L’allarme per le irregolarità lavorative continua a rimanere alto. Lo confermano i dati del 2013 relativi alle ispezioni effettuate in Lombardia da diverse istituzioni pubbliche (ministero del Lavoro, Inps, Inail, Enpals, Inpgi, Enasarco, Guardia di Finanza, Carabinieri).
Su 13.741 imprese lombarde ispezionate nel 2013, infatti, 8.171 sono risultate in posizione irregolare, per un tasso del 60,65%, leggermente superiore rispetto a quello dell’anno precedente. Per quanto riguarda, invece, le posizioni lavorative irregolari, nel 2013 sono state 13.364, a fronte delle 21.404 del 2012, di cui il 29,2% (31% nel 2012) corrispondente ai “lavoratori in nero”, ossia sprovvisti di qualsiasi copertura previdenziale e assicurativa. Infine, il recupero di contributi e premi evasi/omessi è stato pari a 13.625.159 di euro.
Tali dati sono stati analizzati durante la riunione della Commissione regionale di coordinamento dell’attività di vigilanza tenutasi nei giorni scorsi, presso la direzione Regionale del Lavoro della Lombardia, al fine di presentare il piano regionale di programmazione per l’attività di vigilanza dell’anno corrente.
“Rilanciare l’impegno di tutti per l’affermazione della legalità del lavoro è fondamentale per uscire dalla crisi economica e sociale e rappresenta un atto di responsabilità verso il futuro del paese e delle giovani generazioni”, così in una nota Fulvia Colombini della Cgil Lombardia
“La riduzione del numero complessivo di lavoratori irregolari e in nero non deve trarre in inganno, perché è solo l’altra faccia della medaglia di una profonda crisi occupazionale”, prosegue la sindacalista. Ai dati sopra riportati, infatti, bisogna affiancare quelli relativi alla diminuzione, nel 2013, di un 10% del tasso di occupazione nella regione.
Secondo Vincenzo Moriello, responsabile dell’ufficio legalità della Cgil Lombardia, particolare attenzione andrebbe posta per contrastare “l’utilizzo irregolare delle tipologie contrattuali (contratti di collaborazione a progetto, contratti di associazione in partecipazione, prestazioni professionali con partite IVA, contratti di lavoro a tempo parziale e a chiamata) che dissimulano rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, fenomeno molto diffuso in questo periodo di crisi economica”.
F.P.


























