di una misura particolarmente interessante della quale andrebbero, tuttavia, precisati i contenuti: non è chiaro, infatti, se i buoni sarebbero attribuiti nell’ambito del finanziamento di cui al comma 2 ovvero a valere su ulteriori risorse. Dovrebbe, inoltre, valutarsi l’opportunità di definire in modo più preciso già nella norma primaria la platea dei beneficiari della misura.   
Da ultimo, fa presente che il comma 5 inserisce la finalità del finanziamento dell’attività di promozione dei libri e della lettura tra le destinazioni del cinque per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, mentre il comma 6 estende il credito di imposta sulle erogazioni liberali (il cosiddetto art bonus) alle attività di promozione della lettura promosse da amministrazioni pubbliche o enti privati non a scopo di lucro. 
L’articolo 9 dispone l’istituzione del Fondo per la promozione del libro e della lettura, con una dotazione annua di un milione di euro, finalizzato all’attuazione del Piano d’azione nazionale per la promozione della lettura e dei Patti locali, la cui gestione è affidata al Centro per il libro e la lettura. Osservato che l’articolo 10 introduce misure per il sostegno delle librerie indipendenti, segnala che l’articolo 11 reca la copertura finanziaria del provvedimento, il cui onere è determinato in 7 milioni di euro nel 2016 e in 65 milioni di euro annui a decorrere dal 2017. La copertura finanziaria, in particolare, è realizzata l’abrogazione e la rimodulazione delle esenzioni e agevolazioni fiscali di cui all’allegato C-bis 209 (bilancio 2016-2018), sembra in ogni caso opportuno precisare la portata della soppressione, operata dalla lettera 111. Posto che occorrerebbe fare riferimento all’elenco aggiornato delle esenzioni e delle agevolazioni fiscali, contenuto nell’allegato A alla Nota integrativa dello Stato di previsione delle entrate della legge 28 dicembre 2015, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. annesso al decreto-legge 6 luglio 2011, n. a) 473. La disposizione richiamata non reca, infatti, una vera e propria esenzione fiscale; ma indica le modalità di applicazione delle detrazioni IRPEF introdotte dal medesimo articolo 3, che riguardano anche redditi di lavoro dipendente, autonomo o da pensione. Da quanto riportato nella tabella di cui all’allegato C- 330, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 luglio 1994, n. del comma 2, dell’articolo 3, comma 7, del decreto-legge 31 maggio 1994, n.bis sembra si intenda fare riferimento alla detrazione su interessi passivi e oneri accessori relativi a mutui ipotecari per l’acquisto di immobili da adibire ad abitazione diversa da quella principale spettante per mutui contratti entro il 31 dicembre 2012. 
L’articolo 12, infine, prevede l’adozione di un decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo che modifichi l’organizzazione del Centro per il libro e la lettura, al fine di consentirgli di svolgere i compiti istituzionali in materia di promozione del libro e della lettura.   
Conclusivamente, alla luce di quanto rappresentato, ritiene che si possa esprimere una valutazione ampiamente positiva del contenuto del provvedimento, che intende sviluppare interventi volti a promuovere la diffusione della lettura e del libro in tutte le fasce della popolazione, prestando comunque una attenzione particolare al mondo scolastico. Si riserva, quindi, di presentare una proposta d  i parere che tenga conto delle osservazioni formulate e di eventuali ulteriori osservazioni che dovessero emergere nel corso dell’esame del provvedimento.

Cesare DAMIANO, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame del provvedimento alla seduta convocata per la giornata di domani.

Modifiche al codice della navigazione in materia di responsabilità dei piloti dei porti e disposizioni in materia di servizi tecnico-nautici. 
Nuovo testo C. 2721. 
(Parere alla IX Commissione). 
(Seguito dell’esame e conclusione – Parere favorevole).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 12 aprile 2016.  

Cesare DAMIANO (PD), presidente, avverte che, come stabilito nella riunione dell’ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, dello scorso 13 aprile, l’espressione del parere avrà luogo nella seduta odierna.

Giuseppe ZAPPULLA (PD), relatore, illustra la sua proposta di parere.

Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere del relatore.
La seduta termina alle 14.45.

redazione

redazione

In evidenza

Golfo Persico, Marittimi: massimo livello di sicurezza per le navi. A breve l’incontro delle parti sociali

Golfo Persico, Marittimi: massimo livello di sicurezza per le navi. A breve l’incontro delle parti sociali

6 Marzo 2026
Lavoro, sottoscritta intesa tra Cnel e Cref sull’intelligenza artificiale

La segregazione occupazionale ai tempi dell’algoritmo: una donna vale meno anche per l’intelligenza artificiale

6 Marzo 2026
Salario, ma non solo: tutti i fattori che frenano il lavoro delle donne nel dibattito della Fisascat Cisl sulla trasparenza salariale

Salario, ma non solo: tutti i fattori che frenano il lavoro delle donne nel dibattito della Fisascat Cisl sulla trasparenza salariale

6 Marzo 2026
Mps, sottoscritto accordo per 300 assunzioni entro l’anno

Mps, sindacati: momento delicato, l’interesse dei soci non sia l’unico riferimento

6 Marzo 2026
Confcommercio, dato novembre buon segnale per l’economia

Confcommercio, a febbario Misery Index stabile a 8,6 punti

6 Marzo 2026
Ulteriori informazioni

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri,
Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

© 2024 - Il diario del lavoro s.r.l.
Via Flaminia 287, 00196 Roma

P.IVA 06364231008
Testata giornalistica registrata
al Tribunale di Roma n.497 del 2002

segreteria@ildiariodellavoro.it
cell: 349 9402148

  • Abbonamenti
  • Newsletter
  • Impostazioni Cookies

Ben Tornato!

Accedi al tuo account

Password dimenticata?

Recupera la tua password

Inserisci il tuo nome utente o indirizzo email per reimpostare la password.

Accedi
No Result
View All Result
  • Rubriche
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
  • Approfondimenti
    • L’Editoriale
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    • Diario delle crisi
  • Fatti e Dati
    • Documentazione
    • Contrattazione
  • I Blogger del Diario
  • Appuntamenti
Il Diario del Lavoro

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri, Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

  • Accedi