Tra il 2007 e il 2010 l’Italia è scesa dal 4,5% al 3,4% nella produzione manifatturiera globale. E’ passata dal quinto al settimo posto, superata da Corea del Sud e India, che si piazzano, rispettivamente, al sesto e al quinto posto. La Cina è al primo posto. Crisi e recessione hanno lasciato “segni profondi” nei settori industriali, rileva il Centro Studi di Confindustria che ha presentato oggi “Scenari industriali: effetti della crisi, materie prime e rilancio manifatturiero. Le strategie di sviluppo delle imprese italiane”.
L’industria, spiega il direttore del CsC Luca Paolazzi, “é rimasta schiacciata tra recessione violenta e ripresa lenta” e “la produzione industriale italiana – si legge nel rapporto – è quasi ferma ai livelli dell’estate 2010 (+0,1% la crescita media mensile da luglio 2010 a marzo 2011) e dista dal massimo pre-crisi ancora molto (-17,5%), avendo recuperato l’11,8% dal marzo 2009”. La “ripresa è lenta e quasi tutta dovuta alla domanda estera”, inoltre fino a marzo 2011 “nessun settore aveva colmato le perdite accumulate”. Secondo Paolazzi, “non cresciamo e non siamo competitivi”, pesano “tasse alte, tempi lunghi della giustizia, pubblica amministrazione che non risponde, infrastrutture e ricerca insufficienti” ma “le aziende che hanno cambiato strategia ce l’hanno fatta”. (LF)























