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Home - Approfondimenti - La nota - Dopo la batosta fiscale Cupertino investe in Italia, domani Tim Cook da Renzi

Dopo la batosta fiscale Cupertino investe in Italia, domani Tim Cook da Renzi

21 Gennaio 2016
in La nota

Apple si rifà una reputazione in Italia: dopo aver perso in dicembre la battaglia sul fisco (versando 318 milioni di tasse evase all’Agenzia delle Entrate), ha annunciato l’apertura a Napoli del primo Centro europeo per lo sviluppo delle App. La notizia arriva direttamente da Cupertino. E Tim Cook in persona domani sarà in Italia per incontrare il premier Matteo Renzi e tenere personalmente a battesimo l’investimento.

E’ stato proprio Renzi, nella conferenza stampa che ha seguito il consiglio dei ministri della scorsa notte, ad annunciare la lieta novella: “Apple aprirà a Napoli, una bella realtà di innovazione, credo circa 600 persone assunte, se ho visto bene i numeri’’, ha detto il premier. Aggiungendo: “domani Tim Cook sarà qua, ci parleremo, dopo l’incontro di novembre in Bocconi e dopo l’ottimo accordo Governo- Apple sulle pendenze fiscali’’.

In realtà, l’accordo non è merito del governo, ma piuttosto dell’azione congiunta della Procura di Milano -che due anni fa ha indagato i manager Apple per truffa fiscale, mettendoli sotto pressione -e dell’Agenzia delle entrate, che ha riscontrato 800 milioni di  tasse evase ed e’ riuscita a farsene pagare quantomeno la metà (già interamente versati dalla Apple nelle casse dello Stato italiano, a fine 2015).  Ma tant’e’. Giustamente, il premier si fregia dell’onore di essere stato, l’Italia, il primo paese che ha piegato la Mela, facendole pagare le tasse senza trucchetti fiscali: tipo quelli che le consentono alla di sottrarre al fisco statunitense circa un milione di dollari al giorno (calcolo ufficiale del Senato americano), e di tenere in paradisi fiscali circa 200 miliardi di dollari esentasse. Più volte sollecitato dal governo Usa a rimpatriarli, Cook ha risposto che questo non avverrà mai, almeno non finché gli Stati Uniti non ridurranno le tasse che Cupertino dovrebbe pagare su quegli utili nel momento stesso in cui li rimpatriasse. Insomma, un osso durissimo, per il fisco di ogni paese. E dunque, a maggior ragione, onore all’Italia che è riuscita laddove nemmeno l’Irs statunitense ha potuto far nulla.

Se ci sia qualche collegamento diretto tra la batosta fiscale e l’annuncio dell’investimento italiano, è presto per dirlo; ma certo, la coincidenza dei tempi e’ notevole. Soprattutto considerando che i manager della Apple in Italia sono a tutt’oggi indagati dalla Procura di Milano, che non ha ancora archiviato il procedimento penale, nemmeno dopo la ‘’pace’’ sancita con l’agenzia delle Entrate.  E un accordo diretto tra governo e Apple potrebbe, forse, alleggerire la loro posizione, chissà.

Inoltre, un altro buon motivo per l’investimento potrebbe consistere proprio nell’accordo fiscale: oltre al pagamento dei 318 milioni di tasse arretrate, Apple si è anche impegnata a definire un ruling fiscale con le Entrate, sulla cui base pagherà le tasse per i prossimi cinque anni. E non è escluso che, grazie alle nuove normative della delega fiscale, che consentono varie detassazioni per quanto riguarda innovazione, patent box, ecc, per Cupertino investire in un centro ricerca italiano, di innovazione,  e per di più nel sud, possa comportare sul fronte tasse diversi vantaggi. In ogni caso, niente di male, anzi: se pagare le tasse porta con sé anche investimenti e innovazione,  quale migliore prova che alla base dello sviluppo economico c’e’ il rispetto delle regole fiscali, e non il contrario? Resta, al di la’ di tutto, la novita’ positiva di una multinazionale del peso di Apple che decide, per la prima volta, di investire in Italia, e non limitarsi a fare shopping, rilevando aziende già esistenti.  Seguendo oltretutto, di poche ore, un analogo annuncio da parte di un altro colosso tecnologico come Cisco. Forse, alla fine, possiamo sperare di non essere costretti a puntare solo sul turismo, per crescere. Forse, alla fine, meglio essere un paese di geek e programmatori, che pizzettari e baristi.

Nunzia Penelope

redazione

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